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Ingrandimento della prostata

Come intervenire negli anni in caso di insorgenza del disturbo

Gio 25 Gen 2018 | di Paolo Emiliozzi | Salute
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Cosa causa l'ingrandimento della prostata?  Attorno ai 30-35 anni la prostata comincia lentamente a crescere in modo  benigno nell'80% dei maschi sotto forma di noduli che si formano a ridosso dell'uretra (in genere due, uno per il lobo destro ed uno per il lobo sinistro, a volte con un terzo lobo centrale). I noduli crescono piano, ma nei decenni possono tendere a chiudere il lume uretrale, che viene così ristretto. 
Circa il 50% dei soggetti maschili a 60 anni presenta questo problema e l´incidenza raggiunge il 90% al di sopra degli 80. La metà circa dei pazienti con iperplasia prostatica benigna presenta dei disturbi urinari. 

FATTORI DI RISCHIO
L´obesità ed il diabete costituiscono fattori di rischio per l´insorgenza della malattia. 
La riduzione del calibro uretrale secondaria alla crescita dell´adenoma provoca un ostacolo al passaggio delle urine. Il difficoltoso transito delle urine causa un aumento del lavoro della vescica, che deve esercitare pressioni maggiori per poter espellere le urine all´esterno. Il carico di lavoro del muscolo vescicale in eccesso porta una serie di sintomi, che manifestano sia l´ostacolo prostatico, che l´irritazione vescicale, dovuta all´eccesso di contrazione necessaria alla minzione. Il getto urinario diminuisce di forza, a volte è in due o più tempi. Alla fine il getto può presentare uno sgocciolamento prolungato. 
La frequenza urinaria diurna (pollachiuria) e notturna aumenta, ed il paziente può essere costretto ad alzarsi per urinare  una o più volte durante la notte (nicturia). Questo accade perchè la vescica si contrae anche quando non è completamente piena, oppure perchè lo svuotamento è incompleto e diminuisce la capacità totale e quindi il tempo tra una minzione e l´altra. A volte si ha lo stimolo ad urinare, ma bisogna attendere alcuni secondi per cominciare la minzione (il tempo che la vescica riesca ad incrementare la pressione necessaria ad urinare). Talvolta il lavoro eccessivo della vescica porta ad una instabilità della contrazione, ad uno stimolo che appare all´improvviso, impellente, imperioso che il paziente non riesce a  trattenere (urgenza), con a volte la perdita di alcune gocce di urina se non si vuota la vescica entro breve tempo. Questi disturbi vanno sotto il nome più ampio di sintomi del tratto urinario inferiore. 

FUNZIONE RENALE A RISCHIO
Con il tempo, l´incremento di pressione in vescica può danneggiare la funzione renale, provocare infezioni urinarie ricorrenti, o la formazione di calcoli in vescica. Secondo alcuni autori, il ristagno vescicale porterebbe ad una infiammazione cronica che potrebbe incrementare il rischio di tumori vescicali. Nei casi più gravi può accadere che improvvisamente il paziente non riesca più ad urinare spontaneamente (ritenzione urinaria acuta), e debba ricorrere al posizionamento di un catetere vescicale per poter eliminare le urine all´ esterno. Il blocco minzionale si presenta con un forte stimolo minzionale, e severo dolore soprapubico. Il catetere viene rimosso in genere dopo 3-7 giorni, per evitare il rischio di infezioni urinarie dovute alla presenza di un corpo estraneo in vescica. E´ bene far precedere la rimozione del catetere da una terapia con farmaci che aiutino la ripresa della minzione (alfa-litici). Circa il 50% dei pazienti torna alla minzione spontanea alla rimozione del catetere. Un ulteriore 25% dei pazienti che resta in ritenzione, riesce comunque ad urinare nuovamente dopo aver posizionato un secondo catetere per una settimana. Il 25% dei pazienti non riprende la minzione e necessita di intervento chirurgico o di catetere a permanenza se le condizioni generali sconsigliano l´intervento.   

GLI ACCERTAMENTI  
Che accertamenti vanno fatti?  La diagnosi di ingrandimento benigno della prostata si basa inizialmente sull´anamnesi (storia clinica del paziente). L´esplorazione rettale permette di valutare le dimensioni approssimative della prostata, la sua consistenza, la presenza di noduli sospetti per malattia tumorale. In genere deve essere eseguita una volta all´anno, per la diagnostica precoce dei tumori prostatici. Si tratta di un esame indispensabile. L´esame che consente di valutare con precisione le dimensioni della ghiandola, le sue caratteristiche strutturali, la presenza e le dimensioni dell´ iperplasia, il grado e la sede dell´eventuale ostacolo urinario, aree sospette per alterazioni tumorali è l´ecografia prostatica transrettale.

GLI ESAMI
L´introduzione di una sonda ecografia nel retto va eseguito a vescica piena. L´esame è considerato opzionale e deve essere eseguito solo in casi selezionati. L´uroflussimetria è un esame di semplice esecuzione, non invasivo, per la misurazione del getto urinario, mediante un computer che elabora un grafico. Si tratta anche in questo caso di un esame opzionale (tranne che per l´European Association of Urology, che lo consiglia). 
Lo studio pressione/flusso e la cistometria forniscono importanti dati sulla capacità e sensibilità vescicali, sulle pressioni urinarie in vescica; tuttavia sono esami invasivi e non sono considerati routinari, ma vengono eseguiti nei casi diagnostici dubbi.

 



Cos'è la prostata? 

La prostata è una ghiandola del sistema riproduttivo maschile, con la forma e le dimensioni di una grossa castagna. Il peso della ghiandola normale è di circa 20-25 grammi. La sua funzione normale è la produzione di un liquido che contribuisce ad una parte dello sperma, tra il 15% ed il 50% del totale. La prostata si trova  subito sotto la vescica, che è un serbatoio muscolare in cui si raccolgono le urine prodotte dai reni, e che, una volta piena, espelle le urine all´esterno attraverso il canale uretrale. Il primo tratto dell´uretra, come dentro un imbuto, attraversa la prostata, da cui è avvolta a manicotto.

 



Che cure ci sono? 

Il trattamento dell´iperplasia prostatica ostruente è volto all´eliminazione dell´ostacolo urinario e dei sintomi ostruttivi e/o irritativi secondari all´ostruzione. 

SOMMINISTRAZIONE FARMACI
Il trattamento medico si basa sulla somministrazione di farmaci. In genere trova indicazione in pazienti con sintomi lievi o moderati. 
L´uso dei farmaci comporta una riduzione di circa il 18-25% del volume prostatico. A lungo termine, la terapia approssimativamente dimezza la probabilità di dover ricorrere all´intervento ed il rischio di ritenzione urinaria acuta. 

RESEZIONE ENDOSCOPICA
La resezione endoscopica della prostata costituisce ancora il cardine della terapia, a cui debbono paragonarsi tutti i trattamenti più nuovi. La metodica è tuttora la più applicata nel mondo e consiste nell´introduzione di uno strumento a fibre ottiche nel canale uretrale, a cui è connesso un microbisturi elettrico, che consente sotto controllo visivo l´asportazione graduale di tutto il tessuto adenomatoso ostruente. L´intervento avviene solitamente mediante anestesia peridurale (il paziente è sveglio, e viene abolita la sensibilità al dolore della porzione inferiore del corpo). La durata operatoria è di circa 45-75´, a seconda della dimensione dell´adenoma prostatico. Il decorso postoperatorio prevede un catetere a permanenza per due giorni. Dopo l´intervento è bene non sottoporsi a sforzi fisici per due-tre settimane. Non ci sono disturbi dell´erezione scientificamente provati. 
In casi selezionati, in cui la prostata sia di piccole dimensioni, l´intervento può essere limitato alla semplice incisione endoscopica della prostata, creando uno o due solchi all´interno della prostata che consentano un buon deflusso urinario. 
Per prostate di dimensioni molto voluminose, superiori ai 60 grammi stimati di adenoma aperto, è consigliabile in molti casi l´intervento a cielo aperto. Richiede una incisione nella sede sopra il pube, con accesso alla prostata che può essere attraverso la vescica oppure diretto. L´adenoma prostatico viene enucleato chirurgicamente dalla restante ghiandola vera. Può essere richiesta la disponibilità di 1 o 2 unita´ di sangue per eventuale trasfusione. Dopo l´intervento si lascia per 5-6 giorni un catetere a permanenza. 

ABLAZIONE CON AGO
L´ablazione con ago della prostata consiste nell´infissione sotto controllo endoscopico di piccoli aghi nella prostata, attraverso il canale uretrale. I risultati a medio termine sono promettenti, con una diminuzione dei sintomi di oltre il 60% ed un aumento del flusso urinario massimo dal 60 al 70%. 

LASER
Il laser consente di focalizzare energie estremamente alte in fasci estremamente ristretti. Le fibre vengono usate sotto visione, per contatto diretto o introdotte direttamente nel tessuto prostatico (via interstiziale). La liberazione di energia porta a distruzione tessutale per necrosi (morte) o per vaporizzazione. Il principale vantaggio è una minore perdita di sangue.
 


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