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Auto: ora ci vuole una “scossa”!

La via d’uscita? L’auto elettrica: risparmi e non inquini

Mer 08 Apr 2009 | di Maurizio Targa | Ambiente
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Numeri da tregenda per il mercato automobilistico. I dati italiani, relativamente alle immatricolazioni di gennaio 2009, sono un pugno nello stomaco: - 33% di nuove auto messe su strada. Dati da far tremare i polsi, e l’Italia non è che uno specchio della crisi che sta investendo l’intero comparto mondiale delle quattro ruote: in tutto il mondo si cerca la ricetta per evitare che il settore precipiti. L’auto ecologica sembra oggi la risposta migliore per rivitalizzare il comparto: si è espresso a suo favore il neo presidente USA Barack Obama, ed anche in Italia si alza sempre più forte la voce di chi chiede che si punti, con decisione, verso la strada del motore elettrico.
«Sorprendentemente il nostro è il Paese col maggior numero di veicoli elettrici acquistati – dicono dalla CIVES (Commissione Italiana Veicoli Elettrici Stradali) –, ma per decollare veramente l’auto elettrica ha bisogno di sostegni e di un’economia di scala».
E la ragione che impedisce all’auto dalla (vera) emissione zero di zozzerie inquinanti di diffondersi a macchia d’olio è il classico cane che si morde la coda: la produzione è bassa perché la domanda è poca, e la domanda è scarsa perché il prezzo è alto (un’auto elettrica costa il doppio di una tradizionale).
Ma, se gli aiuti statali fossero convogliati massicciamente ad incentivare produzione ed acquisto di veicoli elettrici, spiegano dalla CIVES, il mercato ne riceverebbe la spinta decisiva. «E sarebbe davvero una soluzione: in Italia e in Europa il 60% delle percorrenze giornaliere sono inferiori a 30 km, il 90 % al di sotto dei 100 km. Le batterie di nuova generazione garantiscono un’autonomia di circa 200 chilometri, con tempi di ricarica non oltre le 6 ore». Ed il risparmio è reale: 100 chilometri di tracciato misto (urbano ed extraurbano) si percorrono con una spesa media di 2 euro e la velocità che un impianto ad energia pulita riesce a garantire oggi è di oltre i 100 kmh. Per non parlare dell’inquinamento acustico, anch’esso azzerato. Insomma, la soluzione, come al solito, è dietro l’angolo. Solo che si continua a far finta di non vederla.

CHI DEVE DARE L’ESEMPIO
Alle pubbliche amministrazioni CONVIENE L’AUTO ELETTRICA
«Per il privato cittadino – dicono dalla CIVES –, obiettivamente  in attesa della realizzazione e di un’adeguata diffusione di parcheggi muniti di colonnine di ricarica pubbliche come sta avvenendo negli USA, quello della ridotta autonomia può rappresentare un fattore di incertezza». Nonostante le seconde auto e gli scooter delle famiglie percorrano pochi chilometri al giorno, per lo più in città, l'eventualità di non poter far fronte a percorrenze più lunghe – ammettono dalla CIVES - rappresenta ad oggi ancora un gap. Diversa è in ogni caso la situazione per i veicoli utilizzati nelle città da aziende, società e amministrazioni pubbliche. Indagini effettuate già negli anni '70-80 hanno mostrato che tutti i veicoli utilizzati in tale contesto percorrono poche decine di chilometri al giorno. E la ragione è ovvia: si tratta di mezzi ai quali vengono assegnate missioni di rapido spostamento verso una destinazione nel raggio della città, che una volta raggiunta sarà il teatro dell'attività di servizio vera e propria: la riparazione di un guasto, un allacciamento elettrico o telefonico, ecc. Per questi impieghi non vi è ragione che non vengano utilizzati veicoli elettrici, i quali oltretutto, per le loro qualità ambientali, presentano una capacità "penetrativa" sconosciuta a quelli tradizionali: possono entrare ovunque e dovunque nei periodi di restrizione del traffico per motivi di inquinamento.


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