acquaesapone Salute
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Come combattere il cancro colorettale

È una delle neoplasie maligne più diffuse in Occidente: ma guarire si può

Mer 28 Feb 2018 | di Maria Giovanna Graziani | Salute
Foto di 3

Il cancro colorettale rappresenta una delle neoplasie maligne più diffuse nei Paesi occidentali.
 
Esso incide per circa il 10/15% di tutti i tumori maligni e, a dispetto dei progressi nell’ambito diagnostico e terapeutico, la sua prognosi resta sfavorevole, con una sopravvivenza a cinque anni, dal momento della diagnosi, inferiore al 50%.
In Italia il cancro colorettale rappresenta la seconda causa di decesso per neoplasia; nell’anno 2000 sono stati registrati circa 35.000 nuovi casi  e oltre 19.000 pazienti sono deceduti per tale patologia.
Ciò che appare sorprendente, in relazione a tali premesse, è che una mortalità tanto elevata dovuta al cancro colorettale potrebbe essere teoricamente annullata; infatti, la ricerca medica ci ha fornito le conoscenze adeguate per adottare metodiche di SCREENING estremamente efficaci, virtualmente in grado, se opportunamente ed estensivamente adottate, di formulare una diagnosi precoce. Da qui l’importanza della diagnosi precoce della presenza di polipi soprattutto del colon, che sono suscettibili di trasformazione maligna.

I POLIPI DELL’INTESTINO
I polipi dell’intestino sono rilevatezze mucose che protrudono nel lume, evidenziabile prevalentemente con un esame endoscopico, che possono avere aspetto peduncolato, sessile o piatto, a seconda della forma della base che li fa aderire all’intestino. Se i polipi  sono multipli si parla di poliposi. Il polipo può essere infiammatorio, per uno stato infiammatorio della mucosa, iperplastico, per la reazione rigenerative del tessuto. Può essere adenomatoso, cioè un tumore benigno che alcune volte è già o può trasformarsi, con diversi gradi di displasia, in maligno, con displasia grave e/o carcinoma in situ. In ognuno di questi casi, se viene correttamente resecato, nel corso dell'esame endoscopico, con i margini di resezione liberi dalla malattia, la polipectomia endoscopica è da considerarsi una terapia definitiva. I controlli sono necessari perché questi polipi tendono a riformarsi. Ma esistono polipi del duodeno, dello stomaco e dell'esofago altrettanto frequenti, che vanno comunque resecati ed analizzati, per determinarne la natura. 

NON TUTTI SONO MALIGNI
Non tutti i polipi, però, sono a rischio di malignità. Solo gli adenomatosi costituiscono lesioni precancerose e di essi solo una piccola percentuale si trasforma in neoplasia maligna. La malattia, abbastanza rara prima dei 40 anni, è sempre più frequente a partire dai 60 anni, raggiunge il picco massimo verso gli  80 anni e colpisce in egual misura uomini e donne. L'incidenza è in aumento nella popolazione femminile per via delle abitudini di vita sempre più uniformi tra i due sessi. 

NO SINTOMI
I pazienti con polipi del colon non hanno sintomi. In alcuni casi può essere presente una lieve anemia, con episodi di perdita di sangue durante la defecazione o solo perdita cronica di sangue occulto cioè evidenziabile solamente all'esame microscopico delle feci.

LA DIAGNOSI
Per la diagnosi dei polipi dell'intestino la colonscopia rappresenta il GOLD STANDARD, consente infatti resezione diretta ed eventuale resezione del polipo.
La più efficace opera di prevenzione del cancro al colon è lo screening precoce  e l’eventuale asportazione dei polipi intestinali. Dal momento che oltre il 40% dei soggetti con più di 60 anni presenta lesioni precancerose (polipi adenomatosi) è vivamente consigliato sottoporsi ad una colonscopia attorno ai 50-55 anni di età. Qualora si registrassero casi di cancro del colon o di poliposi familiare tra i parenti di primo grado, lo screening dovrebbe avvenire in età più precoce.

Condividi su: