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Quarta gravidanza con 3 figli?

Con un solo stipendio, non volevo tenerlo. Ecco come abbiamo risolto: Progetto Gemma e aiuti dello Stato

Lun 30 Apr 2018 | di Patrizia Lupo | Bambini

Prima di sposarmi avevo immaginato tante volte come sarebbe stata la mia, la nostra famiglia. Una casa calda, accogliente, noi e tre bambini piccoli che con le loro risate o i loro pianti la rendevano viva. I tre figli sono arrivati a distanza di due anni e, ringraziando Dio, sani. Per dedicarmi a loro, d’accordo con mio marito ho deciso di restare a casa, avrebbe pensato lui a lavorare e non ci pesa se si faceva qualche sacrificio poiché lo stipendio non basta. Sono felice di fare la mamma, anche se la sera crollo nel letto per la stanchezza. Un ritardo, ma non voglio nemmeno pensare di essere incinta, Michele ha solo 8 mesi! Faccio il test: positivo. Guardo le due lineette e scoppio a piangere: «Non lo voglio, non ce la faccio». Dentro tutto si ribella. Con mio marito ne parliamo, ma la decisione è già presa: l’aborto. Vado a parlare con un’ostetrica, lei mi conosce ed è molto sorpresa dalla mia richiesta. Le spiego i miei motivi, ma anche le peggiorate condizioni economiche, perché il lavoro per mio marito è diminuito. Lei mi ascolta e mi invita a non precipitare le cose, a pensarci, perché poi, dall’aborto, indietro non si torna. Mi parla anche di un’associazione, il Segretariato Sociale per la Vita Onlus, che potrebbe aiutarci economicamente. Ma non l’ascolto. L’appuntamento per l’aborto è fissato. I giorni passano e la rabbia un po’ alla volta è sbollita. Andiamo a fare un’ecografia, non resisto e chiedo di vedere il bambino. Il battito di quel cuoricino mi entra dentro e non ho più pace. Passo notti insonni prima dell’aborto. Mio marito cerca di dirmi qualcosa, lui il bambino lo terrebbe, ma lascia che sia io a decidere. Non ce la faccio però ad abortire. Torniamo dall’ostetrica per dirle che teniamo il bambino e le chiediamo aiuto. Subito ci mette in contatto con il Segretariato, dove ci confermano il sostegno economico del Progetto Gemma, un contributo di 18 mesi per le spese del bambino; ci informano di aiuti dello Stato e di altre cose di cui ignoravamo l’esistenza. Per noi una boccata d’ossigeno. Inizia con loro un rapporto di sostegno, stima ed amicizia che dura ancora. Marica è nata e, anche se è aumentata la fatica e i miei progetti sono cambiati, sono felicissima di questo “di più” che mi ha dato la sua vita.
 

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