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Viaggio in Ciociaria

Nella terra che ha dato i natali a Cicerone, Mastroianni e De Sica

Mer 01 Ott 2008 | di Angela Iantosca | Bella Italia
Foto di 9

Qualche anno fa ho deciso di conoscere meglio la regione in cui vivo e, in modo particolare, una terra spesso trascurata o di cui si parla poco: la Ciociaria.
Si decanta la grandezza di Roma, i dintorni di Latina, il quartiere di San Pellegrino a Viterbo e la zona del reatino. Ma della Ciociaria non si parla mai. Eppure qui si trovano paesaggi verdi, montagne che declinano dolcemente, paesi arroccati sulle colline che sembrano realizzati da miniaturisti, stradine che si intersecano, l'odore del ragù che viene a solleticare l'appetito fin dalle prime ore della giornata e quello familiare della candeggina dei panni appena stesi ancora grondanti d'acqua. Sono paesi in cui a dominare è il silenzio, in cui ogni sasso sa di storia, ogni anziano è il detentore della tradizione di un popolo, in cui il turista trova ospitalità e prova la sensazione di essere a casa.
Camminando per le strade capita di vedere le anziane sedute sulla porta di casa a sferruzzare, mentre gli uomini discutono al bar (ieri del raccolto, oggi del governo e delle partite di calcio). Paesi poco abitati, soprattutto nella stagione fredda, che tra qualche tempo saranno coperti da una soffice coltre di neve.
La notte, poi, offre lo spettacolo migliore: una volta celeste piena di stelle. Come unico sottofondo, il suono delle campane o l'abbaiare di qualche cane lontano.
Comincia con questo numero un viaggio in due puntate nella terra di Cicerone, di San Tommaso, Vittorio De Sica, Mastroianni e Nino Manfredi. Ma anche delle sagne, del vino del Piglio, della polenta, della pagnotta ripiena, dei fini fini con le recaglie (frattaglie) e delle crespelle...

FUMONE
"Quando Fumone fuma, la campagna trema"
Posto su un colle a forma di cono, il paese ha più di 2500 anni di storia. Il detto che lo ha reso famoso nel mondo risale al periodo delle incursioni saracene: Fumone, allora, divenne fondamentale per la sicurezza di Roma perché, in caso di invasioni, raccoglieva dai paesi limitrofi i segnali di pericolo per poi informare Roma usando segnali di fumo.
Questo perché il paese godeva e gode di una posizione ottimale: da Fumone, nelle giornate limpide, si arriva a vedere la capitale, il corso del Liri e addirittura il Vesuvio, in caso di eruzione!
Il clou della visita è il Castello che ha 1000 anni di storia: qui è stato incarcerato il papa del gran rifiuto Celestino V e sembra che un anti-papa sia stato murato vivo in una delle pareti del castello (anche se non si conosce la collocazione della insolita tomba). Ma non finiscono qui le curiosità: in una teca del castello è custodito (imbalsamato) il corpo di un bambino di 3 anni ucciso dalle 7 sorelle, e poi c'è il pozzo delle vergini in cui venivano gettate le ragazze che non risultavano vergini quando il feudatario esercitava lo "ius primae noctis". Per finire, all'esterno, il giardino pensile più alto d'Europa, da cui si gode di una vista mozzafiato.

FIUGGI
Non solo terme e vip
Quando si parla di Fiuggi si pensa alle terme, all'acqua e alla città bassa, quella fatta di alberghi di lusso (dopo Roma è la cittadina con il maggior numero di alberghi del Lazio) , di vip che scelgono la località per rilassarsi e giocare a golf (come Maradona). Ma Fiuggi non è solo questo. C'è anche la città vecchia, un susseguirsi di vicoli, piazzette, case che si accavallano. Lungo il percorso si incontrano la collegiata di San Pietro, la chiesa di Santo Stefano, la chiesa di Santa Maria del Colle. Ed ancora il Palazzo Falconi, le case patronali, e di più recente costruzione il Palazzo comunale ed il Teatro in Piazza Trento e Trieste.

