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Ecco chi rema contro la class action

Passa la legge che istituisce il ricorso collettivo, ma da gennaio 2010. E non riguarderà gli scandali finanziari

Ven 07 Ago 2009 | di Armando Marino | Attualità

A chi fa paura la class action? Alla fine il ricorso collettivo è legge, ma con rinvio: altri 6 mesi d'attesa, fino a gennaio 2010. La notizia non è tanto nel rinvio in sé, quanto nel fatto che è la terza volta che si decide di rimandare l'applicazione di questa procedura giudiziaria che il film “Erin Brokovich” ci ha insegnato a conoscere nella sua versione americana, ma che esiste praticamente in tutti i Paesi dell'Unione europea. Così fan tutti, tranne noi: perché? Prima di provare a rispondere bisogna dire in poche parole cos'è la class action. è semplicemente una forma di azione legale in cui i cittadini, che vedono leso un proprio diritto di consumatori, si associano per fare un'unica causa in comune contro chi, stato o azienda, è responsabile della violazione. Uno strumento fondamentale in tutti quei casi in cui non sono in ballo grosse cifre per il singolo consumatore. Come nel caso di bollette pazze da 50-100 euro. Vale la pena far causa per cifre così piccole? Con la class action i consumatori si possono alleare, ripartendo le spese della causa. In caso di pronuncia favorevole del giudice, varrà per tutti coloro che hanno agito in giudizio. Quando sembrava che la legge stesse per entrare in vigore, in migliaia hanno scaricato il modulo per far causa dai siti delle associazioni di consumatori. Le possibili applicazioni sono tante: la banca che applica spese non dovute sul conto corrente, l'assicurazione che non paga i danni di un disastro che ha colpito più persone, la tv a pagamento che impone costi di chiusura dell'abbonamento a chi tenta di rescindere il contratto. Ma anche famosi casi di risparmio tradito, da Cirio a Parmalat, alla stessa Alitalia. Peccato che la norma approvata non preveda la retroattività, escludendo quindi dall’applicazione tutti i scandali finanziari che hanno distrutto i risparmi di migliaia di italiani. Le associazioni di consumatori si stanno battendo, ma a qualcuna forse stava a cuore soprattutto la delega alle associazioni stesse a promuovere le cause (mentre in altri Paesi può farlo qualunque comitato di cittadini): per loro sarebbe stato un bel business. Rispondere alla domanda ora è più facile. A chi fa paura la class action? A quella parte dell'industria italiana che teme un mercato regolato, teme di perdere il fiume di soldi che guadagna con piccoli e grandi abusi. In breve, teme il gioco corretto e non vuole rischiare di confrontarsi a viso aperto con i consumatori e la concorrenza. C'è un intero pezzo d'Italia che sta tentando di difendere privilegi come questi: le banche che non vogliono eliminare la commissione di massimo scoperto, le assicurazioni che vorrebbero tornare alle agenzie monomandatarie, le farmacie che premono per una legge che cancella le parafarmacie (come quelle nei supermercati), i tassisti che non vogliono l'emissione di altre licenze. Tutte categorie che cercano di congelare l'Italia nella situazione in cui è. Una situazione che però vede l'economia sempre meno competitiva nei confronti di Paesi meno immobili del nostro. E intanto la ricchezza prodotta dal nostro Paese rallenta sempre più. Chi gioca al gioco della difesa dei privilegi fa come l'orchestra del Titanic che continua a suonare mentre la nave affonda. Sarebbe ora di iniziare a remare tutti insieme, invece. Anche a rischio di far arrivare qualche schizzo d'acqua a chi finora se n'è stato al riparo. 


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