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238 ore per pagare le tasse

Qualcosa è cambiato (in meglio), ma c’è sempre il girone dantesco dell’Agenzia delle entrate

Mer 29 Ago 2018 | di Armando Marino | Soldi

Secondo la Banca mondiale il tempo necessario a pagare le tasse, cioè a districarsi tra le difficoltà burocratiche necessarie a versare quanto richiesto dall’Erario, è di 238 ore in Italia contro le 139 della Francia e le 110 del Regno Unito. C’è da dire che negli ultimi anni qualche tentativo di rendere le cose più semplici è stato fatto, introducendo un certo tasso di digitalizzazione. La consultazione del cassetto fiscale è abbastanza agevole, la dichiarazione dei redditi precompilata è sempre più accurata, molti adempimenti possono essere eseguiti on line. L’importante è non uscire da una casistica lineare. Se vi trovate in una situazione particolare, un po’ diversa da quelle più comuni, dovete recarvi all’Agenzia delle entrate. E allora si ripiomba nel classico girone dantesco. Se poi questo si intreccia con il traffico o la mancanza di efficienza di altri servizi, dal recapito postale al trasporto pubblico, allora sono guai veri.
Vi porto ad esempio il racconto di una giornata all’Ufficio territoriale Roma 2 dell’Agenzia delle entrate, in via Aurelia, ricostruita attraverso una visita all’ufficio e la raccolta di racconti di chi era in fila. L’ufficio in questione, per motivi sicuramente validissimi, è stato spostato dalla vecchia sede che si trovava a 17 minuti a piedi dalla fermata della metro più vicina, a una nuova sede che si trova a 47 minuti a piedi. Il luogo è lungo la via Aurelia, non lontano dal raccordo, con rari bus che lo raggiungono e lontano da ogni servizio. Nello scorso agosto non accettava prenotazioni, era tutto esaurito come fosse un bel concerto. Chi doveva comunque recarsi, doveva fare una lunga fila all’accettazione, zona a cui, chissà perché, la nuova sede destina solo pochi metri quadri di spazio. La gente si accalcava e finiva con il fare la coda fuori dall’ufficio, sotto il sole, anche se ogni tanto un impiegato veniva a riordinare la fila facendola piegare all’interno dello stretto spazio a disposizione. All’accettazione ti chiedono cosa devi fare e danno una stringata informazione. A una signora hanno detto che per la sua pratica ci voleva una marca da bollo. Ora essendo la marca una tassa, ti viene da pensare che nell’ufficio delle tasse sia uno degli oggetti più comuni da comprare, come le arance all’ortofrutta. Invece no. Un cartello recita “non si vendono marche da bollo”. Bisogna quindi andare dal tabaccaio più vicino. Una signora si informa dall’impiegato: “Dov’è il più vicino?”. L’impiegato: “A piedi o in macchina?”. E la signora a corto di pazienza: “Perché, se sono a piedi ce n’è uno vicino?”. L’impiegato laconico: “No”. Dunque informatevi bene in anticipo. Perché per tornare dall’ufficio in questione verso il centro di Roma, se non si è in auto, ti viene indicata una scaletta che porta a un esiguo marciapiede lungo l’Aurelia, che, per chi non la frequenta, è praticamente un’autostrada. Qui passano alcuni bus, ma quasi tutti in direzione fuori Roma. Naturalmente si può sempre tentare di attraversare l’autostrada per andare dal lato in cui passano i bus verso il centro. Ma, già che vi trovate nell’ufficio giusto, prima meglio registrare alle Entrate le vostre ultime volontà. Se avete una marca da bollo, ovviamente. 
 
 

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