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Macché aborto: ho seguito il cuore e sono felice!

Avevamo pochi soldi e nessun aiuto dalle famiglie. Poi siamo andati al Segretariato Sociale...

Mer 28 Feb 2018 | di Patrizia Lupo | Bambini
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Ho sempre voluto avere una famiglia mia da quando i miei genitori si sono separati. Quando ho conosciuto Fabio,  di poco più grande di me, ho cominciato a pensare che forse con lui avrei potuto avere quello che più di ogni altra cosa desideravo.  

A 22 anni avevo già un bambino,  l’avevo voluto con tutta me stessa. Riempiva la mia vita, tutto era in funzione di lui. Con Fabio c’era piena intesa, lavorava come operaio e di soldi ce n’erano sempre pochi per l’affitto dell’appartamento in cui abitavamo che era alto. Potevamo contare solo su di noi, perché i rapporti con le famiglie non erano buoni e arrivare a fine mese era dura. Per questo, cresciuto un po’ il bambino, lo inserisco all’asilo nido per andare a lavorare. Ma ho nausee e i miei sospetti si fanno certezza con le analisi. 

Non ero preparata ad avere un altro figlio, non subito almeno. Fabio non era preoccupato come me e la sua tranquillità mi spiazzava. Io invece pensavo alle bollette da pagare, all’affitto, alla spesa, già mi immaginavo in mezzo ad una strada con mio figlio. L’aborto forse poteva essere un modo per sfuggire questa situazione. Ma non ero sicura di quello che facevo ed era una decisione troppo grande per prenderla da sola, Fabio mi lasciava fare. 
Volevo parlarne con qualcuno e lo feci con un’assistente sociale. Quando le spiegai i motivi, mi chiese di parlare con il Segretariato Sociale per la Vita,  un’associazione che aiuta persone nella nostra situazione, prima di prendere una decisione definitiva. Presi il telefono e chiamai. Mi parve che avevano già capito tutto e mi dissero che potevano aiutarci, mi invitarono al centro. La gravidanza però si presentava difficile ed ero costretta a letto. 
Loro continuarono a starmi accanto e ci sentivamo per telefono. Mi spiegarono del Progetto Gemma, un aiuto economico di 18 mesi, per affrontare le spese del bambino che nascerà; mi informarono degli  aiuti che potevo avere  dallo Stato. Col passare dei giorni tornò un po’ alla volta la serenità. Non mi sentivo più così sola e accettai la nuova vita che stava crescendo in me. Adesso che è nato Filippo ho la famiglia che volevo. Sono contenta di me, di essermi fidata non solo del mio cuore, ma anche di chi ha saputo starmi vicino e mi ha teso una mano quando ne avevo bisogno.       

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