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La guerra alla plastica si combatte con i nuovi “spazzini del mare”

Dighe alle foci dei fiumi o cestini galleggianti: la Liguria e la Campania pensano a come tenere pulito il nostro tesoro più prezioso

Gio 30 Ago 2018 | di Domenico Zaccaria | Ambiente
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Dalle rive del fiume Sarno all’area marina protetta di Portofino, in Italia è partita la crociata contro la plastica in mare. Nel Mediterraneo, d’altronde, finiscono ogni giorno 731 tonnellate di tali rifiuti; il 92% è inferiore ai 5 millimetri, oppure lo diventa nel tempo per il deterioramento di scarti più grandi: sono le cosiddette “microplastiche” che, una volta ingerite dai pesci, passano direttamente dall’acqua alle nostre tavole. Si tratta di una vera e propria emergenza, che rischia di avere impatti devastanti non solo sulla salute dell’ambiente marino, ma anche sulla qualità della nostra alimentazione. Oggi una nuova speranza arriva dalla Campania e dalla Liguria.

IL PROGETTO PLASTIC SEA SWEEPER
Il Consorzio Castalia ha deciso di intervenire alle foci dei fiumi, per intercettare i rifiuti prima che finiscano in mare. Un sistema di speciali reti galleggianti viene posizionato da un argine all’altro, bloccando la plastica, ma permettendo lo scorrimento libero delle acque; si tratta insomma di una sorta di diga, in grado di resistere alle intemperie senza interferire con la vita del fiume né provocare danni alla flora e alla fauna. Intervengono poi delle particolari imbarcazioni che sono in grado di navigare anche dove i fondali sono particolarmente bassi: queste raccolgono la plastica e la consegnano alle isole ecologiche e quindi agli impianti di riciclo. L’ambizioso progetto ha mosso i primi passi dal Sarno - tristemente noto come il fiume più inquinato d’Europa - e in sole 12 ore le reti hanno bloccato 55 chili di materiali plastici galleggianti; il conto è presto fatto: parliamo di 110 chili al giorno, 40.150 in un anno. 


I SEABIN AUSTRALIANI
E per la plastica che ancora finisce in mare? Una possibile soluzione arriva da Portofino e più precisamente dal porticciolo di Santa Margherita, dove sono stati installati per la prima volta in Italia due Seabin, dei particolari cestini dell’immondizia galleggianti capaci di attirare i rifiuti alla deriva. Ideati da una giovane startup australiana, hanno un diametro di meno di 60 centimetri che li rende poco impattanti dal punto di vista visivo; nella parte sommersa, però, nascondono una pompa che crea una particolare corrente, aspirando e “ingurgitando” l’acqua (insieme ai rifiuti galleggianti) entro un raggio di 15 metri. Anche in questo caso, l’ultimo step spetta all’uomo, che può comodamente svuotare la rete e rimettere in acqua i Seabin. Trasformando così una potenziale minaccia per l’ambiente in una materia prima seconda di grande valore.
 

 


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