acquaesapone Soldi
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Come vincere sicuro

Eccolo: Acqua & Sapone ti d l'unico modo certo per vincere

Mar 01 Set 2009 | di Francesco Buda | Soldi
Foto di 3

La febbre del cosiddetto “gioco” macina ansie, illusioni, speranze da grattare... e quattrini. Un vero modo per vincere c'è, è l'unico sicuro al 100%. Franco e Gina hanno una bella Mini Ray.
L'hanno “vinta” semplicemente non spendendo gli 894 euro che mediamente ogni italiano spende in lotterie, scommesse e altri azzardi inutili e infruttuosi. «Per 10 anni, sia io che mia moglie, abbiamo evitato di giocare quegli 894 euro a testa sciupati in Italia nell’azzardo – dice Franco – , e ci siamo comprati questo gioiellino. La possibilità di fare “6” al Superenalotto è di una su 622 milioni...». «Una su 622.614.630» lo corregge la moglie Gina. «È bastato non buttare al vento quei soldi che molti pensano di investire in giochini, gratta e vinci, a caccia del Jackpot e così via. Così abbiamo vinto!» spiegano i due.  Ma con 894 euro ci si possono togliere parecchi altri sfizi: c'è chi si regala un bel viaggio sul Mar Rosso, all inclusive, un bel televisore a schermo piatto da 40 pollici, oppure una crociera. «Mirko, nostro figlio che fa il ragioniere, ci ha pure detto che ci paghiamo sopra meno tasse: infatti sui soldi giocati al Superenalotto lo Stato si prende il 49,5% sotto forma di imposte. Sulla Mini Ray che abbiamo comprato l'Iva che abbiamo pagato è del 20%». È questo l'unico modo per vincere, spendendo i soldi in modo realistico anziché ingrassare l'industria della dea bendata che continua a crescere in Italia in modo impressionante. Se giochiamo 10 euro a testa o croce, o ce li scommettiamo tra amici, chi vince prende tutti e 10 quegli euro.  Con la “bisca di Stato”, invece no. Non danno mai l'intera somma giocata. Con un euro, invece di comprarci un Gratta e Vinci o giocare la schedina, ci abbiamo comprato una calcolatrice dal cinese ed abbiamo fatto due conti: le probabilità di vincere sono così basse che dovrebbero pagare cifre molto più alte dei milioni che mediamente pagano a chi fa 6. Anche se ci azzecchi, comunque ti tolgono qualcosa, nelle lotterie ad esempio il “rendimento” medio è del 38%.  A parte il primo premio stabilito dall'inizio, gli altri vengono fissati dopo, in base ai soldi incassati. Più gente gioca e più li alzano. Però, l'aumento dei partecipanti fa pure diminuire per ognuno la probabilità che il proprio biglietto venga estratto.

FAME DI RICCHEZZA
Lotterie, jackpot e scommesse: la tassa sulla falsa speranza che porta soldi al fisco. Sognando e... aspettando opere e servizi pubblici

Il Belpaese ruota intorno al “Sei”. Nulla a che fare con il verbo Essere. Semmai avere, sognare, azzardare, sbancare. “Gioco ergo sum” - cioè “gioco dunque sono” - è il titolo di una recentissima indagine dell’Istituto di ricerca socioeconomica Censis. Una febbre inarrestabile a colpi di lotterie, scommesse, slot machine e videopoker.
6 su 10 - dice il dossier - giocano legalmente almeno una volta l’anno.
E il termometro si è impennato, più che per la pioggia di terrore sull’influenza AH1N1, per il Jackpot che surriscalda fantasie e desideri degli italiani. Un totem intorno al quale si agita l'intera nazione, a tutte le età, ogni giorno, in tutti i posti. Un vitello d'oro capace di far sganciare soldi a tutti. Come una tassa. 