TORRE CAJETANI
Punto di arrivo e di partenza
Decido di lasciare Fiuggi (non dimenticate di comprare gli amaretti) e mi fermo a 6 km di distanza a Torre Cajetani: un paese piccolissimo - da cui si vede il lago di Canterno - che si sviluppa intorno al possente castello medievale a 817 m sul livello del mare. Un bar, un ristorante nella piazza principale e poi vicoletti. La prima notizia della sua esistenza risale al V secolo in occasione del passaggio di san Benedetto che si fermò qui durante il suo viaggio da Subiaco a Cassino. Una chiesa e un monastero furono costruiti in occasione della visita del Santo dei quali rimangono resti ancora visibili. Se volete isolarvi e immaginare il rumore degli zoccoli dei cavalli sulla pietra, è il luogo ideale. E poi, per chi ama passeggiare o andare in esplorazione sulle montagne, Torre Cajetani è punto di partenza di molti tour esplorativi delle montagne locali.

ANAGNI
Terra dei Papi
Posta ad un'altitudine di 420metri circa, Anagni è nota per essere la città dei papi e per il famoso schiaffo. Ma visitarla significa scoprire un patrimonio artistico pressocché intatto fatto di chiese e monumenti costruiti nel corso dei secoli. C'è il Palazzo comunale, del 110, il Duomo di Santa Maria Maggiore, il Palazzo di Bonifacio VIII, che prende il nome da colui che vi abitò più a lungo, e la romantica Casa Barnekow, del 1300, dove – si dice – soggiornò anche Dante Alighieri. Perdetevi tra i vicoli e fermatevi in una delle molte trattorie locali che promettono "cucina ciociara".

A TAVOLA!
A casa di Rita
La cucina ciociara è impareggiabile: i piatti non sono elaborati, ma fatti di ingredienti genuini, provenienti dalla campagna. Sono i piatti semplici e corroboranti di cui si nutrivano i contadini di ritorno dalle giornate lavorative. Alla base, quindi, farina, olio, vino e ortaggi, molti dei quali con marchio Doc o Igt. E poi antichi mulini a pietra e frantoi tradizionali che assicurano ancora oggi un alto livello qualitativo. Lo chef consiglia: i fini fini, pasta fatta con l'uovo, tagliata a fettuccine sottili, condita con il castrato di maiale o con il sugo semplice oppure quelli classici con salsiccia, funghi, piselli e regaglie di pollo. Ma anche le minestre: sagne e fagioli, pasta e patate, pasta e ceci. Per i secondi le carni accompagnate dalle verdure: inconfondibili le salsicce con i broccoletti. E per i dolci: le ciambelline di vino, il ciambellone, le crostate, i tozzetti con le nocciole e gli amaretti di Guarcino! Il tutto innaffiato da Cesanese del Piglio o Cabernet di Atina. Vedere in cucina le donne ciociare è un piacere per la vista: assaggiare i loro piatti un piacere per il palato!  Io ho avuto la fortuna di andare a pranzo da Rita: il suo non è un ristorante, ma una casa. Non serve prenotare: quando si arriva, si mangia quel che c’è in cucina. Come dice lei: “un piatto di pasta si può sempre preparare”. I prodotti sono quelli della campagna e la cucina è tradizionale! Dove si trova? Zona Castagneto, frazione di Alatri! In Ciociaria - e non solo - la conoscono tutti: per assaggiare i suoi maccheroni, vengono addirittura dall’Australia.

VEROLI
E la Scala Santa
Sembra incredibile, ma ogni angolo della Ciociaria ha segreti millenari, patrimoni inestimabili che solo gli autoctoni conoscono e custodiscono gelosamente. Potrei descrivere il quartiere medievale, le porte di accesso, le chiese e il panorama che si gode da San Leucio, ma preferisco soffermarmi sulla Scala Santa della Chiesa di Santa Salomè, che si erge nella parte più alta del paese: una scala che gode, dal 1751, dello stesso privilegio di quella più celebre di San Giovanni in Laterano di Roma. Composta da 12 gradini di marmo (nell'undicesimo è racchiusa una presunta reliquia della Croce), se si sale genuflessi si ottiene un'indulgenza quotidiana di 100 giorni e - una volta al mese - la stessa indulgenza che Sisto V concesse alla Scala romana.   
Ma a Veroli si trovano anche i Fasti Verolani (il primo calendiario romano), la Biblioteca Giovardiana istituita nell'anno 1773 per volontà di mons. Vittorio Giovardi, in cui sono custoditi circa 16000 volumi, non solo religiosi ma anche filosofici e teologici, e il museo delle Erbe in cui sono conservate 1250 piante, provenienti dai monti Ernici, di interesse medicinale.

