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Vietnam: per un pugno di riso

Tra la gente che trascorre la giornata con le gambe che affondano nel fango e la schiena piegata a metà

Mer 28 Feb 2018 | di Roberto Gabriele | Mondo
Foto di 29

Quando parto per un viaggio, lo faccio per un motivo che ogni volta è diverso. La prima cosa che decido è la stagione, che non deve essere necessariamente quella con il sole e il tempo stabile, ma può essere un momento particolare dell’anno in cui avviene qualcosa di unico. Per questo ho deciso di partire per il Vietnam a marzo: perché mi interessa fotografare la raccolta del riso. Me ne hanno parlato altri amici viaggiatori che ci si sono trovati per caso: la mietitura avviene a ottobre e a marzo ed è un momento straordinario per immortalare il lavoro duro di questa gente che passa la giornata con la schiena piegata a metà e con le gambe che affondano nel fango fino alle ginocchia. Le valli intorno ad Hanoi riescono a dare a questa gente due raccolti all’anno. Ottobre è più freddo, marzo è il periodo migliore: le giornate sono più lunghe e la gente lavora nei campi quando è ancora notte, perché durante il giorno fa già caldo.

PIATTO NAZIONALE
Il riso in Vietnam, come in tutta l’Indocina, è il piatto nazionale, io pensavo che da qui lo esportassero in tutto il mondo vista la grande produzione che hanno. In realtà, andando da quelle parti mi sono accorto del fatto che ciascuno coltiva il proprio campo a mano e ad uso quasi esclusivamente familiare. Il più grande produttore al mondo di riso è la Cina, dove viene lavorato su larga scale con mezzi agricoli meccanizzati. E molto spesso, anche in Vietnam, nonostante la grande produzione che hanno, il consumo interno è ancora maggiore e loro stessi tendono a comprare dalla Cina, visto che gli costa anche di meno: la globalizzazione è un concetto davvero planetario, anche qui il mercato regola lo stile di vita delle persone. 

LA MIETITURA
Per vedere la mietitura del riso ci vuole un po' di fortuna, bisogna andare a marzo, ma tutto dura pochissimo: 7-10 giorni al massimo… Basta che la stagione vada un po' lunga o troppo corta e facilmente si può perdere il momento cruciale del viaggio… I posti migliori dove vedere la raccolta del prezioso cereale sono Sapa e Mai Chau. Sapa è più bella, è la famosa zona con le colline terrazzate, ma qui il riso viene raccolto solo a ottobre, a fine estate. Più a sud invece i raccolti sono due perchè fa più caldo tutto l’anno e il raccolto si fa in pianura sia ad ottobre che a marzo.

SEMPRE SORRIDENTI
I vietnamiti sorridono sempre, anche quando si vedono circondati da fotografi mentre lavorano duramente, hanno sempre la spiccata accoglienza che contraddistingue la gente del SudEst asiatico e in generale quasi tutti i popoli che vivono in campagna o in montagna. Qui vestono quasi tutti con abiti tipici e quasi tutti indossano il tradizionale cappello di paglia a forma di cono allargato; altri utilizzano i cappelli coloniali di stile inglese, quelli da “esploratore” di altri tempi per intenderci. Con le loro infradito li vedo che si avventurano nei campi fangosi nei quali affondano fino al ginocchio, riuscendo a non sporcarsi i vestiti.

NOLEGGIA UNA BICI
Se vuoi andare a vedere la mietitura del riso ti consiglio due cose: la prima è di noleggiare per una manciata di euro una bicicletta per spostarti: Mai Chau è un territorio completamente pianeggiante e con la bici riesci a spostarti molto più velocemente da una parte all’altra per cercare la gente che lavora. L’altra cosa che ti consiglio è di prevedere lì almeno 24 ore: il raccolto dura pochi giorni, quando il riso  maturo dura pochissimo sulla pianta, poi in poco tempo marcisce, questo è il motivo per il quale viene prima tagliato, raccolto in fascetti legati con un filo d’erba e lasciato sul campo ad essiccare per qualche giorno, poi si ritorna a prenderlo per la lavorazione. Ti dico di rimanere 24 ore perché riuscirai a vedere tutte le fasi della lavorazione, che in quelle frenetiche giornate continua senza sosta, in particolare durante il raccolto di marzo.

COME SI COLTIVA
Quando le piante arrivano a maturazione, vengono tagliate con una roncoletta dalle sapienti mani dei tagliatori e raccolte in fascetti che vengono prelevati dal campo dopo aver fatto una breve pre-essiccatura di qualche giorno. Questa fase  è funzionale ad abbreviare i tempi di raccolta e togliere la pianta dall’acqua appena matura prima che marcisca. Dopo pochi giorni si prelevano i fascetti di piante e si portano alla lavorazione, che consiste nel dividere i chicchi dal resto della pianta con l’aiuto di una macchina tanto rudimentale quanto efficace, una rumorosissima apparecchiatura che gira con un motore a scoppio di produzione giapponese e che spara le piante dai chicchi radunandole in un mucchio a parte. Il riso a questo punto viene portato ad essiccare steso al sole per qualche giorno. Dopodiché verrà eliminata la pula: si aspetta una giornata ventosa e si lancia il riso in aria, la pula volerà via e il riso più pesante resterà sul posto. Poi viene stivato definitivamente nei sacchi che lo conserveranno fino a quando verrà consumato. I campi vengono coltivati a mano e con tecniche elementari e, quindi, dato il largo consumo che si fa del prezioso cereale, le famiglie riescono a stento a farselo bastare per un uso interno.

