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La falsa concorrenza

Macché mercato! si mettono d’accordo e gonfiano i prezzi

Lun 01 Set 2008 | di Roberto Lessio | Soldi

Addio ai balzelli sulle ricariche dei cellulari? Veder scomparire l’addebito per spese su “commissioni” e sul “massimo scoperto”, da parte di una banca olandese (che in Olanda non le applica), acquistata dagli italiani? Constatare che quando il prezzo del greggio scende, succede lo stesso per il carburante alla pompa? Pedaggi autostradali stabiliti tra veri concorrenti?
Magari. Purtroppo siamo in Italia. “La terra dei cachi” (come dice la canzone), ma soprattutto dei “cartelli”, quelle alleanze tra aziende che bloccano la concorrenza, danneggiano i consumatori e tagliano le ali allo sviluppo economico. Ma anche gli “stranieri” si adattano volentieri.
Nell’ultima relazione annuale del Garante della Concorrenza del Mercato, l’Antitrust, il presidente Antonio Catricalà è stato molto duro nel denunciare questo fenomeno tipicamente italiano. Ma il grido pare sia stato lanciato nel solito deserto informativo. Eppure l’Antitrust di cose incredibili e ai danni dei consumatori ne ha scoperte parecchie negli ultimi anni, ma stranamente non sono mai emerse di fronte all’opinione pubblica. Vediamo i casi più eclatanti.
Banche: ‘amici’ ai danni dei clienti
Nel 2000 l’Antitrust ha svolto una istruttoria che traeva origine dalla documentazione acquisita nel corso di accertamenti ispettivi presso un intermediario creditizio relativa a incontri che si sarebbero svolti tra rappresentanti delle maggiori 13 banche che operavano nel nostro Paese (12 italiane più la filiale di una banca tedesca). Dalla documentazione è emerso un “cartello” definito il "Gruppo degli Amici della Banca". Gli incontri avvenivano con cadenza quasi mensile e avevano come oggetto: 1) la discussione di aspetti strategici e commerciali inerenti all'attività operativa di ciascun partecipante; 2) lo scambio di informazioni sui volumi e sui prezzi di vari servizi bancari; 3) agevolare il coordinamento delle politiche commerciali delle parti.
Valutando che “il comportamento delle 13 banche rientra fra quelli maggiormente lesivi della concorrenza, in quanto lo scambio di informazioni è stato finalizzato all'assunzione di comportamenti commerciali comuni”, l’istruttoria dell’Antitrust si concluse segnalando alla Banca d’Italia la necessità di applicare una pesante sanzione amministrativa. Ma in realtà la Banca d’Italia ha tra i suoi soci principali proprio alcune di quelle banche che avrebbe dovuto sanzionare per aver costituito il “cartello”. Il risultato è stato che anche nell’ultima relazione svolta il Presidente Catricalà ha dovuto denunciare il comportamento scorretto delle banche nel non applicare la normativa esistente. Si tratta in particolare della cosiddetta “portabilità dei mutui”, ossia il trasferimento del mutuo da un istituto ad un altro senza costi aggiunti,  che molte banche invece continuano a caricare.
Sono perciò scattate ben 23 procedure istruttorie del Garante.

Petrolio: come gli pare
Circa due anni fa, sempre l’Antitrust ha accertato l’esistenza di un cartello relativo alla commercializzazione del carburante per aviazione tra le principali compagnie petrolifere che operano in Italia. Venne comminata una sanzione amministrativa per oltre 300 milioni di euro. Multa che però, alla luce dei guadagni che stanno realizzando in questo periodo le stesse compagnie, rappresentano una goccia dentro un oceano di profitti.

Cemento: tutti d’accordo
Di quattro anni fa è invece l’istruttoria che ha accertato l’esistenza di un altro cartello nel mercato del calcestruzzo. Le 11 principali aziende produttrici italiane avevano realizzato un’intesa volta alla ripartizione di forniture con fissazione di prezzi e condizioni contrattuali. Alcune aziende risultavano persino recidive, visto che avevano adottato in passato analoghi accordi. Anche qui il procedimento si conclude con l’irrogazione di una sanzione amministrativa: circa 40 milioni di euro in tutto. Bruscolini!

Autostrade: nelle mani di pochi
Su questo settore non sembra che ci siano state istruttorie specifiche, ma a noi risulta che i due principali gruppi italiani (facenti capo alla famiglia dei Benetton e alle aziende dell’imprenditore Marcellino Gavio), che riguardano oltre il 90% dell’offerta di mobilità autostradale in Italia, sarebbero però soci tra di loro nella più grande azienda di costruzioni italiana: quell’Impregilo che è entrata in difficoltà economiche anche a causa della realizzazione del termovalorizzatore di Acerra. Problemi insorti per la decisione del Governo di allora di eliminare i contributi della cosiddetta CIP 6: aiuti finanziari pagati con le bollette, che dovrebbero servire ad incentivare le energie alternative e che invece in gran parte sono andati ai petrolieri, ad impianti inquinanti ed ora a chi brucia i rifiuti, invece di riciclarli. Impregilo ha vinto anche la gara d'appalto per il Ponte sullo stretto di Messina.

