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Yoga a raggi liberi

Patrizia Saccā, atleta paralimpica, inventa il Saluto al Sole per persone con disabilitā motoria e non solo

Gio 25 Ott 2018 | di Angela Iantosca | Attualitā
Foto di 9

«La vita è meravigliosa e questo corpo che portiamo in giro può essere brutto, grasso, magro o può avere una disabilità. Ma la vita è bella per quello che è. L'importante è farne una resilienza».

Patrizia Saccà ha 60 anni e, da quando ne ha 13, vive su una sedia a rotelle, dopo essere caduta da tre metri di altezza e aver spezzato la sua colonna vertebrale.  
«Ero una ragazzina sportiva, danzavo e praticavo equitazione. Avevo un cavallo, Falco Nero, e volevo diventare un grande fantino. Poi non è stato possibile... Per 7 anni, dopo l'incidente, non ho voluto vedere disabili: nuotavo, ma sempre con i normodotati, perché non volevo pensare alla mia situazione. Prendevo in giro anche i fidanzati: al mio primo ragazzo, che era bellissimo, dissi che sarei stata sulla carrozzina per un anno e che poi sarei tornata a camminare… era la fine degli anni Settanta e non c'erano tutte le possibilità che ci sono oggi, possibilità che ho anche io contribuito a creare!». 

Ma, nonostante l'incidente, lo spirito sportivo di Patrizia non è stato intaccato. 
«Ho praticato atletica, nuoto, basket, tiro con l'arco, subacquea, vela, sci e scherma. Al tennis tavolo mi sono appassionata a tal punto da farne una professione. Mi sono allenata quasi ogni giorno per 25 anni. Ho partecipato a 2 Paralimpiadi, 12 campionati europei, 4 mondiali, più a centinaia di tornei internazionali e campionati italiani. Nel giro di qualche anno sono diventata una delle prime atlete paralimpiche a gareggiare con i normodotati nella disciplina del tennis tavolo, aprendo così la strada ad altri atleti con disabilità. E poi, dal 2000, sono allenatrice di tennis tavolo, insegno agonismo e uso questa disciplina come terapia riabilitativa nell'Unità Spinale di Torino e da qualche anno anche ad Alessandria». 

Ora Patrizia si è posta una nuova sfida: promuovere la pratica dello yoga tra le persone con disabilità. Per farlo ha pubblicato il libro “Yoga a raggi liberi. Surya Namaskar” (edito da Photocity.it e acquistabile on line su Ibs e boopen.it) dove spiega le 12 posizioni del “Saluto al Sole” realizzabili dai disabili, ma anche dalle persone che stanno tutto il giorno su una sedia in ufficio.
«Io pratico yoga dal 1991. Yoga significa unione, unione con l’essere e insegna il non conflitto. Insegna a stare in  quello che sei. Lo yoga è respiro, meditazione, silenzio. E dove c’è silenzio c’è armonia. Ho fatto di tutto per diventare istruttrice. Quando ho sostenuto l'esame, ho portato il mio Saluto al Sole ed è piaciuto moltissimo! Ma il mio obiettivo principale è sensibilizzare le tantissime federazioni di yoga e gli insegnanti: sarebbe giusto inserire, quando si fa il corso per diventare istruttore, 10-15 ore sulla disabilità, così che chi insegna sia in grado di accogliere tutti coloro che si presentano. Il bello dello yoga è che non c'è una gara, è un lavoro su se stessi e con se stessi. Non c'è il giudizio ed è una attività molto importante per tutti, ma anche per noi paraplegici e per gli atleti paralimpici perché ti insegna a entrare in connessione con il tuo corpo, a sentirti».

Intanto “Yoga a raggi liberi” è diventato un marchio con tanto di brevetto istituzionale!
«Questo mi consente di diffondere questa pratica con l'intento di dare sostegno e speranza a chi ha dovuto, come me, passare attraverso l'esperienza di un trauma fisico e fare della propria disabilità un campo di pratica. La mia idea è quella di far praticare lo yoga in tutte le Unità Spinali, dove ci sono pazienti che rimangono ricoverati da un minimo di tre mesi a un anno». 

Intanto, a Torino, nell'Unità Spinale, da anni Patrizia insegna tennis tavolo e yoga. 
«La pratica di attività riabilitativa condivise anche con i familiari dei pazienti ha un effetto benefico. A maggior ragione lo yoga, diciplina che mira proprio a restituire l'armonia a tutti i livelli, garantendo un sostegno anche da un punto di vista emotivo, mentale e spirituale. è bello vedere la fidanzata o la mamma che con il ragazzo o il figlio seguono questa pratica. Aiuta anche a far comprendere alle mamme che, se il figlio ha un incidente, non lo devono rimettere in pancia, non torna ad essere figlio, che le sue gambe non diventano gambine, si è sempre persone, solo che non si cammina più! Lo yoga aiuta a far comprendere come di questo corpo rotto bisogna farne una resilienza e che ognuno ha le proprie fratture: c'è chi ha perso il papà a dieci anni, chi ha altre cicatrici. E i limiti, in fondo, sono solo quelli che ci poniamo...».

Testimonial del suo nuovo progetto Allegra Magenta, una ragazza paraplegica e amputata a un braccio.
«Lei è una che spacca e la sua forza può servire ad altri…».

Cosa dici a chi ha perso l'uso delle gambe con un incidente?
«A tutte le persone che incontro dico piangi, urla… perché il dolore c'è e va espresso. Ma la vita va avanti. Guarda Genova e quel ponte crollato: improvvisamente in molti hanno perso delle famiglie, ma poi c'è qualcosa che ci fa affrontare tutto. Bisogna avere gratitudine per la vita, perché la vita è questo pezzo. Chi è fortunato arriva a 80 anni, ma si può finire anche prima. E non è scontato invecchiare. Nella vita la spinta è data dalla curiosità di ciò che ci sarà domani: magari oggi piango, sono triste, ma domani voglio ridere! Questo non significa che sono contenta di essere su una sedia a rotelle: la vita non è fatta per stare sulla sedia a rotelle, non è fatta per la paraplegia e se io avessi la lampada di Aladino direi “voglio camminare, anche povera, senza scarpe, ma voglio camminare”. Detto questo non mi piace piangermi addosso: non cammino, ma resto una persona. Se proprio devo specificare ho una disabilità, ma anche tu sei diversamente disabile rispetto a me!».


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