MUTUO SOCCORSO
A seconda della maturazione che può essere diversa di qualche giorno tra un campo e l’altro, le famiglie si riuniscono tra loro in una sorta di cooperativa di mutuo soccorso, con la quale ci si aiuta l’uno con l’altro nel raccogliere tutti insieme il primo grano che esce per poi spostarsi su un altro campo tardivo. In un campo lavorano dalle 2 alle 10 persone, ma possono essere molte di più a seconda dei ruoli. Le fasi della lavorazione sono concitate, ciascuno ha qualcosa da fare, i lavori pesanti vengono fatti da chi è disponibile in quel momento, uomo o donna che sia, chi è libero lavora. La raccolta è faticosa per la posizione e per il fatto che richiede comunque una certa abilità, ma anche spostare una carriola carica non è di certo un lavoro leggero, ma qualcuno deve pur farlo per portare interi campi di riso tagliato e appena raccolto e consegnarli a quelli che hanno la macchina separatrice dei chicchi dalla pianta. Questi ultimi sono quelli che stanno meglio e faticano meno: il loro lavoro più pesante è infilare i fascetti delle piante nella bocca della macchina che fa il lavoro di pulizia e separazione. Loro, essendo dei free lance, lavorano per parecchie famiglie e il loro lavoro può protrarsi anche fino a notte fonda, per questo usano torce frontali.

I CORRIERI DEL RISO
Altra figura che non manca sono i corrieri che prendono il riso dal campo e vanno a portarlo alle macchine pulitrici, a bordo di motorini e biciclette o caricandoseli a spalla nelle gerle di juta intrecciate. Su quei motorini puoi vederci intere famiglie, puoi vederci portare al macello fino a 6 maiali ancora vivi, su un motorino ci possono stare decine di chili di merci che vanno a vendere al mercato, ci ho visto portare 4 anfore alte 1,90 metri l’una. 

NESSUNO SFRUTTAMENTO MINORILE
I bambini vanno a scuola, il raccolto fortunatamente non li coinvolge, non è un lavoro adatto a loro, lo faranno si, ma quando diventeranno grandi. In Vietnam i bambini non vengono sfruttati per lavorare, neanche quelli di campagna, che giocano e si divertono con semplicità in giochi che gli insegnano molte abilità fisiche e motorie. Quando sono piccolissimi le mamme se li caricano sulle spalle come se nulla fosse e li portano legati a sé con una fascia mentre vanno a fare la mietitura.

NESSUN RUMORE
Una passeggiata in bicicletta da quelle parti vale il viaggio: non ci sono auto, non ci sono pericoli, il territorio è pianeggiante e ti stupirai per quanto sia silenziosa la valle di Mai Chau, gli unici rumori che si sentono sono un motorino ogni tanto che passa e si allontana oppure il rumore delle macchine separatrici che potrai sentire incessante, ma solo nei giorni di raccolto. La vita scorre come una volta, semplice, e si fa bastare poche innovazioni tecnologiche. Come gli smartphone, che sono nelle mani di tutti, ma l’abbigliamento è rimasto spesso tradizionale con tessuti colorati e a fiori: la felicità di un popolo non si misura con il reddito procapite o con il tipo di governo che ha, la felicità la leggi nel viso della gente quando non c’è microcriminalità e quando i mercati sono pieni di merci fresche. Qui ci sono entrambe e i vietnamiti riescono a vivere con pochi euro al giorno, ma con grande dignità. 

SULLA TAVOLA DEI VIETNAMITI
Il riso non manca mai sulla tavola dei vietnamiti, se ne trova in ogni piatto. Lo fanno bollito e lo servono in bianco per accompagnare altri piatti di carne o di pesce. Il riso appiccicoso è di particolare pregio per loro ed è buono anche per i nostri palati, pur non essendo un gusto al quale siamo abituati. In tutto l’oriente il riso sostituisce il pane e per questo è l’alimento più diffuso. Oltre a servirlo bollito in bianco, il riso viene fatto ripassare nel wok con carne o pesce oppure viene fritto e poi condito con verdure.

UN SALTO NEL TEMPO
La raccolta del riso in Vietnam è un vero salto nel tempo: si viene proiettati nella nostra Italia del dopoguerra, si torna a quando il rapporto tra uomo e il lavoro della terra era stretto e quotidiano, potrai respirare le atmosfere rurali che ci hanno raccontato i nostri genitori, potrai rivivere le sensazioni di una società contadina che da noi ormai è scomparsa.      
 

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