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Fuffi e fido pagano le tasse

Gli animali, per lo Stato, sono dei beni di lusso. Ma forse qualcosa cambierÓ...

Mar 27 Mar 2018 | di Armando Marino | Soldi
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Anche gli animali pagano le tasse. Ma con un sostituto d’imposta. Detto in parole più semplice, cioè diverse da quelle che usa la burocrazia, per Fuffi e Fido le tasse le pagano i loro compagni di vita umani. La tassa più importante è l’Iva che la legge fissa al 22% sia sulle “scatolette”, intese come termine generico per indicare tutti i tipi di alimento per animali domestici, dall’umido alle crocchette, sia sulle cure mediche. Si tratta dell’aliquota massima, al netto di eventuali ulteriori aumenti, che potrebbero arrivare a causa delle cosiddette clausole di salvaguardia, cioè gli impegni di aumento Iva che l’Italia ha promesso all’Europa in caso che non riesca a centrare in altro modo gli obiettivi di bilancio fissati, per un Paese che ha un debito pubblico enorme e sempre crescente.

L’aliquota al 22% è la stessa che si applica ai beni di lusso, mentre ci sono altre categorie merceologiche, come i libri, il cibo per gli esseri umani o i lavori edili, cui vengono applicate aliquote agevolate tra il 4 e il 10%. Gli animali dunque per lo Stato sono un “bene di lusso”. Che si sia animalisti o meno, non si può non notare l’incongruenza. Se un cane di razza comprato in allevamento può effettivamente essere un “bene” di lusso che può costare migliaia di euro, un animale randagio sottratto al canile o al gattile non si paga e soprattutto fa risparmiare lo Stato, che gestisce le strutture di accoglienza per i randagi. Inutile ripetere il dato acclarato che per milioni di italiani gli animali da compagnia siano a tutti gli effetti membri della famiglia. Molto più interessante specificare che poterli nutrire e curare adeguatamente è anche utile ai fini di salute pubblica. Invece lo Stato riconosce per le cure veterinare una detrazione fiscale limitata a una spesa massima di 387,34 euro, con un risparmio massimo di 49,06 euro. Ma soprattutto, i farmaci veterinari sono più costosi di quelli umani, spesso per motivi incomprensibili che non siano la mera speculazione, quando i principi attivi siano gli stessi. Non si tratta di voler vedere come uguali umani e animali, ma di garantire ai primi la possibilità, avvertita ormai come un’esigenza da milioni di persone, di accudire al meglio i secondi. 

Il mese scorso la Lav ha manifestato per chiedere alla politica di muoversi per cambiare le cose, favorendo, ad esempio, l’introduzione del farmaco generico per animali e abbassando l’Iva su cure e cibo. Ma sarà una lunga e difficile battaglia.
 

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