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Sogno di relazioni Made in Italy

Una vera rivoluzione non è poi così impossibile. Quando è il sogno a indicare la strada

Ven 29 Giu 2018 | di Alberico Cecchini | Editoriale
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Ho fatto uno strano sogno stanotte. Tanto bello che il suo ricordo mi culla ancora nelle viscere e pare che mi porti dolcemente verso il blu del cielo. Ho sognato a colori ed in modo molto nitido... il nostro futuro! 

Ricordo mille particolari di tutto ciò che vedevo e tutto mi colpiva e mi riempiva di meraviglia e gioia.  
Ho sognato che giravo l'Italia, in volo come fossi un uccello, ma era l'anno 2030. E tutto ciò che vedevo mi appariva molto più reale di quello che avevo visto fino ad allora. 
Ancora mi si gonfia il petto di stupore nel ricordare che vedevo il paesaggio italiano talmente verde e ben curato che ogni opera umana, ogni edificio o strada, rendeva lo scenario ancor più bello. 

Ricordo musica classica ovunque nell'aria, suonata e cantata in scenografici teatri all'aperto, ma anche nelle più belle piazze storiche, da straordinari artisti italiani, venerati da tutti i numerosi spettatori, molti dei quali stranieri di ogni provenienza.
Quasi tutta la costa, ma anche molte aree cittadine e le campagne erano diventate come immensi mega resort e hotel diffusi, in parchi e giardini curati da artisti giardinieri, gioiosamente fischiettanti. 
Tutti gli edifici storici, i castelli, anche molte caserme o conventi abbandonati, posizionati in punti meravigliosi, erano stati trasformati in magnifici hotel a cinque, sei e perfino sette stelle. Milioni di turisti, i più ricchi di ogni Paese, non badavano a spese per trascorrere qualche giorno o anche qualche settimana in quello che consideravano il Paese più attraente, ricco, curato e fortunato del mondo. 

La compagnia aerea italiana, la più cara al mondo e l'unica completamente di prima classe, ogni giorno permetteva a tutti questi ricchi di iniziare a vivere l'esperienza Italia già nell'aeroporto del loro Paese. Personale di bordo raffinatissimo, di un'eleganza inimitabile e ‘griffatissimamente’ italiana, con design, musica, vini e chef da timore reverenziale. 
Quello che mi colpiva molto era che tutti gli italiani parlavano fluentemente l'inglese e almeno altre due tre lingue ciascuno, ma soprattutto che erano molto aggraziati e premurosi nel rivolgersi fra loro e soprattutto verso gli stranieri. 

Mi stupiva anche che non c'era disoccupazione e quasi tutti lavoravano nel turismo, ed erano tutti molto ben pagati, anche nelle mansioni più umili, che però svolgevano con grande generosità e in modo specialissimo tanto che gli stranieri venivano anche per quello. 
Quello che i turisti volevano portarsi dietro tornando dall'Italia era quest'incantevole esperienza di relazionarsi con le persone italiane. Perché si sentivano scaldare il cuore dai loro modi rispettosi e gentili, dal loro calore umano e da quella solarità positiva e leggera. 

Gli stranieri rimanevano affascinati da questo modo di essere e lo attribuivano al riflesso dell'arte, della storia e della bellezza dei luoghi. In realtà gli italiani non si stancavano di insegnare a tutto il mondo che la bellezza vera non è tanto quella dei luoghi, ma è quella interiore ed è infinitamente più grande di quella dei paesaggi naturali. 

Soprattutto erano felici di testimoniare che questa meraviglia era dentro ciascun essere umano. Spiegavano che proprio quello era il motivo per cui tutti ne rimanevano affascinati. Dimostravano con la loro vita che la gioia derivava dal servire gli altri al meglio, valorizzandoprima quello che si ha dentro, poi quello che è intorno.  
 

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