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Il potere dei social oltre la vita

Danno informazioni, ci connettono con il resto del mondo e ci permettono anche di sopravvivere alla morte (a volte)

Gio 25 Gen 2018 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Odio gli allarmismi, le paure ossessive, vivere con lo sguardo rivolto al passato perché il presente non lo comprendiamo o ci spaventa. In generale, odio i pregiudizi, anche quelli positivi di chi, al contrario, vede ogni novità e cambiamento come necessariamente positivo. I nostri figli hanno un pezzo di vita sui social network? Per me non è né bello né brutto, è solo un dato di realtà, una cosa che accade a milioni di persone e chiudere gli occhi sarebbe stupido.

Non va però sottovalutata la potenza di uno strumento di comunicazione che ha caratteristiche incredibilmente penetranti. I social network sono mezzi di informazione come gli altri, attraverso di loro assorbiamo tonnellate di informazioni spesso in modo acritico, perché ci arrivano attraverso persone che conosciamo, di cui ci fidiamo, ma che magari non hanno verificato se quello che stanno scrivendo è giusto e fondato. In poche parole: non vieterei mai ai miei figli di vivere il loro pezzo di vita su Facebook (che ai giovanissimi in realtà non interessa granché), Instagram (che li interessa tanto), Twitter, Snapchat eccetera eccetera. Questo non significa che non mi senta in dovere di controllare che non gli arrivino informazioni e contenuti non adatti a due ragazzini, che non stia attenta a chi li contatta, che non tenti di spingerli a vivere quel mondo con una buona dose di spirito critico.

C’è il pericolo che incontrino persone con cattive intenzioni, come del resto potrebbe accadere per strada. E se è vero che non li seguo ovunque vadano, questo non significa che non chieda loro chi frequentano nella vita reale, dunque perché non dovrei farlo nella vita virtuale? Se, soprattutto quando ero più piccoli, mi preoccupavo di quali libri leggessero e quali programmi tv guardassero, perché ora non dovrei preoccuparmi di quali informazioni gli arrivino attraverso i social network?

Spiare è l’arma letale, l’ultima risorsa, quella che sarebbe meglio evitare salvo casi di emergenza o di pericolo. Molto meglio cercare il dialogo, far capire loro che sono liberi, ma che se ci sono problemi possono rivolgersi a me per cercare di risolverli insieme. Non è facile, ma ci provo.

I social del resto sono così potenti che non solo possono servire a controllare una persona e capire qual è il suo stile di vita, ma possono, in una certa misura, realizzare un’utopia un po’ inquietante descritta in tanti libri e film e anche in una recente serie tv un po’ tenebrosa, ma bella e interessante, che si chiama Black Mirror: sono un’estensione della nostra personalità che sopravvive a noi quando non ci siamo più.

Un fatto che per una mamma può essere confortante. O forse no, al contrario: è devastante. Francamente non me la sento di giudicare, ma mi ha molto colpito, perché è davvero il simbolo del potere dei social, la storia di Cristina, mamma di Torino che ha perso suo figlio, appassionato di roccia, in un’incidente in montagna. Da quando è morto Luca, mamma Cristina ha fatto di tutto per tenerne in vita il ricordo, incluso discutere la sua tesi e tenere in vita il suo profilo Facebook, rispondendo agli amici che non si sono dimenticati di lui. Facebook tra l’altro, prevede una specifica possibilitò, quella di lasciare in eredità il proprio profilo a un altro utente. Ma a vent’anni chi ci pensa a queste cose? E così Cristina ha usato il profilo del figlio senza seguire le regole di Facebook, senza autorizzazione. Il social network ha quindi deciso di impedire ulteriori aggiornamenti della pagina, pur non cancellandola, l’ha trasformata in un monumento immutabile a una persona che non c’è più. Cristina ha saputo attraverso una mail di poche righe che non avrebbe più potuto fare questo piccolo gesto quotidiano che la teneva in contatto con la memoria di suo figlio. Capito ora che potere hanno i social sulla nostra vita?


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