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Tutti giornalisti... ma senza lavoro

Tanti vogliono fare questo mestiere, ma hanno davanti un'amara realtà

Ven 07 Ago 2009 | di Francesco Buda | Media

“Anche tu precario? No, ho la fortuna di essere sfruttato a tempo indeterminato”.
Così una vignetta su giornalistiprecari.it,  sito di giovani professionisti dell'informazione che si presentano in poche, incisive righe: «Abbiamo uno scopo: ridare dignità ad una categoria bistrattata quale è quella dei giornalisti o aspiranti tali. Non siamo “carne da macello”. Siamo persone che, per l'appunto, dovrebbero avere, ma non hanno, una dignità lavorativa». Sorvolando sulla dignità, che chi ha il posto fisso in redazione non sempre esprime, quello che manca nell'informazione è il lavoro.
Si annunciano tagli nelle piccole testate di provincia come in quelle nazionali più note ed importanti, nei quotidiani e nei periodici, nella carta stampata, in radio e alla televisione.

Licenziamenti ad alta tiratura

È la triste realtà che si presenta ai figli del boom dei corsi universitari a tutta comunicazione? Solo 7 laureati su 100, nei cinque anni dalla laurea specialistica in Scienze della Comunicazione, hanno trovato uno sbocco nella stampa ed editoria, dice una ricerca di AlmaLaurea del 2006.
Se un tempo icona del giornalismo era la macchina da scrivere, ora ci sono le forbici. Quelle dei tagli agli organici redazionali. Le assunzioni non arrivano, anzi gli editori licenziano, pure nelle testate più blasonate. Ad essere in bilico ormai non sono solo i precari, ma anche gli assunti.

Grandi e piccoli nel mirino
Tagli previsti ovunque: 90 giornalisti in meno al Corriere della Sera (il 25% dei suoi 361 redattori ), 48 al Messaggero, a Napoli i cronisti del Mattino scioperano per scongiurare la potatura decisa dalla proprietà, la Gazzetta del Mezzogiorno ne fa fuori 10, La Stampa  di Torino prevede riduzioni ancora da quantificare, e poi “esuberi” annunciati all'Unità, e al Gazzettino. 24 Minuti, il quotidiano gratuito “free press” del Sole 24 Ore ha già chiuso. 
Grandi e piccoli sono sotto la scure delle “ristrutturazioni” aziendali. Quella del colosso Rcs Periodici riguarda in tutto 500 dipendenti. Colpa anche delle minori entrate pubblicitarie (scese anche del 30%) e del calo delle vendite.
Ma pure  per chi lavora nel luccicante mondo della tv ci sono guai in vista. 25 giornalisti - per esempio - sono sotto licenziamento a La7 e la situazione ha tutta l’aria di diventare ancora peggio di quando oltre 150 giornalisti precari della Rai si appellarono al Presidente della Repubblica Ciampi invocando un contratto dignitoso.

Cari ragazzi, non c'è lavoro
«Bisogna trovare il coraggio di dire ai giovani aspiranti giornalisti che almeno nei prossimi 5 anni non esistono speranze di lavoro», dice Franco Abruzzo, storico presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, figura di spicco della formazione dei professionisti dell'informazione. «Gli ultimi due bienni dell’Istituto Carlo De Martino per la Formazione al Giornalismo hanno fatto registrare un flop occupazionale pauroso: solo 13 allievi su 80 hanno un posto, in molti casi a termine. I giornalisti disoccupati in ambito nazionale sono all’incirca 2mila, mentre l’esercito dei free lance è forte di quasi 25mila unità. La crisi dei media nei prossimi due anni – avverte Abruzzo - comporterà l’uscita, si ritiene, di 2.500 unità dalle redazioni. Ed è evidente come 18 master universitari siano troppi. La situazione è drammatica».
I laureati in Scienze della Comunicazione negli ultimi 4 anni sono quasi 17.000. Chi li assumerà? Se uno sente che quella del giornalismo è sua vocazione, prenda penna e taccuino e si scriva questa notizia... ma pure altri annunci di lavoro e si appunti bello maiuscolo il titolone: REALISMO!   


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