L'industria della finta speranza
Una vera e propria industria, la quarta per volume d'affari in Italia, tanto da far girare in un solo anno circa tre volte l'importo di una manovra finanziaria dello Stato: 47,5 miliardi di euro nel solo 2008, il 3% del PIL, la ricchezza prodotta. E si stima che saranno almeno 50 a fine 2009. Un business aizzato con moderne seduzioni di marketing ed inesorabile fame fiscale. Una vera e propria “tassa sui sogni”.
A foraggiarla un esercito di micro-giocatori che fanno la loro puntata sperando di incassare qualcosina, non per forza vincite stratosferiche. Senza contare riffe di quartiere e lotterie paesane, “gioco” illegale, scommesse clandestine e così via.
Tante mollichine che insieme fanno montagne d’introiti per lo Stato e i suoi soci. E sperare. Ma non è più la speranza del sentire con fiducia un futuro da costruire. No, è la cieca sorte, lo stupido caso,  l'irrequieta dipendenza dai desideri materiali affidati al destino, assoldato a tempo pieno dai Monopoli di Stato. La speranza, cosa bellissima, lo stesso essere diventano roba da bussolotto, scaramanzia e grattamenti. L'imperativo è tentare.
E poi c’è quel mezzo milione di persone - quasi undici giocatori su 100 - di quella che dovrebbe essere la spina dorsale del Paese, i giovani  tra i 25 e i 34 anni, che “provano l'impulso a giocare somme sempre più consistenti”, afferma un nuovo studio dell'Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa.

Jolly, Jackpot, cinque più uno... e le potenzialità della persona?
Il popolo del Gratta e Vinci e del Jackpot cresce e insegue il colpo di fortuna. Sarà la crisi o la voglia di piccoli grandi brividi da banconota, ma tentare la sorte, anche con poche monete, è un fenomeno in costante aumento. Un'abitudine, oramai. Entrata nel parlare quotidiano, con termini “alieni” penetrati nell'immaginario e nei desideri collettivi e che indicano anche meccanismi di calcolo intricati. Rottamata la Tombola, ormai  demodé, la meravigliosa parola “gioco” è sabotata nella sua vera identità: giocare è sempre meno esprimersi, movimento, libertà, creatività.
è invece mitico viatico per arricchirsi, “svoltare” grazie al caso.  Anziché darsi da fare con le proprie forze, la propria unicità, l'ingegno, il lavoro. Capacità e forza personale cedono il passo alla scaramanzia, alla brama, all’aspirazione a cavarsela a prescindere dalle proprie potenzialità.

La Lottocrazia per tutti
I devoti della dea bendata aumentano e sono fedelissimi: il numero dei giocatori in Italia si attesta sul 60% della popolazione. Più o meno la percentuale degli elettori che hanno votato alle ultime elezioni europee.
E nel caso di grattini e lotti vari, non c'è nemmeno bisogno di essere maggiorenni. Non è l’esclusivo casinò, il tavolo verde per esperti o ricconi. Non discrimina nessuno.
è la “demo-lottocrazia”. Si va più dal tabaccaio a investire nella fortuna, che alle urne per “puntare” su un candidato che dovrebbe cercare di risolvere i problemi del Paese (spesso un azzardo assai più incerto).

Gratta che ti passa
Protagonisti, con il Superanolotto, i “grattini”, gli onnipresenti Gratta e Vinci. Le cosiddette lotterie istantanee hanno aumentato il proprio volume d'affari di sei volte dal 2005 al 2008. Qualche spicciolo ce lo investe chiunque: tutti, uomini e donne, genitori, nonni e nipoti, operai, manager, massaie e professionisti, hanno sempre due monete, una per comprare il bigliettino e l'altra per grattare e scoprire se hanno vinto.
Non c'è nemmeno bisogno di alcun ragionamento o conoscenza per pronosticare, come nel Totocalcio e altre scommesse o nel poker su Internet, la nuova frontiera dell'azzardo legale che sta spopolando da settembre scorso.Per chi non gratta ma clicca, la nuova frontiera sono i giochi virtuali che impazzano su internet, raccogliendo oltre 69 milioni di euro l'anno scorso, e nei primi sei mesi del 2009 hanno già assorbito 40 milioni. E con la tecnologia sarà sempre più azzardo. «Nel futuro, che è già cominciato, l'utilizzo dei terminali telefonici come veri e propri casinò tascabili, amplierà ancor più la sfera di applicazione del gioco» dice il Censis. E lo Stato intascherà, c'è da scommetterci.
Ad oggi, sono un milione e mezzo i giocatori italiani registrati nei vari siti internet d’azzardo.

