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L’ipnosi che ti rapina

Oltre a uno sguardo magnetico, ci vuole un fiuto da mascalzone

Lun 01 Set 2008 | di Alma Pentesilea | Attualitā

Il fenomeno delle rapine tramite ipnosi sembra essere una realtà: ma sono tante le persone che preferiscono non parlare perché si vergognano di essere cadute in trappola. «Mi sento stupido», ci ha detto più di qualche vittima. Leggenda metropolitana, contagio psichico o reale ipnosi?
Dati ufficiali non ce ne sono, ma per saperne di più abbiamo consultato Vincenzo Mastronardi, psichiatra psicoterapeuta, tra i massimi esponenti italiani in materia.
«Non tutte le rapine “ipnotiche” sono realmente tali – spiega il professore -: spesso si deve parlare di prestidigitazione, ossia di abilità nell’uso delle mani da parte dei truffatori che riescono a confondere la propria vittima con le stesse tecniche impiegate nel gioco delle tre carte. Tuttavia, in un numero considerevole di casi, si può parlare di ipnosi vera e propria. Ho avuto modo di studiare personalmente due casi che mi sono stati affidati dalla Procura di Roma e ho verificato che la “scena del delitto” è spesso simile: di solito c’è un gruppo di due o tre persone, tra le quali un extracomunitario, il cui sguardo rimane per tutto il tempo fisso sull’interlocutore-vittima e il cui modo di parlare è pacato, ma risoluto con sfumature minacciose».
Ma ci sono persone più suggestionabili di altre?
«Assolutamente sì. Infatti i truffatori hanno la capacità di scegliere la situazione per loro più congeniale e la persona che sicuramente li asseconderà».
Usciti dallo stato ipnotico è possibile ricordare ciò che si è compiuto?
«Non sempre: alcuni rimuovono, altri invece ricordano ogni minimo particolare. Tramite ipnosi, comunque, è possibile ricostruire le azioni compiute nel precedente stato di incoscienza».
Si può spingere una persona in queste condizioni ad uccidere o a suicidarsi?
«Potenzialmente non si può far compiere ad una persona ciò che quella persona non farebbe, come è stato dimostrato all’inizio del secolo scorso grazie ad una serie di esperimenti compiuti anche sulle suore: sottoposte ad ipnosi, facevano qualsiasi cosa le venisse ordinata. Quando l’ipnotizzatore tentava di sollevare loro le vesti, esse si svegliavano! È chiaro, quindi, che la nostra personalità non può essere annullata».
Come ci si può difendere dagli “ipno-rapinatori”?
«È difficile se non impossibile, poiché sono persone che conoscono bene le tecniche per annullare la volontà altrui: modulano la voce, si avvicinano, cercano di toccare, hanno uno sguardo accomodato all’infinito, parlano in modo da creare in noi un vuoto di potere logico, critico ed analitico. È un meccanismo di cui, ultimamente purtroppo, stanno abusando anche le sette sataniche».  

IPNOSI: DAGLI STREGONI A FREUD
I primi a far uso dell’ipnosi furono gli stregoni ed i sacerdoti dei popoli primitivi che, con l’emissione di suoni ripetitivi e con l’esecuzione di danze rituali, inducevano le proprie “vittime” ad una sorta di “magico sonno”, durante il quale apparivano improvvise visioni, il dolore poteva essere mitigato e gli effetti spiacevoli dimenticati.
1700 Il primo tentativo di ricondurre nell’ambito delle dottrine scientifiche tali fenomeni psicologici e fisiologici con F. A. Mesmer. Il primo autore a produrre e a descrivere un “sonnambulismo artificiale” dai caratteri tipicamente ipnotici fu J. De Chastenet, marchese di Puysegur che, non volendo, fece cadere in una specie di sonno un giovane contadino che cominciò a parlare al marchese come a un suo pari, dimenticando tutto al risveglio.
1700-1800 Il fondatore della moderna tecnica ipnotica viene considerato l’abate Faria, che faceva sedere comodamente i soggetti, invitandoli a chiudere gli occhi concentrando l’attenzione sul sonno; dopo un certo periodo diceva con fermezza: “Dormi!”.  Fine ’800 Freud utilizzò la tecnica ipnotica per curare le malattie nervose.
1915/1918 L’attenzione tornò sulle teorie ipnotiche quando, durante la prima guerra mondiale, esse vennero utilizzate nel trattamento delle nevrosi da guerra.

MACCHÉ IPNOSI
“La volontà non può essere annientata”, afferma Giampiero Mosconi, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione di Medicina Italiana per lo Studio dell’Ipnosi (Amisi). «Anzi, l’ipnosi agisce solo se si verificano determinate condizioni. La prima delle quali è che il soggetto sia disposto a farsi ipnotizzare: senza il totale consenso del paziente, l’ipnosi non funziona». Per poter ipnotizzare una persona sono necessari tranquillità e tempo: non è proprio possibile ipnotizzare qualcuno su due piedi, come fa il Mandrake dei fumetti. Eppure, talvolta si vedono in tv personaggi, come l’illusionista Giucas Casella, che sembrano in grado di fare proprio questo. «In realtà - spiega Michael Heap, psicologo al dipartimento di Psichiatria dell’Università di Sheffeld, in Inghilterra - gli ipnotizzatori da palcoscenico sono abili uomini di spettacolo, niente di più e niente di meno. Vale a dire che spesso si servono di complici per le loro dimostrazioni, altre volte usano trucchi ben noti ai prestigiatori ma, più comunemente, approfittano della disponibilità degli stessi volontari a prestarsi alle esibizioni richieste loro. Io non credo che l’ipnosi abbia la capacità di indurre qualcuno a consegnare soldi a un estraneo contro la propria volontà. Devono esserci altri fattori che entrano in gioco. Per esempio, la vittima potrebbe consegnare i proprî soldi per paura, oppure perché pensa che il ladro abbia intenzioni benevole o ancora perché si trova in una situazione confusionale. C’è un’altra cosa da sottolineare: quelle segnalate in Italia sono  le uniche rapine con l’ipnosi di cui si abbia notizia».


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