DINTORNI
Prato di Campoli
Nel territorio di Veroli, lungo la carrozzabile per Collepardo, si giunge a Prato di Campoli: un pianoro erboso a 1.200 metri di altitudine circondato da boschi, con aree attrezzate per il ristoro. Prato di Campoli è il punto di arrivo di tre percorsi naturalistici: la passeggiata panoramica attraversa Pozzi di Campoli (1095 m.), l'itinerario che porta al Monte Pizzo Deta attraverso il Vallone dell’Acquaro coperto da un bellissimo bosco di faggi, la passeggiata in una foresta di faggi, la più lunga traversata di una faggeta nell’Appennino Laziale.


800 ANNI DI STORIA
Abbazia di Casamari
Meta di turisti stranieri e di gite scolastiche, l'Abbazia di Casamari è il luogo ideale per un momento di raccoglimento. Edificata sulle rovine di un antico municipio romano nel 1203, fu consacrata nel 1217. è uno dei più importanti monasteri italiani di architettura gotica cistercense. Se la visitate al tramonto o in giorni di pioggia, è ancora più suggestiva: entrare nella chiesa e vedere quelle arcate così alte, fa percepire chiaramente la piccolezza del nostro corpo e della nostra anima di fronte alla grandezza divina. La chiesa è buia, illuminata solo dalle vetrate strette. Un luogo di pace, silenzioso, che ben si lega al senso di spiritualità che si percepisce in Ciociaria.

FERENTINO
Storia millenaria
Ferentino è nota per le sue acque termali, eppure non è solo questo. è anche una città con una storia millenaria, con un'acropoli che conserva il mercato romano al coperto, le cinta murarie, la Cattedrale dei Santi Giovanni e Paolo, il Vescovado e il seminario. Citata dal poeta Orazio, fu frequentata anche da Federico II. 

ALATRI
C’era una volta
"Spuntava il giorno, ma il sole era ancora nascosto dietro ai monti che mi accingevo ad attraversare per recarmi ad Alatri... finalmente, dopo aver girato una collinetta, vidi dinanzi a me questa interessante città, ricca di splendidi palazzi che dimostrano una fiorente vita cittadina nel passato. Non avevo ancora visto una città di così bell'aspetto nei monti del Lazio". Mi avvalgo di queste parole del Gregorovius per descrivere il pensiero di chi si trova a scorgere in lontananza, dalla strada, la cittadina di Alatri che, con i suoi 28mila abitanti, è uno dei principali centri della provincia di Frosinone. Un paese che nel tempo ha cambiato il suo volto. Pur mantenendo inalterata la sua bellezza monumentale.
«Un tempo – mi racconta Attilio, 84 anni - dalle case facevano capolino gli animali. Il paese viveva di agricoltura. Ora non ci sono più i contadini e il paese è abitato soprattutto di anziani. La crisi si percepisce chiaramente: moltissimi i negozi che chiudono e molti i giovani che decidono di andar via. Ma con loro scompaiono anche le tradizioni».
A descrivere i piatti tipici ci pensa la moglie Francesca: «Ce ne sono tanti: i maccheroni, il pollo, la pasta all'uovo, i broccoli calati conditi con il vino, la polenta, il baccalà con le cipolle, le fettuccine fatte a mano con il ragù o gli gnocchi con il castrato... La sagra delle cipolle è rimasta invariata, la tradizione del Venerdì Santo e la Festa in onore di San Sisto, patrono del paese! Ma per il resto è cambiato tutto. Il paese si spopola e la mancanza di alberghi - ce n'è solo uno -  e la mancanza di acqua sicuramente non attira il turismo».

IL PERCORSO
Per esplorare il territorio della Ciociaria, vi consiglio di usare la macchina. Uscite a Frosinone e fermatevi quando vi stupisce uno scorcio o vi incuriosisce un nome In questa prima parte del viaggio ho visitato Fumone, Fiuggi, Torre Cajetani, Anagni, Veroli, Prato di Campoli, l’abbazia di Casamari, Ferentino, Alatri. Mi sono soffermata a parlare con la gente comune, ho mangiato a “casa” di Rita e mi sono fatta raccontare le tradizioni del passato da chi da sempre vive in queste terre.


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