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Un nido chiamato casa

Accolgono i bimbi e danno lavoro alle mamme

Mar 01 Set 2009 | di Paola Simonetti | Attualità
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è una di quelle importanti rivoluzioni forse di natura più culturale che pratica. Modificare la tradizionale concezione di assistenza all’infanzia significa partire dalla consapevolezza che la cura dei bambini, in famiglia come fuori, incide sulla qualità della loro vita e di conseguenza sulla loro evoluzione come individui. Per questo il cambiamento di metodi già ampiamente sperimentati, spesso non è cosa rapida, né snella, e merita giuste riflessioni e organizzazione adeguata.

Nido comunale, quasi un miraggio
Nel nostro Paese, sulla scia di innovative idee giunte dal Nord Europa (dove la rivoluzione in questo campo è avvenuta già 30 anni fa), la breccia si è aperta. Perché in realtà proprio i dati concreti, la pratica, ci hanno obbligato a ripensare e diversificare i metodi di accudimento dei bambini, in uno scenario familiare in continua trasformazione, con mamme e papà costretti a lavorare entrambi per un’economia familiare più salda o coppie che si sfaldano lasciando il terreno sempre più di frequente a nuclei monogenitoriali. E in un contesto italiano che vede poi gli asili nido comunali scoppiare di richieste per liste d’attesa bibliche (solo lo scorso anno il 23% dei piccoli non ha potuto accedervi, secondo un rapporto di Cittadinanzattiva) e baby sitter tradizionali costose, questa rivoluzione si sta imponendo con sempre più urgenza.

Un asilo che non è un parcheggio
Su questo terreno si innesta, infatti, la figura della “tagesmutter”, letteralmente “mamma di giorno”, vale a dire una donna in grado di gestire, previa formazione ad hoc, un mini asilo nido in casa propria con la presenza di massimo 5 bambini, da 0 a 6 anni, (fra cui possono esserci i suoi stessi figli), con orari flessibili e personalizzati in base alle esigenze delle famiglie richiedenti. Cuore pulsante dell’attività, una filosofia educativa molto lontana dalla mera assistenza del bambino per qualche ora: a guidare la tages, un progetto ludico-educativo preciso, in un contesto di tipo “familiare” in cui la relazione si traduca in esperienza di scoperta, apprendimento, arricchimento linguistico, ma anche affettivo.
 
Asili piccoli, più adatti alle esigenze del bimbo e dei genitori
A far da corollario, una casa riorganizzata a misura di bimbo, con ogni accortezza di sicurezza, ma anche di sollecitazione visiva e motoria, dove la tages possa creare spazi diversificati di gioco, attività manuali e dare spazio all’osservazione del piccolo allo scopo di poter riprogrammare, in base alle sue inclinazioni, il piano di intrattenimento e insegnamento. In tutto questo, a garantire il cliente e la professionista c’è una cooperativa sociale a cui obbligatoriamente la tages deve appoggiarsi per formazione, contratto di lavoro, monitoraggio della qualità dell’attività e piano organizzativo. Il genitore, che si rivolge alla cooperativa di turno, ha la possibilità di scegliere sulla carta, in base alle disponibilità e caratteristiche lavorative di ogni tages, la figura più appropriata alle esigenze del momento. Una prassi, questa, di matrice tedesca già molto diffusa in gran parte dell’Europa, che nel nostro Paese, a piccoli passi, sta contagiando molte regioni della Penisola.

