acquaesapone Genitori&Figli
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

I miei piccoli alla banca del sapore

In campagna capita di assaggiare frutta e ortaggi con un sapore che ci rimanda a quelli dell’infanzia. Nei nostri supermercati quei gusti genuini sono quasi estinti. Un vero scippo per i nostri figli

Mar 01 Set 2009 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
Foto di 4

Ho regalato al mio piccolo Alessandro un pomodoro. Smettetela di pensare che sono una madre avara o una maniaca naturista: non un pomodoro qualsiasi, era un pomodoro destinato a durare. Ho cominciato a pensarci quando ho visto che ho trasmesso al mio pupo più grande un mio piccolo rito, un’abitudine che a mia volta ho ereditato da quando ero bambina e mia madre mi preparava fantastici piatti di frutta già pelata: io sbuccio la banana con il coltello. Affondo la lama e stacco la parte superiore, portando via un lato della buccia, poi ripeto lo stesso con la parte inferiore e poi tolgo il resto. A volte la taglio in corposi dischi. Non è un vezzo da galateo della tavola, è che a me piace così. Se la taglio col coltello, mi sembra perfino più buona. Quando Ale mi ha chiesto di tagliargliela col coltello, mi sono ricordata che anche la mia era un’abitudine trasmessa e mi sono venuti in mente quei piatti di frutta nei pomeriggi estivi. E soprattutto i sapori meravigliosi che avevano. Sapori che in parte ora sono rari, vere e proprie prelibatezze da ricercare.
Vivo in città, ma sono cresciuta in provincia e mi sono resa conto che non ci facevo più caso: la gran parte dei vegetali che compriamo al supermercato hanno solo la parvenza del sapore a cui mi sono abituata da bambina. Me ne sono resa conto qualche anno fa mangiando un’insalata di pomodori preparata in un agriturismo. Addentando quei pomodori, ho sentito un sapore che mi ha riportato alla mia infanzia: che differenza con gli ortaggi di oggi! Che c’entrano i miei figli? Io, che sono cresciuta con quei sapori, oggi sono in grado di apprezzarli. Per carità, anch’io da piccola facevo i capricci, non mangiavo mica volentieri certe verdure. Ma almeno posso ricordarmi il gusto buono di certi ortaggi genuini e sentire la differenza con i surrogati che ci rifilano ora. Mi sono resa conto che, comprando al supermercato, nella mappa del gusto dei miei figli non si sarebbe mai impresso quel modello di qualità che si impara da piccoli, proprio come si impara a leggere e scrivere e a distinguere una bella grafia da una accozzaglia di scarabocchi sulla pagina.
Ecco perché è giusto insegnare ai bambini ad apprezzare una vasta gamma di alimenti. Certo non è facile. Io da piccola mi sarei nutrita solo di pasta al sugo e cotoletta. La strada non è certamente di forzare i bambini a mangiare. Secondo gli psicologi, così non imparano a riconoscere i propri stimoli della fame e a rispettarli, aprendo la strada, in futuro, a possibili disturbi alimentari. Sicuramente, anche per l’alimentazione, i bambini guardano a noi genitori e al nostro comportamento per creare propri modelli. Ma secondo me è importante anche puntare sull’assortimento, la qualità e una gustosa preparazione del cibo. Mi dispiace: la zucchina bollita è troppo, e, anche se mia madre mostrava di gradirla come se fosse un bignè alla crema, non mi ha mai convinto. Ci sono modi più gustosi di prepararla. E bisogna puntare sulla qualità. Il biologico, oggi così diffuso nei nostri supermercati, per lo più è l’ennesima invenzione del marketing. Ultimamente ho letto di uno studio inglese (della London School of Hygiene & Tropical Medicine) secondo cui i cibi biologici, non trattati con i pesticidi, non sono migliori dal punto di vista nutritivo. Sono solo più costosi. C’è chi sostiene che questi studi sottovalutino il peso a lungo termine dei pesticidi. Ma a me pare che la questione sia un’altra: la vera differenza la fanno le coltivazioni locali, meno intensive. Certi fruttivendoli vendono prodotti di una buona qualità, ma i prezzi sono incredibilmente alti, da gioielleria. La mia soluzione è stata di iscrivermi a un Gas, i gruppi d’acquisto solidali che si auto-organizzano per comprare gli alimenti dai piccoli produttori locali. Rispetto al supermercato non si risparmia. Ma almeno so da dove vengono i prodotti e ne trovo di buona qualità. Così i miei piccoli potranno formare una banca del sapore che possa guidarli nella futura vita gastronomica


Condividi su:
Galleria Immagini