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Julia Roberts: Il sorriso più bello di Hollywood

Julia Roberts continua ad incantare. Con il sorriso, certo, ma soprattutto con un talento unico che mette al servizio di storie di spessore. Madre coraggio al cinema per “Ben is back” e psicologa in “Homecoming”: ecco le sue prossime mosse

Gio 29 Nov 2018 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Quando Julia Roberts sorride, la stanza s’illumina. E al Toronto Film Festival non ci sono occhi che per lei, non perché sia una dea eterea dalla bellezza al botox, come va di moda ad Hollywood, ma perché conserva ancora tutti i tratti della sua umanità. Sua nipote Emma ha pubblicato una foto casalinga mentre giocavano a carte e sono piovuti gli insulti da Instagram. Le hanno detto che sembra vecchia, assomiglia ad un uomo ed è ormai irriconoscibile. Lei non ha alzato il dito medio né insultato i troll della rete, ha semplicemente ammesso di essersi sentita ferita. 

Tutto qui? Direte voi. Beh, non è poco: ci vuole coraggio ad ammettere di essere fragili. E lei ne ha da vendere, anche se, come tutte le star, ha i suoi vezzi. In Canada, ad esempio, ha confessato di non amare le dimostrazioni fisiche d’affetto: «Sono fatta di vetro», dice lei. Ma un attimo dopo si lancia giù dal palco per abbracciare un fan indonesiano che ha attraversato mezzo mondo solo per vederla da lontano al cinema durante la premiere del nuovo film, “Ben is back”, in sala dal 20 dicembre. Lei è fatta così e a chi le fa notare l’impulsività risponde con una scrollata di spalle: «Sarà perché sono del segno dello Scorpione». Ha la risposta sempre pronta e t’inchioda con lo sguardo se provi a fregarla o a farle fare la figura della bambolina. È stata “Pretty Woman”, ma nessuno si può azzardare a chiamarla così senza aspettarsi le conseguenze. Anche in tv ha scelto un ruolo delicato, la psicanalista di veterani di guerra, nella serie “Homecoming” di Amazon Prime.  Potrebbe passare il tempo a godersi spiagge caraibiche e a sorseggiare drink, invece sceglie set impegnati per far sentire la propria voce. 

“Ben is back” è tecnicamente un film delle feste per famiglie, ma non si può dire che sia tradizionale. Lei interpreta una madre che vede tornare a casa il giorno di Natale il figlio tossicodipendente, ma qualcosa non va.
«A me è sembrato fin da subito un toccante ritratto di famiglia, ma visto dagli occhi pieni di dolore di questo ragazzo, Ben. Sul set l’atmosfera era talmente forte da rendermi emotiva e, come tutte le volte che mi succede, ho provato a scherzare per sdrammatizzare. Si fa in tutte le famiglie: quando ci sono dei periodi difficili li si supera insieme, a volte cercando uno spiraglio di leggerezza. E vi assicuro che il pubblico, come è successo a noi del cast, dopo averlo visto non dormirà serenamente per un bel pò». 

Sarà stata sollevata dal tornare ogni sera a casa dalla sua famiglia...
«Le nostre cene a casa sono un momento importante, lascio che i ragazzi parlino e chiedano qualsiasi cosa e si sentano al sicuro, mentre esprimono le loro idee o i propri dubbi. In quel momento guardo mio marito e so che abbiamo fatto qualcosa di buono».

Sul set di “Homecoming” si è presentata con la t-shirt “We are family” anche se la storia è di tutt’altra natura.
«Sì e no: per me il concetto di famiglia non riguarda solo i legami di sangue, ma il tessuto connettivo sociale e ora più che mai dobbiamo sentirci uniti. Il mondo sta crollando e le comunità devono combattere insieme, rimboccarsi le maniche. Quella maglietta è stata creata da un’associazione (Be Love Apparel - ndr) che lotta per tenere insieme le famiglie, soprattutto dopo le separazioni forzate alla frontiera. Anche un piccolo gesto come questo può attirare l’attenzione su una situazione delicata».

