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Se il lavoro aiuta la felicità

Sembra un’utopia, ma la nostra storia dimostra che, anche se dura, è possibile

Mer 30 Mag 2018 | di Alberico Cecchini | Editoriale
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Il termine giapponese Ikigai è traducibile come uno stato personale di felicità e pienezza di vita in cui si percepisce la preziosità della propria persona. 

Tale stato di grazia possiamo raggiungerlo solo quando riusciamo a far corrispondere contemporaneamente tutte e quattro le sfere che compongono lo schema: ciò che amiamo fare, ciò che sappiamo fare, ciò per cui ci pagano e ciò che serve agli altri.

Quindi, a tale stato si può arrivare quando siamo bravi nella nostra professione, perché è proprio quella che amiamo fare e che poi è anche utile a livello sociale. 
Solo quando portiamo la nostra passione a quella professionalità, che ci permette di sostenerci rendendoci utili agli altri, allora rispondiamo anche alla nostra vocazione e così raggiungiamo l'Ikigai. 
Sembra complicato, ma più si medita su questo semplice schema e più ci si rende conto che, se vogliamo la felicità, non possiamo tradire né cosa amiamo né la nostra voglia di essere utili agli altri. 
E d'altronde come potrebbe essere altrimenti, se non vogliamo mortificare la nostra natura?
Dobbiamo ritagliare e attaccare sul muro questo schema, perché ci può risultare molto utile per capire verso quale area ci dobbiamo muovere per aumentare il nostro livello di benessere personale. 
Certo è raro trovare chi fa un lavoro che ama purtroppo. Perché? Manca il coraggio di sognare, del mettersi in gioco, di impegnarsi seriamente con tenacia. Manca il coraggio di credere nella propria persona, si segue quello che dicono gli altri, si rinuncia per paura e debolezza, si rimanda.

Era il giugno del 2000, esattamente 18 anni fa, e c'era ancora la lira. Io e il mio socio costituivamo la nostra società, ma eravamo senza una lira, eppure trovammo il coraggio per seguire il nostro sogno di fare il lavoro che amavamo: informazione indipendente al servizio delle persone, finanziata dalla pubblicità. Non ci rendevamo affatto conto ancora di quanto sarebbe stato difficile andare avanti, né tantomeno potevamo prevedere il successo che avremmo raggiunto oggi. Se avessimo conosciuto tutto il sudore e le lacrime che ci sarebbe costato, credo proprio che non avremmo iniziato. Oggi però ci stiamo rendendo conto che forse stiamo realizzando un miracolo o comunque un'impresa davvero titanica e ci troviamo a pubblicare: 
• Acqua & Sapone - il mensile più letto nel Lazio (dati Ipsos di Nando Pagnoncelli), ma anche il più letto a Torino, Genova e in Sardegna;
• il Caffé - Il Settimanale più letto nel Lazio; 
• il sito  www.ilcaffe.tv - con una media di 300.000 visualizzazioni a settimana.

Siamo stati fortunati? No, anzi... Siamo stati snobbati, boicottati, continuamente denunciati, insultati, minacciati e subiamo una concorrenza sfacciatamente sleale. Ma nonostante tutto ciò, pian piano nel tempo, grazie alla nostra professionalità, ma anche al gradimento straordinario dei lettori che sempre ci ha sostenuto, siamo riusciti a continuare a crescere.   
Più di ogni parola sono i dati che contano. Ecco quelli per esempio del nostro settimanale Il Caffè: +136% dal 2004 al 2017, contro una media della stampa italiana del – 60%. E... il bello deve ancora venire!
 

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