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Comprare casa con il convivente

Cosa fare per tutelarsi da una eventuale separazione

Ven 25 Mag 2018 | di Carlo Cervasi | Il notaio risponde

Sempre più spesso le coppie convivono senza sposarsi. Il fenomeno della convivenza è stato disciplinato recentemente con la legge Cirinnà (legge 76/2016), che ha introdotto le unioni civili e regolamentato le convivenze di fatto: oggi ai conviventi è consentito regolamentare proprio i rapporti patrimoniali, attraverso il contratto di convivenza. Le unioni civili e i patti di convivenza, tuttavia, proprio per la loro recentissima introduzione, non sono ancora diffusi e il fenomeno che più frequentemente si presenta è quello dei conviventi, che, non avendo in alcun modo regolato il loro rapporto sotto il profilo legale, acquistano casa insieme. Quando la casa viene acquistata dai conviventi, in proporzione alle risorse da ciascuno apportate, non sorgono problemi particolari nel caso in cui la coppia si sciolga: ad esempio, se entrambi contribuiscono in egual misura e la casa viene acquistata per quote eguali, nel momento in cui ci si lascia ognuno avrà una quota di proprietà proporzionale al proprio impegno economico.

Spesso, però, per usufruire delle agevolazioni prima casa, la proprietà viene intestata solo ad uno dei conviventi e, nonostante entrambi contribuiscano all’acquisto, ad esempio pagando mensilmente la rata del mutuo. In questi casi, se la coppia si scioglie possono sorgere molti problemi.

è dunque opportuno fissare preventivamente i termini dell’aiuto economico prestato o da prestarsi da ciascun convivente, le modalità di uso del bene e quelle per l’eventuale trasferimento al non intestatario in caso di crisi della coppia. Ciò affinché la crisi non sia aggravata, ad esempio, dal fatto che uno dei conviventi contravvenga agli accordi tacitamente raggiunti e smetta di provvedere al pagamento del mutuo o che venga arbitrariamente costretto a lasciare libero l’immobile acquistato anche con il suo contributo economico. Attraverso i contratti di convivenza si possono inoltre disciplinare altri aspetti patrimoniali relativi alla convivenza. In particolare: la contribuzione alla vita domestica, il mantenimento in caso di bisogno del convivente, il contratto d’affitto, la proprietà dei beni, perfino organizzando un regime di comunione o separazione dei beni. Altro aspetto da disciplinare è quello della morte di uno dei conviventi, soprattutto se intestatario  o cointestatario dell’immobile, dato che la legge nulla prevede in favore del superstite. In questo caso è opportuno che venga predisposto un testamento, nel quale, ad esempio, si consenta al convivente superstite di fruire dell’alloggio intestato solo al defunto o cointestato.
La disciplina di tutti questi aspetti della vita di coppia è estremamente delicata e occorre resistere alla tentazione di far da sé e rivolgersi ad un professionista.
 

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