Ha paura per il futuro dei suoi figli?
«Dovrei averne, ma mi rifiuto di lasciarmi spaventare».

Per questo ha accettato il ruolo di Heidi in “Homecoming”, una psicologa di veterani?
«Un impegno tv da protagonista richiede un impegno lungo in termini di tempo e doveva valerne la pena. Accettare questo progetto è stata la scelta giusta e, a parte le interminabili sedute per scegliere la parrucca adatta al personaggio, quello che mi ha attratto è stata la sua vulnerabilità e il rapporto con la madre. E non lo dico solo perché sono pazza di Sissy Spacek e del suo talento. Ci conosciamo ormai da 13 anni e potrei dire con franchezza che potrei davvero sentirmi figlia sua».

Qualche altra star c’è che ha sempre ammirato e con cui ha fatto di tutto per lavorare?
«Jodie Foster: prima di “Money Monster” ci eravamo solo incrociate un paio di volte di sfuggita, ma ricordo distintamente l’episodio di trent’anni fa in cui ad una premiazione ci ritrovammo nella stessa stanza e io non stavo più nella pelle. Ho pensato: “Accidenti, sono solo ad un tavolo di distanza da lei”. E quando finalmente ci ho lavorato insieme ne ero abbagliata: è preparata, divertente e meticolosa e di tanto in tanto la invitavo a darmi dritte sulla mia performance, mentre lei insisteva a lasciarmi libera. In quel momento continuavo a pensare: “Quanto vorrei essere Jodie Foster”».

In quel film ha ritrovato il suo amico George Clooney.
«In effetti non ci siamo mai allontanati. Ho lavorato con lui in veste di attore, regista e produttore. È un regalo essere amica di un professionista con il suo talento, ma anche di un uomo capace di ironia. Rende tutto più facile».
 
Lo sa che Clooney le fa sempre i complimenti e ha detto che è stata deliziosa quando si è ritagliata del tempo da set per accogliere sua madre e sua sorella che erano volate dall’Inghilterra per salutarlo durante le riprese?
«Quanto è dolce! Adoro lui e la sua famiglia ed è questo che fanno gli amici, si prendono cura gli uni degli altri, soprattutto quando si trovano lontani da casa per lavoro e il set diventa davvero una seconda famiglia».

Cosa le riserva il futuro? La regia?
«Non ci penso per niente, guardare lavorare i registi bravi come loro mi fa solo riflettere su quanto io sia inadatta per stare dietro la telecamera. Mi piacerebbe invece tornare a respirare aria di teatro. O comunque trovare sempre storie diverse da raccontare perché la vita, come l’arte, è così: ti sorprende sempre».



 

Non più una Pretty Woman

Julia Fiona Roberts, classe ’67, ha scritto la storia del cinema al femminile e non solo per i riconoscimenti – il Premio Oscar per “Erin Brockovich” in primis –, ma per aver infranto ogni record di cachet e al tempo stesso essere stata inserita tra le donne più influenti e affascinanti di Hollywood. Dopo ruoli minori in tv, ha conquistato il cinema con “Fiori d’acciaio”, che le ha fatto conquistare il primo Golden Globe oltre alla prima nomination all’Academy Award. Lo status di star arriva con il cult “Pretty Woman”, che viene confermato sia da commedie indimenticabili come “Notting Hil” che da pellicole impegnate come “Il rapporto Pelican”. 
Nel privato l’attrice ha collezionato storie d’amore (quella con Kiefer Sutherland troncata a tre giorni dalle nozze) e, dopo il matrimonio lampo con il cantante Lyle Lovett, ha trovato la serenità quando ha sposato nel 2002 il cameraman Daniel Moder, da cui ha avuto tre figli, Hazel e Phinnaeus (14 anni, gemelli) ed Henry (11 anni e mezzo). Attualmente impegnata, oltre che nella campagna Calzedonia, ha presentato al Toronto Film Festival i due nuovi progetti, la serie tv “Homecoming” (disponibile su Amazon Prime Video) e il film “Ben is back”, al cinema il 20 dicembre. 

 


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