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Il pancreas e quel dolore

15mila persone l’anno colpite in Italia dall’infiammazione protratta nel tempo del pancreas

Lun 23 Lug 2018 | di Maria Giovanna Graziani | Salute
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 La pancreatite cronica è un’infiammazione del pancreas protratta nel tempo che ne causa un irreversibile deterioramento della struttura e della funzionalità. 

Si stima che colpisca, in Italia, circa 15mila persone all’anno. E proprio perché poco diffusa, se ne discute raramente e la si conosce poco. I sintomi di pancreatite cronica possono essere identici a quelli della pancreatite acuta e in genere rientrano in due categorie. Nella prima, il soggetto ha un dolore persistente dell’addome superiore ed è facile che si verifichi una complicanza, come la formazione di una massa infiammatoria, di una cisti, se non addirittura di un tumore del pancreas. Nella seconda, il soggetto presenta riacutizzazioni intermittenti di pancreatite con sintomi simili a quelli della pancreatite acuta da lieve a moderata. Il dolore è talvolta intenso e dura per molte ore o diversi giorni. In entrambe, con il progredire, le cellule che secernono enzimi digestivi sono distrutte lentamente (in circa 6-10 anni) cosicché, alla fine, il dolore scompare. Al graduale ridursi del numero degli enzimi digestivi, la frammentazione del cibo risulta inadeguata. Il malassorbimento causa perdita di peso e le feci assumono un odore pungente e un aspetto voluminoso e oleoso. Infine, le cellule del pancreas che secernono insulina possono essere distrutte, portando lentamente al diabete. Il medico sospetta una pancreatite cronica a causa dei sintomi o di un’anamnesi di riacutizzazioni di pancreatite acuta o abuso di alcol. Le analisi del sangue sono meno utili per la diagnosi di pancreatite cronica rispetto a quelle per la diagnosi di pancreatite acuta, ma possono indicare livelli elevati di amilasi, lipasi e di glucosio. è possibile eseguire una TAC, una colangiopancreatografia retrograda endoscopica (CPRE), ecografia endoscopica e test per la funzionalità del pancreas e/o una colangiopancreatografia con risonanza magnetica (CPRM).

Il trattamento delle riacutizzazioni ripetute di pancreatite cronica è simile a quello della pancreatite acuta. Anche se l’alcol non è la causa, tutti i soggetti affetti da pancreatite cronica devono evitare di berne. Eliminando tutti i cibi e ricevendo liquidi solo per via endovenosa si mettono a riposo il pancreas e l’intestino e si può alleviare la riacutizzazione del dolore. Talvolta necessari analgesici oppiacei per alleviare il dolore. In seguito, il consumo di quattro o cinque pasti al giorno con cibo povero di grassi può ridurre la frequenza e l’intensità delle riacutizzazioni. Per i soggetti che non producono enzimi digestivi adeguati, l’assunzione di estratti di enzimi pancreatici durante i pasti può rendere le feci meno grasse e migliorare l’assorbimento del cibo, pur senza risolvere del tutto il problema. Se necessario, un bloccante dei recettori dell’istamina-2 (H2) o un inibitore della pompa protonica può essere assunto con gli enzimi pancreatici. Con tale trattamento, il soggetto spesso prende un po' di peso, ha un numero ridotto di evacuazioni, non presenta più gocce di olio nelle feci e, in generale, si sente meglio. Possono anche essere necessari supplementi delle vitamine liposolubili (A, D, E e K).

Se il dolore continua, il medico cerca complicanze, come una massa infiammatoria nella testa del pancreas o una pseudocisti. Quando il soggetto ha un dolore continuo e non presenta complicanze, il medico può raccomandare l’iniezione di un’associazione dell’anestetico bupivacaina e alcol nelle fibre nervose che partono dal pancreas per impedire che gli impulsi dolorosi raggiungano il cervello. Se questa procedura non risulta efficace, come avviene di frequente, il trattamento chirurgico può essere un’opzione se i dotti pancreatici sono dilatati o in presenza di massa infiammatoria in una regione pancreatica. Se il dotto non è dilatato, parte del pancreas potrebbe dover essere asportata. L’asportazione di parte del pancreas può sviluppare il diabete e richiedere l’utilizzo di insulina. Questi soggetti presentano anche livelli diminuiti di glucagone, un ormone che contrasta gli effetti dell’insulina e un eccesso di insulina in circolo causa un’eccessiva riduzione dei livelli di zucchero nel torrente ematico, determinando anche uno stato di coma ipoglicemico.                                     


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