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Guida nella giungla del bonus famiglia

Fra i tanti aiuti alle banche, c spazio anche per un aiutino ai cittadini: da 200 a 1.000 euro. Ecco chi ne ha diritto e come ottenerlo

Mer 08 Apr 2009 | di Armando Marino | Soldi

Mentre io scrivo queste righe, il signor Nakagawa, Ministro delle finanze Giapponese, scrive la propria lettera di dimissioni, travolto dallo scandalo per essere stato ripreso dalle telecamere al G7 mentre era ubriaco. Anche questo è un effetto collaterale della crisi, che per molti uomini d’affari e potenti del mondo deve assomigliare molto al risveglio da una sbronza. Il problema è che assistendo alla scarsa efficacia dei governi nel prevenire le porcate dei banchieri prima e ora nel risolvere la crisi si capisce che non c’è da fidarsi degli altri ministri delle Finanze, quelli (presunti) sobri.
In ogni caso oltre a costruire solidi ripari a colpi di miliardi (nostri) per evitare che le banche crollino travolgendo l’intero sistema del credito, i governi costruiscono anche degli ombrellini per evitare che a essere travolti siano i cittadini più in difficoltà. L’intervento del governo italiano si articola su due linee di aiuti. Da una parte la social card, di cui abbiamo già parlato in questa rubrica, che ha inanellato qualche figuraccia (diverse carte erano state consegnate prive di fondi) ma ora sta andando a regime. Dall’altra parte ci sono i bonus famiglia che sono un po’ più consistenti, e soprattutto destinati a una platea un po’ più larga: stando ai conti del governo, 1,3 milioni di persone la social card, 8 milioni i bonus. Si tratta da aiuti che vanno da 200 a 1000 euro a seconda della condizione del richiedente. Ecco cifre e destinatari: 200 euro per i pensionati soli (con reddito massimo di 15mila euro), 300 euro per famiglie di due componenti e 450 per tre componenti con reddito max di 17mila euro, 500 euro per quattro componenti e 600 euro per cinque con reddito massimo di 20mila euro, 1000 euro per cinque componenti con reddito max di 22mila euro. Se in famiglia c’è un figlio portatore di handicap il reddito massimo sale a 35mila euro, il contributo è di 1000 euro. Un requisito fondamentale: i redditi si intendono esclusivamente da lavoro dipendente o assimilati (come la pensione) e si può scegliere se chiederlo in base al reddito del 2007 o quello del 2008. La domanda per il bonus va rivolta al proprio sostituto d’imposta, cioè a chi vi preleva le tasse dai sudati stipendi e pensioni, in sostanza, nella maggior parte dei casi all’Inps o al datore di lavoro, oppure all’Agenzia delle entrate. Nel primo caso sarà tutto più rapido ma la scadenza era fine febbraio per chi presentava i redditi 2007. Se invece si fa domanda all’Agenzia delle entrate c’è tempo fino al 31 marzo. Se invece si fa riferimento ai redditi 2008, i termini si spostano al 31 marzo per il sostituto d’imposta e 30 giugno per l’Agenzia delle entrate. Già da queste indicazioni quel che emerge è che il sistema è, come al solito, non di facilissima comprensione. Anche perché ci sono altri limiti, meno pubblicizzati. Il requisito del reddito ad esempio, fa riferimento al reddito complessivo, compreso quello da fabbricati. Ma se anche i guadagni complessivi sono dentro ai limiti, si viene esclusi dal bonus se il reddito da fabbricati è superiore a 2.500 euro. Tante complicazioni riflettono la natura bizantina del nostro fisco. Essendo il nostro sistema di tassazione complicato, per poter individuare con precisione gli aventi diritto al bonus e non superare il budget di aiuti a disposizione, il governo è costretto a ritagliare requisiti altrettanto complessi e articolati. Non sarebbe l’ora di rendere più semplice l’approccio alla tassazione? Per l’ultima dichiarazione dei redditi il modulo da compilare, l’Unico, era ridotto a poche pagine. Ma il manuale di istruzioni era pur sempre un volume da esame universitario. In caso di dubbi non resta che affidarsi ai Caf, i centri d’assistenza di associazioni e sindacati. E incrociare le dita.


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