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La migliore offerta

Più scelte per i nostri figli a tavola: colpa... del senso di colpa?

Mar 27 Mar 2018 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Tesoro preferisci le cotolette di pollo o gli spaghetti al sugo? Non ti vanno le verdure cotte? Vuoi che ti prepari due patatine fritte? Esercizio per la lettrice o lettore: provate a indovinare in quale data sono state pronunciate queste domande da una mamma o un papà che preparavano il pranzo per i propri figli. Va bene, rispondere al quesito con una data vera e propria è impossibile. Però una cosa è certa: non più di dieci-quindici anni fa. Perché il “pasto con offerta di alternative” è un’usanza introdotta relativamente di recente nelle famiglie italiane (a meno che non parliamo di miliardari con abbondante personale in cucina pronto a servirci un variegato menù).

Dare abitualmente ai figli la possibilità di scegliere tra più alternative di pasti è un’usanza moderna. Quando ero ragazzina io poteva capitare al massimo occasionalmente, la domenica se la mamma aveva un attacco di tenerezza e voleva premiarmi, preparando qualcosa di speciale che fosse di mio gusto. Nei giorni “normali” mia madre preparava un menù che io avrei scoperto solo al ritorno da scuola. Al massimo, nelle famiglie più permissive era consentito mangiare solo parzialmente una delle portate o alzarsi da tavola senza aver svuotato proprio tutti i piatti. Buttare via un piatto già pronto? Mia madre non se lo sarebbe mai neanche sognato.

La proposta di un menù con più scelta è in gran parte un’espressione del senso di colpa perenne che abita i genitori di oggi. Mia madre lavorava, eppure a pranzo riusciva a staccare dal lavoro, tornare a casa e mettere a tavola il cibo, in parte preparato la mattina o la sera prima, complice anche il fatto che vivevamo in un centro in cui le distanze erano relativamente ridotte. Oggi durante il giorno è sempre più difficile riuscire a passare del tempo con i propri figli, spesso siamo costretti a ricorrere a cibi pronti e, contemporaneamente, siamo bombardati da una comunicazione commerciale che ha abbracciato in pieno, almeno a parole, le raccomandazioni salutiste. Tutto quel che viene pubblicizzato è bio, è freschissimo e naturale. E tu, madre snaturata che togli dal surgelatore una busta di cibo precotto e confezionato e lo ficchi nel microonde, sei una genitrice snaturata.
Ecco perché, credo, cerchiamo disperatamente di recuperare il baratro che separa la vita normale di un genitore con l’immagine stereotipata che ci viene trasmessa dal mondo che ci circonda. Vedere un figlio che mangia di gusto ci solleva almeno un po’ la coscienza. D’altro canto, siamo anche bombardate dalle minacce di sventure per la salute dei nostri figli derivanti da un’alimentazione scorretta. E, certo, c’è tanto di vero: i ragazzi hanno bisogno di un’alimentazione variata e nutriente, ma devono imparare a gestire il loro rapporto con il cibo in modo da non cadere nella trappola del “comfort food”, il cibo come consolazione, che è alla causa di tanti disordini alimentari. è probabilmente vero che il nostro esempio è importante, ma credere che dipenda tutto da noi, mi pare esagerato. Consoliamoci così: una recente statistica dell’Ocse, organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo che raccoglie 35 Paesi, la Francia è il paese in cui gli abitanti spendono più tempo a mangiare: 2 ore e 11 minuti al giorno. Ma anche noi non andiamo poi così di fretta: siamo secondi per appena cinque minuti. Gli Stati Uniti, per dire, passano a tavola la metà circa del tempo che impegnamo noi. Non per niente sono il Paese del fast food e del dramma obesità. Noi saremo sicuramente meno produttivi, ma su come si maneggia una forchetta e ci si gode un buon pasto, nessuno può darci lezioni.         
 

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