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Il battesimo dell'acqua

La mia prima immersione tra i pesci pagliaccio, Nemo e la barriera corallina

Ven 07 Ago 2009 | di Angela Iantosca | Mondo
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Lo ammetto, il pensiero di trovarmi negli abissi mi ha sempre terrorizzato, pur guardando con “invidia” a chi aveva il coraggio di gettarsi in acqua e scoprire cosa si muove, chi respira, chi vive nei fondali dei mari e degli oceani. Poi, qualche tempo fa, mi sono trovata di fronte al Mar Rosso e ad una scelta: limitarmi ad osservare dall’esterno o andare a fondo e sentire il mare sopra e intorno a me. Ho messo da parte le mie paure e ho deciso che era giunta l’ora del battesimo dell’acqua. A portarmi “in fondo al mar” Alessandro, un ragazzo di Prato, sub da una vita ed istruttore Padi, che da 6 anni vive sul Mar Rosso. Il motivo? è l’unico posto in cui ci si può immergere tutto l’anno!

LESSON NUMBER ONE
Seduti al tavolino di un bar, mi spiega cosa devo e non devo fare. L’inizio non è esaltante e forse ho dei ripensamenti. Devo respirare sempre con la bocca dall'erogatore, non devo mai dimenticare di farlo perché potrebbe essere pericoloso per i polmoni in fase di risalita. Durante l’immersione, ad ogni metro di discesa negli abissi, devo ricordare di compensare, cioè di stappare le orecchie, come si fa quando si va in montagna. Se mi entra acqua nella maschera, devo inspirare con la bocca, guardare in alto, spingere con la mano sulla maschera e soffiare con il naso. Alessandro mi rassicura: “è semplice, quando sarai in acqua ti verrà tutto naturale…”.  Se lo dice lui!  Poi mi spiega il linguaggio dei segni: per dire che va tutto bene, che non ho problemi, devo fare il segno dell’ok; per dire che qualcosa non va devo muovere la mano come per dire “così così” ed indicare cosa mi fa male. Se alzo il pollice verso l’alto, significa che voglio risalire, verso il basso che possiamo scendere. è la mia prima volta in acqua e penserà lui a portarmi giù, senza che io debba controllare il manometro (che serve a vedere quanta aria rimane nelle bombole). Un pensiero in meno.

LA VESTIZIONE
Mi lascia seduta sulla piattaforma, da cui si parte per immergersi, a riflettere. Metabolizzo tutto ciò che mi ha detto. In attesa del mio turno, comincio a vestirmi. Indosso un mutino (una muta a pantaloncino, sufficiente visto che devo immergermi fino a 7 metri circa per un tempo di 20 minuti, cosa che mi permette di non soffrire il freddo), i pesi (8 kg intorno alla vita), due bombole, le pinne e la maschera. Prima di indossarla, devo sputare all’interno, con le dita spargere il muco e poi risciacquarla con l'acqua del mare: è questo il metodo per non farla appannare durante l'immersione. Fatto questo, attendo il mio "traghettatore". Rimango seduta, anche perché sarebbe impossibile camminare con tutto quel peso addosso (quando ci provo, mi sento come uno dei primi astronauti sulla Luna)!

COME DART FENER
Sono le 12,20 quando comincia la mia prima immersione. Con la mano sinistra mi appoggio al ragazzo che sta alla mia destra. Mi giro su me stessa e… voilà sono in acqua! Metto in bocca l’erogatore e Alessandro mi dice di cominciare con una prova di qualche secondo. Sono tranquilla. Possiamo procedere. Il mio sub svuota dall’aria il Gav (una sorta di gilet che ha una camera ad aria) che ho indosso e comincio a scendere. Lui è sempre dietro di me. Questo mi rassicura. è strano respirare solo con la bocca. Cerco di star tranquilla: quando ci si agita, si consuma più aria ed io voglio godermi tutto ciò che vedrò. Improvvisamente intorno a me si spengono le voci dei bagnanti e sento solo il silenzio. I raggi del sole illuminano la profondità del mare. Vedo allontanarsi i turisti che ho salutato da poco sul filo dell’acqua. Sento solo il suono del mio respiro e le bolle d’aria che risalgono velocemente verso l’alto. Il rumore che provoco assomiglia un po’ a quello di Dart Fener in Guerre Stellari!

IN FONDO AL MAR
Mi sento libera, leggera, protetta: l’acqua mi scivola sulle parti non coperte dalla muta. Non devo muovere le braccia, così mi ha "ordinato" Alessandro. Ogni tanto accelero l’andatura con due colpi di pinne. Ad ogni metro di discesa, compenso. Sono fortunata: di solito la prima immersione si fa in piscina, dove l’unica cosa che si può vedere sono le pareti azzurre con le piastrelline 15x15. Invece io ho la barriera corallina davanti a me. E, intorno, centinaia di pesci di ogni colore. C’è il pesce pagliaccio, c’è Nemo, ci sono banchi di pesci lilla e poi il pesce scorpione. Se sono fortunata, vedo anche una murena… L’ho vista! Sotto di me una razza vola rasoterra e si mimetizza con il colore della sabbia. E poi il corallo: ci sono le madrepore che si sviluppano con rami  che sembrano merletti; il corallo molle che cresce in colonia con lunghi rami sopra una base di roccia dura; le gorgonie che  crescono in colonie e assomigliano ad arbusti a forma di ventaglio. Non mancano i pesci angelo, con il corpo piatto, che nuotano con movimento lento ed elegante; il pesce Napoleone con i colori che vanno dal verde al blu, al giallo e il pesce pappagallo chiamato così per la sua somiglianza al ben più noto volatile. Nel mar Rosso, ci sono anche gli squali. Ma per vederli dovremmo spostarci a 35 km dal punto in cui ci troviamo. I più pericolosi sono quelli a martello. Gli altri, dicono, sono innocui. In realtà pare che tutti i pesci lo siano. Anzi sembra che i pesci siano terrorizzati dall’uomo che, a causa dell’effetto ottico dell’acqua, viene percepito come più grande di quanto non sia in realtà.

VERSO LA LUCE
Scendiamo ancora fino a 7 metri di profondità. In una valle c’è una roccia enorme di forma tonda intorno alla quale nuotano i pesci: provo a toccarne qualcuno, ma fuggono via. Allora mi fermo, tendo la mano, immobile e loro si avvicinano. L’acqua comincia ad essere fredda, ma è troppo intensa la sensazione che si prova lì sotto e non voglio rientrare. Il tempo scorre via velocemente e Alessandro mi riconduce al punto di partenza. La luce si fa gradualmente più intensa e l’acqua sempre più calda… Sto per riemergere, comincio a sentire i suoni provenienti dall’esterno.
Mi stendo sull'acqua in modo da facilitare le operazioni per togliermi le bombole. Tolgo la maschera, le pinne e salgo sulla terra ferma. Sorrido e comincio a cantare: "Le alghe del tuo vicino ti sembran più verdi sai, vorresti andar sulla terra, non sai che gran sbaglio fai. Se poi ti guardassi intorno, vedresti che il nostro mar è pieno di meraviglie, che altro tu vuoi di più. In fondo al mar, in fondo al mar...". 


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