Una rete capillare
La lottocrazia passa sulle reti telematiche come nelle piazze dei paesini. Fa parlare di sé a casa e a lavoro, con il Jackpot che ormai guadagna i titoli dei telegiornali e delle testate più blasonate. Lo Stato premuroso non ci lascia mai senza occasioni di “gioco” e vincite: 60.000 bar, 14.000 punti vendita specializzati, 4.000 circoli privati, 2.200 ristoranti, 1.500 sale giochi, 220 sale bingo, 70 stabilimenti balenari, 450 alberghi, 500 banchi del lotto. Sono ovunque, con una varietà impressionante capace di solleticare tutti i gusti di tutti i tipi di persone, arrivando con una capillarità degna di prodotti essenziali come pane e medicine. Basta pagare.

Bisca di Stato e informazione
Nella Repubblica fondata sulla sorte, lotterie e azzardi sono organizzati e gestiti dallo Stato. Più c'è crisi e più l'Istituzione “punta” sul popolo scommettitore. Imprimendo un'accelerazione poderosa e costante al fenomeno, anche spendendo in robuste campagne pubblicitarie per solleticare le brame, alleviare il senso di recessione, convincerci che, sì, con la fortuna ce la possiamo fare.
Una bella mano gliela danno tg e giornali, che seguono minuziosamente le cronache del “sei” che tarda ad arrivare e le eroiche vincite dei devoti della dea bendata in processione per giocare la schedina. Negli ultimi 10 anni le somme giocate pro capite sono lievitate in media del 174%, passando da 631.000 lire (poco più di 326 euro) del 1998 a 890 euro  del 2008, con punte di 1.364 euro in provincia di Pavia.  In soli 4 anni, dal 2004 al 2008 – periodo cruciale per la “maturazione” dei nuovi prodotti d'azzardo popolare lanciati dalla fine degli anni '90 – la raccolta delle scommesse sportive è aumentata del 300% e quella delle macchinette (slot e videopoker) del 580%.
Le slot machine hanno conquistato un bel  46% del volume di gioco  (nel 1998 Lotto e Superenalotto insieme avevano il 67%). Secondo l’Eurispes il 78% degli italiani ha la passione per il gioco e un milione e trecentomila italiani sono addirittura a rischio dipendenza, giocano più di tre volte a settimana spendendo almeno 600 euro al mese.

Boom pompato in 10 anni
«Dal proverbiale sabato di Lotto e Totocalcio si è passati ad un’intera settimana di occasioni senza soluzione di continuità»,  nota il Censis. Nel 1999 il quadro dell'offerta di prodotto era sostanzialmente concentrato su pochi giochi dai grandi volumi (lotto, scommesse ippiche, Totip e il Totocalcio) il mercato valeva “appena” 17,7 miliardi di euro. Cinque anni dopo era a 24 miliardi di euro. Oggi è quasi il triplo e le giocate sono più che quintuplicate.

Il Fisco vince sempre
Le probabilità di fare “6” al Superenalotto sono una su oltre 622 milioni. Quasi le stesse di sentire la verità completa dal Tg. Superenalotto è il gioco d’azzardo a premi più difficile al mondo di tutti i tempi. E anche il più tassato. Per la caccia al Jackpot a fine luglio, l'Erario ha incassato in un solo mese oltre 220 milioni, il doppio del montepremi. Un vincitore sicuro c’è: lo Stato. Il Fisco l'anno scorso ha incassato, come imposte su giochi e scommesse, quasi 8 miliardi di euro: qualcosa in più del doppio del gettito Ici e oltre 4 volte di quanto spenderà il governo nel 2009 per social card e assegni agli indigenti. L’ultima Finanziaria aumenta il prelievo fiscale sulle slot machine dal 12% al 13,4%. Ma sulle giocate al Superenalotto lo Stato si tiene il 49,5%.

