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Il prestito senza banca e i controlli senza tempo

Sull’innovativo prestito peer-to-peer č calata la scure di Bankitalia. Celerissima a intervenire. Specie quando non ci sono di mezzo grandi banche

Mar 01 Set 2009 | di Armando Marino | Soldi

Vi ricordate del prestito senza banche? Ne avevamo parlato in questa rubrica qualche mese fa. Ufficialmente si chiama prestito “peer-to-peer”, cioè “tra pari”. Si tratta di un meccanismo semplice e rivoluzionario: mettere in contatto chi vuole investire il denaro con chi vuole riceverlo in prestito. Serve comunque un intermediario, ma con un ruolo meno “pesante” rispetto a quello delle banche, le quali raccolgono il risparmio e poi lo prestano a proprio piacimento, facendo quindi scomparire ogni legame tra investitore e debitore. Un paio di società avevano lanciato il sistema anche in Italia, riscuotendo un certo successo. Il vantaggio consisteva soprattutto nell’evitare di dover sottostare alle strozzature del credito che le banche in questi ultimi mesi hanno accentuato: basta andare a chiedere un mutuo per accorgersi di come gli istituti siano molto più restii a concedere prestiti da quando è iniziata la crisi. Il prestito peer to peer si svolge direttamente attraverso un sito, nel quale chi vuole e chi chiede credito si confrontano illustrando le condizioni (ammontare del prestito, interesse, durata) che gli interessano. L’idea era piaciuta, sul sito di Zopa.it si erano affacciate 50.000 persone, di cui il 10% aveva poi avviato pratiche per chiedere o rilasciare un prestito. La Banca d’Italia però ha detto stop sia a Zopa che a un altro sito, boober.it. Secondo l’autorità di controllo del credito, Zopa non faceva solo intermediazione del credito, ma anche raccolta del risparmio, attività che richiede un diverso tipo di autorizzazione. In sostanza, il fatto che i soldi erogati dai prestatori si fermassero per 45 giorni sui conti di Zopa prima di essere erogati, secondo Bankitalia è irregolare. Una questione di regole e garanzie insomma, su cui Bankitalia ha fatto bene a vigilare. Resta il fatto che il meccanismo del “peer to peer” è interessante e finora non c’è notizia di “fregature” prese dagli utenti. Tanto interessante che sicuramente non faceva piacere alle banche “normali”, che sono formalmente azioniste della Banca d’Italia. Per carità, nessuno pensa a un intervento “mirato”. Però sarebbe auspicabile che le autorità si muovano altrettanto celermente anche quando ci sono di mezzo le grandi banche, cosa che non è accaduta in occasione dei grandi scandali finanziari, come Cirio, Parmalat e Bond argentini. E sulla tempistica dei crac finanziari c’è un altro sospetto che aleggia ultimamente. E cioè: quando è iniziata davvero la crisi? Quando le banche hanno cominciato a crollare fiaccate dai propri comportamenti viziosi o forse c’era chi già sapeva cosa stava accadendo. E magari ne ha approfittato per tacere e continuare a fare affari sulla pelle dei soliti piccoli risparmiatori. Che sono proprio come i mariti cornuti: sempre gli ultimi a sapere.
 


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