Acqua: i ‘concorrenti’ sono soci
Su questo bene vitale, ormai trasformato in merce, c’è una recente istruttoria del Garante della concorrenza: che ha accertato l’esistenza di un accordo tra due dei colossi che operano in Italia nei servizi idrici integrati (distribuzione, fognatura e depurazione), la “romana” Acea e la francese Suez.
Ma queste 2 aziende, nell’Ambito Ter-ritoriale Ottimale (A.T.O.) di Lucca, non sono in società con i loro principali concorrenti, gli altri francesi di Veolia? E proprio Veolia e Suez (che rappresentano i due maggiori “concorrenti” europei anche nel settore dei rifiuti), attraverso società controllate, non sono da anni fedeli alleate nella realizzazione e nella gestione degli impianti di depurazione di Milano?
Gli esempi potrebbero continuare all’infinito con energia, gas, trasporti, assicurazioni, ecc. Ma la musica non cambia. “E io pago…”, direbbe Totò.

GONFIAVANO I PREZZI DEI GIOCATTOLI 37 MILIONI DI EURO DI MULTA
Non si facevano concorrenza e gonfiavano i prezzi dei giocattoli di comune accordo: 37 milioni di euro di multa è la sanzione inflitta dall'Antitrust francese a vari colossi produttori e distributori per aver creato un cartello sui prezzi dei giocattoli. Famosissime ditte, tra i più grandi gruppi e marchi mondiali, alzavano i prezzi sugli scaffali, in spregio dei consumatori e della libera concorrenza, che, quando c'è davvero, permette invece di scegliere tra diverse offerte a diversi costi applicati da aziende in competizione tra di loro.


TEORIE CHE PERÒ CI RIGUARDANO
Quando la matematica cambia le opinioni e la storia
Alberico Cecchini

R icordate  “A Beautiful Mind” il film del 2001 interpretato da Russell Crowe?
Era dedicato alla vita del matematico John Nash che vinse il premio Nobel per l'economia proprio per aver dimostrato scientificamente che la cooperazione fra operatori porta a risultati migliori come è possibile osservare, per chi è curioso di teoria dei giochi, nel famoso “dilemma del prigioniero”.  Queste teorie e ragionamenti non sono solo mere astrazioni mentali, ma influenzano e in alcuni casi possono determinare il corso degli eventi.
Sempre nella storia del commercio ci sono stati tentativi più o meno riusciti e duraturi di accordi fra produttori o commercianti per alzare i prezzi e guadagnare di più. Ma negli ultimi decenni queste teorie hanno scatenato il sistematico tentativo dei più grandi gruppi economici di allearsi invece di competere fra loro, per guadagnare extra-profitti, ai danni di tutti i clienti. Spesso anche oltre la legalità. Per difendersi dalle turbolenze  direbbero loro. Già, ma allora il fronte principale delle ostilità si è spostato dalla competizione dei gruppi economici uno contro l'altro a quello di questi gruppi uniti contro i singoli consumatori, che poi siamo noi ed è anche per questo che ci troviamo sempre meno soldi in tasca. 
Di tali teorie si avvalgono i consulenti militari delle superpotenze quando disegnano le strategie. In particolare ai tempi della guerra fredda, finché le decisioi di Usa e Urss non erano concordate, ai vari strateghi di entrambi i fronti appariva più razionale la scelta di proseguire nella corsa agli armamenti atomici e così avvenne. Anche se nel complesso era la strategia più svantaggiosa per entrambi. Quando poi si iniziò a cooperare, le decisioni presero la direzione opposta.
Quindi non è la teoria ad essere negativa, ma dipende tutto da chi, da dove e da come questa viene applicata. Per esempio un grande supporto potrebbe fornirlo nella lotta all'inquinamento: infatti se tutti gli stati si mettono d'accordo, si ottiene un risultato migliore per tutti, vedi il Protocollo di Kyoto. Anche se purtroppo non vi partecipano fra gli altri né Stati Uniti né Cina.

MA IL NOBEL FORSE LO MERITAVA UN ITALIANO
Tuttavia Ennio De Giorgi, un matematico italiano del tutto ignoto a Nash, aveva già risolto lo stesso problema solo pochi mesi prima ed in maniera del tutto indipendente. Al conferimento del Nobel, lo stesso Nash dichiarerà che: "fu De Giorgi il primo a raggiungere la vetta".Oltre che un grande matematico fu un uomo di grande umanità, fede e impegno civile. Grande era la sua disponibilità nei confronti di chiunque avesse bisogno dei suoi consigli, del suo tempo o del suo denaro. Dalla fede profonda, rifletté molto sul rapporto tra scienza e fede. Sostenitore della responsabilità degli uomini di cultura nel promuovere l'amicizia e la comprensione tra i popoli e nel prevenire le guerre, riteneva la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo un documento internazionale di notevolissima importanza


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