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L’ortofrutta si fa brutta

Sui banconi, prodotti meno belli ma non per forza meno buoni

Ven 07 Ago 2009 | di Alessandra Manni | Salute
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I banconi dei prodotti ortofrutticoli non saranno più “belli” come una volta: da quando l'Unione Europea ha abrograto gli standard minimi di vendita per il 70% dei prodotti del mercato ortofrutticolo, ha permesso l'accesso alla vendita anche a frutti od ortaggi dall'aspetto meno perfetto: è venuto meno l'obbligo di garantire l'omogeneità del prodotto offerto con conseguente accesso alla  vendita di prodotti dall'aspetto meno bello ma più naturale.

26 PRODOTTI “SENZA REGOLE”
Gli standard aboliti con il regolamento (Ce) n. 1221/2008 erano destinati ad assicurare una serie di requisiti (forma, aspetto, dimensioni, peso) per la commercializzazione, in modo che i prodotti fossero più facilmente trasportabili e catalogabili. Si prevedeva anche una suddivisione in tre categorie (extra, prima e seconda), corrispondenti a diversi livelli standardizzati di qualità, ma secondo criteri più estetici che relativi al sapore dei prodotti.
Ora, invece, per 26 prodotti ortofrutticoli queste norme di commercializzazione non sono più valide. In concreto ciò vuol dire che, se prima trovavamo carote lisce, intere, senza lesioni, adesso potremmo trovare anche carote storte, ricurve, con qualche lesione in più, ma non per questo meno buone.
Oltre alle carote, la normativa prevede: aglio, albicocca, asparagi, avocado, carciofi, cavoletti, cavolfiori, cavoli, cetrioli, cicoria witloo, ciliegie, cipolle, cocomeri, fagioli, funghi, melanzane, meloni, nocciole, noci, piselli, porri, prugne, sedani a coste, spinaci e zucchine. Rimangono fuori da questa “deregulation” 10 prodotti ritenuti più rappresentativi per il mercato: agrumi, fragole, insalata, kiwi, mele, peperoni, pere, pesche, pomodori e uva da tavola.

QUANDO L'APPARENZA INGANNA
Il vero cambiamento avviene più che altro nell'aspetto estetico del prodotto: ciò che prima veniva escluso perché storto, troppo piccolo o con qualche bozzo, ora può essere venduto nei banconi della grande e piccola distribuzione. In questo modo potrebbero venire favorite le piccole produzioni ed in particolar modo le coltivazioni biologiche, che in precedenza venivano penalizzate proprio perché, promuovendo un'agricoltura a basso impatto ambientale, non utilizzano tutte quelle soluzioni chimiche per rendere il prodotto “perfetto  per la vendita”. Un aspetto positivo anche per noi, visto che secondo il rapporto “Pesticidi nel piatto 2009” di Legambiente la presenza di questi prodotti chimici sui prodotti ortifrutticoli e derivati è ancora molto presente e registra un arresto rispetto al lieve miglioramento degli anni precedenti. Una posizione sostenuta anche dal rapporto Istat che già dal 2007 registrava in Italia un aumento di fitosanitari distribuiti per uso agricolo del 3% rispetto all'anno precedente.

COME RICONOSCERLI
Cresce la possibilità di scelta per noi consumatori: tra i prodotti che già conosciamo ora possiamo trovare anche frutta e verdura provenienti dal Nord e dall'Est dell’Europa, entrambe produzioni che meno curano l'aspetto estetico del prodotto. Come riconoscerli? Per sapere la provenienza basta leggere l'etichetta nella quale deve comparire obbligatoriamente il paese d'origine, una regola che vale per tutti i prodotti ortofrutticoli. Inoltre, è prevista la possibilità per cascun Stato membro di esentare anche quei 10 prodotti non inclusi nella direttiva CE dall'applicazione delle norme di commercializzazione. Questi prodotti “fuori norma” potrannno essere venduti solo con un'etichettatura appropriata e ciò significa che le mele “non omologate” potranno essere vendute in negozio purché provviste di un'etichetta con la dicitura "prodotto destinato alla trasformazione" o una dicitura equivalente.   


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