Il modello Tages dilaga in Italia
A dare slancio ed esempio, già 15 anni fa, è stata per prima in Italia la provincia autonoma di Bolzano, che grazie al lavoro della Cooperativa “Casa Bimbo” ha dato riconoscimento a questa figura professionale, in grado di coniugare all’opportunità professionale per le donne che vogliano lavorare in autonomia, la soluzione mirata per ogni nucleo familiare con figli piccoli. L’attività della Cooperativa, divenuta un modello di buona prassi nel nostro Paese, ha sconfinato portando questa nuova forma di assistenza infantile, non ancora regolamentata al livello nazionale, in molte regioni quali Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e, ultima in ordine di tempo, il Lazio. L’organizzazione di tipo manageriale della cooperativa di riferimento è, secondo i dirigenti di “Casa Bimbo”, il cardine primo su cui fondare una seria attività di questo tipo, che deve avere al suo interno ruoli e compiti ben definiti per far lavorare al meglio la tages, ma anche dare garanzie concrete ai genitori che vi si affidano: da bandire dunque caos e approssimazione. Fra i punti di forza del servizio di tagesmutter, l’abbattimento dei costi per le famiglie con il coinvolgimento di finanziamenti pubblici locali, che coprono fino al 50% della retta.
L’iniziativa, approdata da pochi mesi anche a Roma per volontà della Regione Lazio, sta riscuotendo successi che fanno ben sperare la Cooperativa Santi Pietro e Paolo, organizzatrice dei corsi. «Dalla fine della formazione, nel febbraio scorso, sono già 54 le tages che hanno cominciato a lavorare - ha spiegato Luca Mancini, responsabile del servizio - con 107 bambini ospitati nel corso di questi mesi. Ma ci siamo resi conto che non sono sufficienti a coprire il fabbisogno di richieste: già diverse centinaia le domande giunte dalle famiglie, in vari municipi della città. Questo ci sta spingendo ad organizzare nuovi corsi». Un servizio dunque che rappresenta, se non la panacea di tutti i mali della Capitale nell’ambito dell’assistenza all’infanzia, almeno un sospiro di sollievo per molti genitori in affanno. Solo nel territorio romano le liste d’attesa fanno registrare grandi numeri: 8700 i bambini che il prossimo anno non potranno iscriversi agli asili nido. Un problema molto sentito dall’assessorato regionale alla Formazione del Lazio, che ha fortemente sollecitato il progetto in un’ottica più ampia, di cui a beneficiare sarebbe l’intera città: «L’obiettivo è anche il rafforzamento delle reti di prossimità che fanno crescere le realtà urbane - ha dichiarato di recente l’assessore Silvia Costa -. L’importanza di questa iniziativa risiede nel fatto che abbiamo bisogno di costruire un tessuto sociale. Non si tratta solo di una risposta in termini professionali, ma anche psicologici e di cura verso i più piccoli». Binari fondanti, questi ultimi, per far procedere una professione delicata, carica di responsabilità, ma che necessita soprattutto di grande passione e competenza.

Una missione più che un lavoro
«Nessuna donna dovrebbe pensare di intraprendere questo lavoro per guadagnare qualche soldo in più o perché non ha nulla da fare. Non sono questi i valori che dovrebbero guidarla - spiega Gabriella, tages romana, da pochi mesi, che segue 4 bambine -. La spinta deve necessariamente essere un reale amore per i bambini e la loro crescita sana e completa di individui. Per questo il lavoro sul campo è la vera prova del nove. Non è un caso che non tutte le mie compagne di corso, poi, siano riuscite a lavorare nonostante avessero superato gli esami teorici. La reale idoneità la si dimostra a contatto diretto con i piccoli». Grande equilibrio personale e psicologico e un altissimo livello di attenzione, le caratteristiche senza le quali si rischia di fallire. Ma a fare davvero la differenza, sottolinea Gabriella, «è saper bandire categoricamente pigrizia e approssimazione. Quando inizia la giornata con i bimbi, occorre aver lasciato fuori la porta ogni peso emotivo, pensiero personale: energie pratiche e psichiche devono essere interamente per loro. Io mi immergo nel loro mondo, ma solo dopo aver fatto un programma organizzativo guida, che sia anche flessibile e sempre suscettibile di modifiche in base alle esigenze delle bambine che seguo». Occhi, cuore e mente aperti garantiscono di raggiungere la vera essenza di un lavoro che può donare grandissime soddisfazioni: «Mai irrigidirsi su uno schema di accudimento e insegnamento preconfezionati - conclude Gabriella -. Sono i bambini a guidare e la tages a dover capire come trovare agganci alla loro attenzione e capacità di apprendimento, diversificando se necessario i programmi in base alle loro diverse età. Insomma, una strada a due sensi, dove lo scambio tages-bambino e viceversa è la chiave per rinnovarsi l’energia e la creatività. Deve crearsi un’atmosfera serena, distesa, ricca di tutti gli elementi necessari alla crescita cognitiva ed emotiva del bambino, che possano, questo ci tengo a sottolinearlo, essere spesi una volta iniziato il percorso scolastico: se il lavoro della tages è stato serio, il bambino dovrebbe approdarvi con gli strumenti di base già acquisiti».
Il vero futuro del nido, dunque, potrebbe essere in casa, fra pareti piene di amorevole responsabilità e fiducia, dove il concetto di famiglia si prolunghi anche lontano da quella originaria. Una scelta mirata, selezionata, dove trovare tempo di qualità per i nostri figli, sottratti da deleterie baby sitter improvvisate, quali tv e videogiochi. 

