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Aiutare la natura produce ricchezza

Il valore dei servizi ecosistemici: pagare un po’ tutti prima per valorizzare le risorse è la nuova e conveniente frontiera. I casi virtuosi in Italia sull’acqua

Mer 28 Feb 2018 | di Roberto Lessio | Ambiente
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Le iniziative per garantire la qualità dell’aria che respiriamo e dell’acqua che beviamo, la biodiversità delle specie vegetali e animali, il lavoro degli insetti impollinatori, la fertilità e l’uso sostenibile del suolo e del sottosuolo, la preservazione e la valorizzazione delle foreste, il bisogno di avere un mare pulito, spesso in passato erano viste dai più come lodevoli iniziative ecologiche. Ma quasi mai veniva considerato il loro enorme significato economico. La difesa e la valorizzazione degli ecosistemi naturali finalmente oggi inizia ad essere vista anche dal mondo dell’economia come una necessità di sopravvivenza piuttosto che un intralcio agli affari. 
Vale a dire che il capitale naturale è indispensabile per qualsiasi altro tipo di capitale artificiale (strade, industrie, tecnologia) e per tale motivo deve essere remunerato. In pratica, si comincia a capire che la Natura eroga spontaneamente veri e propri “servizi”, senza i quali nessun tipo di economia potrebbe essere realizzata, esattamente come avviene per i servizi che siamo abituati a ricevere quotidianamente (acqua, energia, igiene urbana, sanità, trasporti, etc.). Magari con pochi soldi alla volta, ma è sempre più evidente che bisogna “pagare” in anticipo questi servizi (prevenzione e danni evitati) piuttosto che spendere sempre più per riparare le catastrofi dopo che i medesimi servizi sono stati messi in condizione di non funzionare (riduzione del danno post evento). Non vale più il principio “chi inquina paga” (ex post), ma “si paga prima per mantenere il beneficio” (ex ante). Alcuni esempi sono già disponibili e non a caso riguardano un tema globale molto delicato, che ci sta particolarmente a cuore: l’acqua pubblica. Una volta tanto partiamo dal nostro Paese. 

AIUTARE L’ACQUA... IN BOLLETTA
Già dal 2005 la Regione Emilia Romagna ha emanato una direttiva regionale (Dgr 933/2005, modificata nel 2012 in modo non sostanziale) per salvaguardare l’acqua, tramite un indennizzo prelevato in piccola percentuale sulla bolletta idrica. L’indennizzo viene utilizzato per interventi in area montana, nei boschi e nelle foreste che interessano importanti bacini idrografici. Gli alberi infatti svolgono un’insostituibile attività di regolazione dei flussi idrici: contrastano l’erosione e il dilavamento del suolo, fanno penetrare l’acqua nel sottosuolo, favoriscono la purificazione e potabilizzazione. Così le falde acquifere di pianura vengono alimentate più adeguatamente dai bacini idrici di montagna. Dopo circa un decennio l’Agenzia concessionaria del servizio idrico nella Regione (Atersir) è riuscita a distribuire alle Province oltre tre milioni di euro l’anno. 

AIUTARE I BOSCHI PER MIGLIORARE I SERVIZI IDRICI
In abbinamento a questa esperienza spicca l’attività della società Romagna Acque, che eroga il servizio di acquedotto ad oltre un milione di residenti con acqua che proviene per oltre il 50% da fonti ubicate in aree protette. L’intervento più importante ha riguardato la diga di Ridracoli (FC), nel cuore del Parco nazionale delle foreste casentinesi. In passato l’erosione del suolo causò problemi alla diga e alla qualità dell’acqua contenuta in essa. Attraverso un apposito schema di pagamento, i proprietari dei boschi sono stati incoraggiati ad adottare pratiche sostenibili di gestione forestale, che hanno notevolmente ridotto il fenomeno dell’erosione, permettendo anche un notevole miglioramento qualitativo della risorsa. Anche le grandi metropoli comunque si stanno muovendo nella direzione del pagamento dei servizi ecosistemici. 

IL CASO NEW YORK
L’esempio più significativo lo offre l’azienda municipalizzata per la fornitura di servizi idrici di New York:  un accordo con i proprietari delle foreste che interessano i bacini di captazione dell’acqua fornita a milioni di residenti. Con uno specifico programma di gestione forestale che permette un deflusso idrico costante per qualità e quantità, i proprietari dei boschi a loro volta ricevono un flusso costante di reddito attraverso un’addizionale della tariffa idrica pagata dagli utenti finali. 
Si calcola che senza questo programma, sarebbe stato necessario costruire appositi impianti di potabilizzazione con una spesa di gran lunga superiore, che sarebbe comunque gravata sulle bollette. È dimostrato quindi che questi servizi ecosistemici, così come prevedono le nostre leggi per lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti pubblici, il servizio idrico, l’energia, il gas, etc., sono realmente efficaci, efficienti ed economici. In sostanza, nei servizi che ci rende ogni giorno la Natura sta la vera ricchezza di cui possiamo godere tutti. Basta esserne consapevoli e agire di conseguenza.    

 


L’autotassazione che fa volare il bio e tutela i fiumi

In Germania, 12mila agricoltori della Bassa Sassonia, per una superficie complessiva di 300mila ettari, sono stati coinvolti da una piccola tassazione denominata “water penny” inserita direttamente nella bolletta dell’acqua. Serve a pagare le aziende che convertono le loro produzioni all’agricoltura biologica, contribuendo così a diminuire lo spargimento di pesticidi e di fertilizzanti chimici che penetrano nelle falde acquifere.  Con la medesima tassa vengono finanziati anche i ripristini degli ecosistemi fluviali e delle zone umide della regione. La tassa raccoglie annualmente circa 30 milioni di euro.
 

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