acquaesapone TV/Cinema
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Non siamo soli

Torna XFiles - al cinema - e ci credono ancora

Lun 01 Set 2008 | di Manlio Dolinar | TV/Cinema
Foto di 7

“La verità è là fuori”. “Voglio crederci”. E ancora “non siamo soli”, “sono anni che il governo ci nasconde qualcosa”. Avevo quindici anni quando, nel 1993, con mio padre, accesi la tv e trovai un bizzarro serial televisivo che non aveva nulla a che fare con quello che fino a quel momento arrivava dall’America. Ci avrebbe “rapiti” per dieci anni. Non c’era la coppia di buoni belli, scapestrati e elegantemente kitsch come in Hazzard, Miami Vice o Starsky e Hutch, né la solita stazione di polizia, l’investigatore bonaccione, i bellissimi angeli femminili di un fantomatico Charlie. No, era una serie quasi horror, piena di complotti governativi, quello che di più lontano poteva esserci dalla classica “americanata”. E poi i protagonisti: Fox Mulder, un belloccio esile, idealista e un po’ credulone (ufo, veggenti, mostri, mutazioni, non si fa mancare niente) e Dana Scully, un’agente sexy ma anche molto dura, scettica per natura. Sempre a litigare, sempre in attesa di un amore represso, il loro. E pazienza se nella realtà, per David Duchovny e Gillian Anderson è esattamente il contrario. «Quella strana è lei - ci racconta l’attore - fin dal liceo, se un giorno la incontri, fatti raccontare un po’ di cose. Io non credo molto, solo a volte. Sono un pragmatico, e a volte mi dispiace».
Sarà per questo che spesso la Chiesa è stata sotto torchio nelle stagioni di X Files, trattata come covo di superstizioni e credenze, quelle sì, immaginarie. «Anzi, la verità è che noi non abbiamo mai risparmiato niente a nessuno. Sono istituzioni condotte da uomini e in quanto tali, fallaci. Ma il rispetto mio e di Chris per la spiritualità, l’anima, è altissimo. E se forse io sono troppo un “material boy” per capirla, stimo e sento vicino chi ci è a contatto. Quello a cui non credo è il soprannaturale o il fatto che non siamo soli nell’universo. Se così fosse, cosa aspettano a venirci a trovare?». Sorride, e l’impacciato agente dell’FBI un po’ nerd, imbranato e ossessivo lascia il posto ad Hank Moody, scrittore lussurioso e anticonformista della serie tv Californication. «Mi sto divertendo molto a farlo, siamo alla terza stagione: è qualcosa di diverso e audace, anche se non ho mai avuta l’ossessione di togliermi di dosso Mulder, devo tutto a questo personaggio, se l’ho abbandonato prima del 2002 è solo perché, vi assicuro, era un impegno fisico e mentale massacrante (anche 8 mesi in Canada a girare, in certi anni). Anche se è un’esperienza come se ne fanno solo una volta nella vita».
Per questo torna con tranquillità al primo amore, senza paure, con una barba non fatta di tre giorni, capello lunghino, e faccia da schiaffi. Quella che ha in X Files - Voglio crederci (nelle sale italiane dal 5 settembre), in cui è latitante, dopo gli ultimi scherzi tirati al Federal Bureau Investigation. La compagna di sventure è tornata invece alla medicina e lotta come dottoressa all’interno di un ospedale, sempre squassata tra la fede in Dio e quella nella scienza. Insieme dovranno ritrovare una donna scomparsa, con l’aiuto di un visionario che in passato si è macchiato dell’orribile reato di pedofilia. Tanta carne al fuoco, insomma, trattata con la solita originalità. Anche se il linguaggio, visivo e narrativo, è in alcuni momenti quello ingenuo e “ottimista” degli anni ’90.
«Forse è vero - ammette il regista e creatore della saga, Chris Carter - e in fondo è meglio così. Non bisogna scendere a compromessi, neanche sullo stile, non è forse questo che ci insegnano sempre Scully e Mulder?». Ecco perché forse ci sembrano un po’ anacronistici, questo psiconoir di 100 minuti e rotti sembra uscire dalle prime stagioni, senza continuity. «Non credo torneremo in tv, quella stagione è finita. Ma al cinema, sì, se andrà bene, abbiamo comunque tante cose da raccontare, al di là della curiosità - gossip se Fox e Dana metteranno su famiglia». X Files, però, è soprattutto il primo grande telefilm a diventare un fenomeno di costume mondiale, il momento in cui la tv inizia la sua golden age (premessa fu il geniale Twin Peaks di David Lynch, non a caso hanno entrambi sigle indimenticabili). «In fondo - scherza Spotnitz, sceneggiatore e produttore - quel genio di J. J. Abrahms, tra Lost e soprattutto Alias, qualcosa ci deve, o sbaglio? La verità è che nessuno credeva in noi - un po’ come adesso (cinque anni di gestazione per questo secondo film, il primo, bello, arrivò nel 1998) - perché era un prodotto di genere e molto forte, che univa speranza ma anche disincanto verso le istituzioni. Ci ho pensato dopo l’11 settembre». Rabbrividisco, temo che questo barbuto guru ora mi riveli che a far cadere le Torri Gemelle possano essere stati gli alieni. «In fondo questa nuova guerra sembra combattuta da alieni, ma intendevo un’altra cosa: poco dopo quella tragedia aprii il New York Times e c’era una tabella con ciò che era “in” e ciò che era “out” dopo l’11 settembre. Noi eravamo nella seconda categoria. Avevano ragione, quei terroristi hanno ucciso anche la paura, la fantasia, l’anima infantile dentro ognuno di noi». E la speranza. Sarà per questo che nel film, Fox ritaglia un articolo che parla di Obama e poi la famosa musichetta di X Files sottolinea una fotografia ufficiale di George W. Bush. «In fondo è un oggetto non identificato anche lui! - riprende la battuta del sodale Chris Carter. Non è un endorsement, solo un richiamo all’attualità, in cui, certo, c’è anche quello che penso. Posso dire una cosa, però: noi chiudemmo nel 2002, poco dopo il suo arrivo alla presidenza e torniamo poco prima che la lasci. Vorrà pure dire qualcosa, no?». Chissà, sarà un X file pure questo? Chris, però, alla fine ci rivela un piccolo segreto. «Le litigate di Fox e Dana nascono dai miei confronti continui con mio fratello Craig, che è professore al Mit. Io sono un “believer”, lui ovviamente uno scienziato rigoroso. Se molte delle nostre follie sono verosimili, il merito è suo».
Si tengano forte dunque gli appassionati nostalgici e i giovani, e i neofiti non perdano l’occasione per sorridere e stupirsi degli antenati delle grandi serie televisive che vediamo oggi. Piaccia o no, questa strana coppia è ormai parte della nostra storia. Del cinema, della tv e non solo.


Condividi su:
Galleria Immagini