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Italiani e acqua in bottiglia: 200 litri l’anno

Restiamo il Paese europeo con il maggiore consumo pro capite di acque imbottigliate

Lun 23 Lug 2018 | di Armando Marino | Soldi

Nonostante anni di campagne a favore dell’acqua del Sindaco, restiamo il Paese europeo con il maggior consumo pro capite di acque imbottigliate: 200 litri l’anno cadauno. Per fortuna siamo anche un Paese ricco di fonti: il settore fattura circa tre miliardi di euro l’anno e conta su quasi 150 produttori. Con chi ce la battiamo? Con i soliti rivali di bottiglia: i francesi. Loro sono i primi esportatori, noi i secondi. I consumi aumentano in continuazione, ma l’abbondanza dell’offerta fa sì che abbiamo anche un prezzo medio piuttosto contenuto: 0,21 euro al litro, contro gli 0,35 di media mondiale. Qualche anno fa, quando c’è stata la campagna referendaria per la cosiddetta “acqua pubblica”, che in realtà era e continua a essere pubblica, le acque minerali sono state un po’ demonizzate, in contrapposizione con quella che esce dal rubinetto, ma la campagna non ha funzionato, perché alla fine non ci fidiamo del tutto e conta molto anche il palato. Nel centro Italia, ad esempio, ci sono tante fonti di acqua effervescente naturale, che esce con un po’ di bollicine già dal sottosuolo. Un gusto che piace tantissimo ad esempio ai romani, ma poco apprezzato nel Nord Italia. E sui gusti, si sa, è inutile discutere. Resta il fatto che, mediamente, l’acqua che esce dai rubinetti è di buona qualità ed è controllata in modo più continuo rispetto a quella minerale imbottigliata. è vero però che i controlli non sono effettuati all’interno delle singole case, per cui se le tubature sono molto vecchie, la qualità finale dell’acqua del rubinetto può risultarne alterata. Del resto anche le bottiglie di minerale sono controllate alla fonte e, siccome vengono trasportate e stoccate, se la conservazione non è fatta come si deve, anche in questo caso ci possono essere alterazioni. C’è poi la questione del gusto, ed ecco spiegato anche il successo delle classiche caraffe filtranti, che negli ultimi anni sono molto migliorate. Un tempo, il filtro diventava un deposito di batteri. Anche in questo caso, la bevuta non è gratis: le caraffe hanno un costo relativamente basso, si possono comprare anche con una quindicina di euro, ma se si cambiano correttamente i filtri, si possono spendere anche 50 euro l’anno. Se invece non volete rinunciare alle acque minerali, potete consultare l’analisi pubblicata di recente da Altroconsumo, che ha valutato tanti fattori, non tutti decisivi per orientare il pubblico: la chiarezza dell’etichetta, la presenza di sali (che entro i limiti non è negativa, vedi la beffa del sodio che nell’acqua imbottigliata non è mai in concentrazione nociva, alla faccia del marketing sulle acque povere di sodio) e di metalli (che dev’essere rigorosamente entro certi limiti). Secondo Altroconsumo, gli acquisti migliori sono: Santa Croce Naturale, Alpe Guizza Naturale e Eva Naturale. Io resto fedele al rubinetto. Ma uso una caraffa filtrante per l’acqua destinata alla macchina del caffè. Il calcare infatti non è dannoso per l’uomo, ma agli elettrodomestici crea un sacco di problemi.         

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