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Riciclo dei pannolini: Parla italiano la prima tecnologia al mondo

Parte dal Trevigiano una vera e propria rivoluzione che darā nuova vita ai prodotti assorbenti usati

Gio 21 Dic 2017 | di Domenico Zaccaria | Attualitā
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Un “esercito” di grucce, mollette e cartoni per imballaggi potrebbe presto invadere le nostre case. Niente di nuovo, verrebbe da dire. E invece la notizia è che deriveranno dal riciclo dei prodotti assorbenti usati. Già, il grande mondo dell’economia circolare si sta allargando a un rifiuto che, fino a poco tempo fa, non era possibile trasformare in nuova risorsa: ogni giorno, nel nostro Paese, ben 11 milioni di pannolini vengono smaltiti in discarica (il 61%) o tramite incenerimento (39%); parliamo di circa 900.000 tonnellate annue, il 2,5% dei rifiuti solidi urbani.

LA NUOVA VITA DI UN RIFIUTO
Un’enorme mole di scarti che tornerà presto a nuova vita grazie a una tecnologia tutta italiana, ideata da Fater SpA (joint venture tra P&G e Gruppo Angelini); dopo mesi di studio, l’azienda ha brevettato un innovativo processo capace di riciclare i prodotti assorbenti usati per la produzione di nuove materie prime seconde: plastica, cellulosa e polimero. La prima sarà usata nei processi di lavorazione della plastica stessa, mentre la componente cellulosica potrà essere utilizzata per carta di alta qualità, prodotti tessili, assorbenti per animali domestici e fertilizzanti; quanto al polimero, sarà reimpiegato nella produzione di pannolini e nel settore florovivaistico.

IL PRIMO IMPIANTO IN VENETO
Il primo impianto italiano – che ha una capacità di trattamento di 10.000 tonnellate l’anno - è stato inaugurato a Lovadina di Spresiano (Treviso) con il supporto di Contarina SpA. Ma come funziona il processo? Una volta raccolti, i pannolini usati vengono trasferiti all’autoclave; qui, grazie alla forza del vapore a pressione e senza combustione, sono aperti e sterilizzati; una volta completato il ciclo, i prodotti vengono lacerati e le loro componenti riciclabili separate in plastica, cellulosa e polimero super assorbente. L’innovazione tecnologica e di sistema è completamente “Made in Italy” e ha ricevuto il riconoscimento eco-innovation da parte della Commissione Europea: da ogni tonnellata di rifiuto si ottengono 150 chili di cellulosa, 75 di plastica e altrettanti di polimero.

VANTAGGI AMBIENTALI
La sfida, ora, è partire dal Trevigiano alla conquista dell’Italia: Fater ha già avviato contatti con diverse aziende di gestione dei rifiuti per costruire stabilimenti simili in altre zone della Penisola. Se esteso a tutto il territorio nazionale, questo sistema industriale consentirebbe di ridurre le emissioni prodotte ogni anno da 100mila automobili; eliminare i prodotti assorbenti usati in discarica o negli inceneritori, producendo emissioni equivalenti a quelle assorbite da ben 30mila alberi. E anche per i Comuni, i costi di raccolta e conferimento sarebbero inferiori del 35% rispetto a quelli attuali. Dall’estero, intanto, non mancano le prime manifestazioni di interesse: questa best practice italiana è già pronta a varcare il confine? La speranza è che – prima di essere esportata - possa trovare pieno sviluppo nel Belpaese.  


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