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Perché al supermercato non ci sono specchi?

Enormi trappole costruite scientificamente per farci comprare ciò che ci ammala. Ma è sempre colpa degli altri?

Lun 23 Lug 2018 | di Alberico Cecchini | Editoriale
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Vi siete mai chiesti perché nei supermercati non esistono specchi e non ci sono neanche negli ascensori? Perché chi si vede allo specchio un attimo prima di fare la spesa, acquista un sacco di schifezze da mangiare in meno. 
 
Non è mia esagerazione ma è tutto studiato: nelle grandi catene nulla viene lasciato al caso per farci buttare nel carrello roba che assolutamente non avremmo inserito nella nostra lista a casa. Ma poi lì per lì, frastornati dalle corse e dall'abbondanza colorata dell'offerta sterminata di prelibatezze, dolciumi, cioccolate per corsie e corsie in infinite scaffalature, alla fine ci concediamo qualche contentino che i tecnici del marketing chiamano acquisto d'impulso. 

Ora, tutti noi semplici consumatori naturalmente non possiamo renderci conto di quanto, nella guerra commerciale sempre più cruenta fra le varie insegne, questi acquisti d'impulso determinino spesso la sopravvivenza stessa della catena. Perché si tratta di quei prodotti in cui il margine di ricarico è più alto, mentre per i prodotti di prima necessità si fanno promozioni molto forti e quindi non portano guadagni, ma servono solo a far entrare le persone con i volantini e la pubblicità. 

Ora, in tutto questo non ci sarebbe nulla di male se la maggior parte di questi prodotti acquistati d'impulso non fosse junk food (cibo immondizia) in un Paese come l'Italia in cui c'è il più alto tasso di bambini in sovrappeso d'Europa e dove l'esplosione di persone molto in sovrappeso è diventato un problema sanitario immenso, con relativi costi economici, ma soprattutto sofferenza umana, fisica e psicologica. Le persone in sovrappeso stanno molto peggio rispetto alla media della popolazione, considerando che hanno una maggiore predisposizione a tutta una serie di patologie dovute al peso in eccesso.

Certo, sarebbe ingenuo affermare che tutta la colpa di questo immenso problema sociale sia imputabile solo ai supermercati o ai produttori alimentari. Ma è altrettanto ingenuo non accorgersi che questi ci lucrano in maniera scientifica costruendo enormi trappoloni in cui, per non caderci, sarebbe bene non entrarci proprio, almeno in certi reparti. 

Anche se poi, comunque, arrivati alla cassa ci ritroviamo di nuovo circondati da tanti prodotti messi lì proprio per indurre i bambini, già annoiati dalla fila, al capriccio che vedrà la madre soccombere acquistando per lui la schifezza finale.

I supermercati sono una grande comodità, ma vanno usati con attenzione maggiore. 
Sempre più si parla, a ragione, della pericolosità di tutti questi zuccheri in eccesso. Un giorno forse potremmo scoprire che sono più dannosi del tabacco: per ora sarebbe bene, avendo tempo, fare la spesa in pescheria, da un buon macellaio, dal fruttivendolo e al forno sotto casa. Ne gioverebbero il portafogli e la nostra salute. 

Quanto alle cause del sovrappeso, consideriamo che fra migliaia e migliaia di specie diverse nel mondo animale il problema non esiste, finché vivono allo stato naturale. Possiamo quindi dedurre che  l’animale uomo ha perso quel rapporto naturale con l’ambiente e che questo ha snaturato il suo senso di sazietà. 

Intolleranze, allergie, disturbi alimentari, dipendenze varie, malattie psicologiche e fisiche in genere hanno sempre questa concausa. Allora il punto vero da indagare è: come scoprire e neutralizzare quelle gabbie invisibili che ci squilibrano e disumanizzano? 

Rendiamoci conto che prendercela sempre con gli altri non ci aiuta a ritrovare la nostra armonia con la natura e con la vita. Tantomeno prendercela con noi stessi. 
Si può trasformare il rancore in amore?     

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