La formazione
Numerosi i percorsi formativi presenti in molte regioni d’Italia, non di rado con la collaborazione degli enti locali, erogatori spesso di fondi aggiuntivi. Ad organizzarli nella maggior parte dei casi le stesse cooperative che poi assumeranno le tages idonee. Un buon corso dovrebbe avere una durata minima di 12 mesi, su un piano di almeno 500 ore complessive, divise fra teoria e tirocini spesi presso strutture pubbliche e private, quali nidi comunali e cooperative per l’assistenza domiciliare all’infanzia. La didattica si snoda su materie inerenti le aree socioculturale, istituzionale, psicologica e sociale, igienico- sanitaria, tecnico-operativa. L’esame di diploma finale, che garantisce un attestato di qualifica di assistente domiciliare all’infanzia, prevede prove scritte, pratiche e orali. L’Associazione Domus di Trento, (www.tagesmutter-domus.it), ha realizzato una vasta rete di attività formativa sull’intero territorio nazionale. Fra le strutture coinvolte in Italia, la Cooperativa “Il sorriso”- Trento, Cooperativa “La casa – Tagesmutter” – Milano, la Cooperativa “Le isole di Peter Pan” – Verona, Cooperativa “SS. Pietro e Paolo” – Roma, Cooperativa “Mani nelle Mani” - Savignano sul Rubicone, Comitato Promotore Servizio Tagesmutter di Parma, Cooperativa “La Terra”- Cosenza.


Le regole base della professione
• Quanti bambini accudire
Una tagesmutter può accogliere non più di 5 bambini contemporaneamente, compresi i propri figli, se presenti nell’orario di servizio. Il numero è proporzionato alla dimensione della casa che li ospita.

• Accordi maestra - genitori
Gli orari non sono mai rigidi o predeterminati, ma concordati sulla base delle disponibilità della tages e le esigenze della famiglia richiedente. Un contratto fra cooperativa a cui si appoggia la tages e i genitori, formalizzeranno l’accordo, in genere della durata di 12 mesi, che ufficializzerà impegni e responsabilità.

• La casa a misura di bimbo
La legge attuale prevede per abitazione un certificato di abitabilità e la documentazione relativa alla messa a norma degli impianti elettrici e di riscaldamento, nonché i periodici controlli previsti dalla normativa. La casa deve poter contemplare almeno una cucina/soggiorno, due stanze di cui una adibita ad uso esclusivo dei bambini e servizi igienici. Il numero di bambini che possono essere ospitati è proporzionato alla metratura: 9 mq. bambino/adulto presenti in casa durante l’orario di servizio. Deve essere individuabile lo spazio in cui si svolge il momento del pasto, del sonno e delle diverse attività di gioco; in particolare un “angolo morbido” e una zona dove i bambini possono svolgere attività di pittura e manipolazione.
 


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