Quanto investono per la gente?
Quanto reinveste lo Stato per promuovere lo sviluppo delle persone anziché stimolarle a tentare la fortuna, a sognare soldi e lusso? Cosa dà ai bambini? Quanto ci aiuta ad esplorare ed esprimere le nostre potenzialità per affrontare davvero la crisi? La crisi vera, innanzitutto, che è la perdita di senso, l'invischiamento nella marmellata televisiva dove imperano le “s” del sesso-soldi-sangue-successo. Oppure sport, sensazionalismo e spettacolarizzazione.

In mano ai giocatori di Borsa
Tra le notizie cult c’è sempre più posto per un’altra “s”, quella di Sisal, l’azienda che gestisce il Superenalotto.
Una macchina da soldi che è in mano a fondi d'investimento che giocano in borsa, scommettendo anche su prodotti “derivati”, quelli cosiddetti tossici che hanno fatto scoppiare l'attuale crisi mondiale. A chi vanno i quattrini degli italiani che sognano di fare quattrini?

Il vero “sei”? quello del verbo essere
Complici gli spot dei tg e dei mansueti strilloni dell'informazione, la spremitura dei sudditi prosegue anche così. Una nuova tassazione volontaria. Il “gioco” è divenuto un mezzo di finanziamento statale. Per risanare le casse comunali, alcuni Comuni si affidano ai numeri del Superenalotto: a Varallo Sesia (Vc) Sindaco e Giunta hanno “investito” 300 euro a testa, a Ficarra (Me) il Sindaco ha deciso di togliere agli Assessori 115 euro per giocarli, il collega di Anguillara (Roma)  ha chiesto 5 euro ad ogni consigliere comunale di maggioranza.
Per finanziare le celebrazioni di “Italia 150”, l'evento per il centocinquantesimo dell'unità nazionale, l'on. Ghigo ha presentato un disegno di legge – dico per davvero – per istituire una nuova lotteria Gratta e Vinci. Come fecero per le Olimpiadi invernali del 2006, rastrellando 23 milioni di euro. 20 mesi dopo la fine dell’evento – a luglio 2008 - erano state portate a compimento poco più della metà delle opere (55 su 105). Nella repubblica lottocratica, quando la Patria chiama... basta grattare.
Eppure avere in cambio opere pubbliche e servizi come si deve è più arduo che azzeccare la sestina Jackpot. Ma il vero 6 è un altro: Tu Sei. Voce del verbo essere.       

Più si consuma e più si gioca
Dal 1999 al 2008 le giocate sono aumentate del 268,6%, quasi il doppio dei consumi (+ 136,8%).
«Contrariamente a quanto si è portati a credere – sottolinea l'indagine del Censis – la propensione al gioco non è inversamente correlata alla ricchezza, laddove vi è minore occupazione e quindi minor reddito disponibile, la propensione al gioco risulta più bassa». Infatti ogni giocatore spende di più proprio dove ci sono livelli di consumo superiori alla media italiana. Solo Campania e Abruzzo, tra le regioni del Mezzogiorno, hanno giocate pro capite più alte della media nazionale. L'Abruzzo già nel 1998 aveva il record di giocate pro capite, specialmente tra Teramo e Pescara. La Campania è l'unica regiona meridionale con un rapporto sbilanciato tra capacità dei consumi e spesa per il gioco d'azzardo legale e la provincia di Napoli si conferma come la patria dei giochi coi numeri: lì la gente spende a testa più che altrove per Lotto, Bingo e Superenalotto. Seguono, al secondo e terzo posto tra i “lottofili” di Cremona e Savona. Regina della hit parade dei grattini venduti pro capite è la provincia di Latina. Seguìta dai primatisti  pugliesi: Taranto, Brindisi con Bari all'ottavo posto guidano la classifica delle vendite di Gratta e Vinci.
Per volumi di soldi giocati la classifica vede in testa Milano, seguita da Roma, Napoli, Torino e Bari.


Condividi su: