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La solitudine crea dipendenza

Come una condizione sociale ci rende schiavi di droghe pi o meno legali

Gio 29 Nov 2018 | di Ethel Cogliani | Salute
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Siamo schiavi delle nostre abitudini e sono le stesse abitudini che ci fanno essere la specie più malata del pianeta.

Molte persone preferiscono letteralmente farsi del male pur di non cambiare lo status quo.

PERCHE'?
‘Viviamo in un mondo affollato di persone sole’, è il concetto in grado di spiegare perfettamente questo paradosso.
Progresso, consumismo, profitto, comodità, sono le regole del mondo occidentale industrializzato e le inevitabili conseguenze ambientali e sociali che ne derivano sono il consumo di cibo pessimo, la sedentarietà, l’inquinamento, l’isolamento e solitudine, lo stress, l’ansia, la pigrizia.
In questo turbinio di abitudini, l’ambiente viene plasmato dalle abitudini che vengono imposte dalla società, che viene indirizzata dalle abitudini, possiamo capire quanto le nostre scelte possano realmente influenzare il nostro stato di salute e con esso l’intero Sistema (ambiente-società) che ci circonda.
Cause ed effetti si confondono in un circolo vizioso che diventa sempre più tossico e dal quale abbiamo sempre più difficoltà a separarci, causa proprio della nostra difficoltà di capire dove finisce la nostra libertà di scelta.

INCONSAPEVOLEZZA
Nella nostra società si è instaurato un livello di inconsapevolezza tale per cui riteniamo di sentirci liberi di fare qualcosa solo nel momento in cui ci possiamo omologare con il contesto in cui siamo immersi.
È forse questa libertà? O forse è uno schiavismo camuffato da libera scelta?
Inconsapevolezza, diseducazione e convinzioni acquisite sono gli strumenti che manipolano il nostro grado di coscienza e che causano un effetto che porta alla convinzione che malattie, stanchezza, depressione e disperazione siano la normalità.
Solamente la salute piena è la normalità: è questo che è scritto nei nostri geni, tutto il resto è frutto della nostra pseudolibertà condizionata. E dentro di noi abbiamo tutte le potenzialità per riconquistare la piena salute e mantenerla, solo che non mettiamo il nostro corpo e la nostra mente in condizione di funzionare in questa direzione.

OCCHIO NON VEDE...
È importante tenere presente che l’ambiente e le nostre azioni hanno tutti un riflesso nel nostro ambiente-corpo. Quindi ogni azione che danneggia l’ambiente in modo visibile, in modo invisibile danneggia il nostro corpo… finché non ci ammaliamo.
“Occhio non vede cuore non duole”, è il detto che ci ucciderà.
Finché ci riterremo liberi quando ci facciamo trasportare da abitudini malsane, l’unica libertà che ci arroghiamo è quella di essere malati. 
“Voglio mangiare come mi pare, voglio fare come mi pare”. Sono le frasi più comuni che le persone si raccontano quando devono prendere delle decisioni attive riguardo la loro salute. In un’idea di libertà che non esiste.

NON CHIAMATELA LIBERTA'
Chi ti spinge a ritenere che quello che desideri fare è realmente ciò che liberamente avresti scelto per te?
La società ci impone cosa mangiare con pubblicità e dogmi alimentari sbagliati, la società ci condiziona a fare determinate scelte per farci accettare. Viene prima il parere degli altri che la nostra salute e il sentirci bene con noi stessi. Ed è questo che noi chiamiamo libertà!

SE ARRIVA DALL’INTERNO
Ma il condizionamento viene anche dall’interno. Infatti, le molecole derivanti dai cibi-non-cibi che assumiamo tutti i giorni (zuccheri, latticini, cereali) sono alla base di un disequilibrio che porta poi a condizionarci biochimicamente verso scelte sbagliate, scambiate per libertà.
Legandosi ai recettori oppioidi e stimolando un senso di felicità e appagamento, seppur momentaneo, rendono il corpo dipendente da questo stimolo e lo portano a ricercarne sempre di più.
Un equilibrio corretto nei confronti del cibo in realtà dovrebbe essere quello di sazietà e non richiesta ulteriore di cibo.

CAREZZE CHIMICHE
Cosa ci rende veramente liberi dai condizionamenti sociali e chimici che avvengono fuori e dentro di noi?
Ma, soprattutto, cosa spinge il nostro corpo a chiedere sempre più gratificazioni? O meglio, cosa rende il nostro corpo bisognoso di continue gratificazioni? O meglio ancora, cosa sta facendo soffrire il nostro corpo tanto che richiede costantemente queste “carezze chimiche”?

SOFFERENZA NELLA PSICHE
La risposta a tutte queste domande è il contesto sociale di isolamento.
La fortissima dipendenza dalle fonti di gratificazione chimica (droghe e cibo compresi) è legata ad un contesto di sofferenza psicologica, in cui l’essere umano si è trovato in seguito a decenni di isolamento sociale, amplificato anche dai social-network, che fanno percepire come interazioni sociali delle interazioni digitali: abbattono le distanze, si dice, ma in realtà non si vede quanta distanza viene creata dagli stessi, poiché molte interazioni che potrebbero essere dal vivo alla fine si riducono ad una chat.
Questo scollamento continuo dalla “realtà analogica” dell’uomo sta facendo mancare tutti quei meccanismi di compensazione emotiva, che vengono poi riversati in droghe e in un uso smodato di cibi ad azione droga-simile.

DIPENDENZA E SOLITUDINE
A conferma di questo, il professor Bruce K. Alexander, psicologo canadese illuminato, che voleva capire come eradicare la dipendenza dalle droghe e quindi voleva capire cosa inducesse realmente la dipendenza da esse, ha fatto degli studi osservazionali sui topi: un gruppo di topi era messo in isolamento in gabbie separate e un altro in una gabbia in comune con altri topi.
Ad entrambi i gruppi erano state fornite 2 fonti di acqua: una con aggiunta di droga e una senza droga.
Nel gruppo in isolamento la tendenza del topo era quella di abbeverarsi dall’acqua drogata mentre nel gruppo “sociale” la frequenza con cui i topi si abbeveravano preferenzialmente dalla fonte pura.
Le conclusioni di questo studio sono lampanti: la dipendenza dalle droghe è legata al senso di solitudine che abbiamo dentro.
Gli unici nutrienti essenziali per il nostro corpo sono: ossigeno, acqua, Sole e luce, cibo vero, attività fisica, sonno, amore e amicizia.
La mancanza o la riduzione o la sottovalutazione di queste componenti ci sta inevitabilmente inducendo a soffrire di altissimi livelli di ansia latente e di stress cronico, portandoci ad essere dipendenti da fonti di cibo che fungono da droghe per il nostro cervello, agendo come gli oppiacei sui centri del piacere.

LA SOLUZIONE? 
La soluzione ad una dipendenza chimica è una socializzazione stimolante.
La vera libertà si raggiunge rispettando i veri bisogni biochimici e psicologici. 
Non cercando di compensare i bisogni psicologici con quelli chimici e facendo il gioco di un sistema di regime che ci vuole uniformati, sfiduciati, ammalati e disperati. Il nostro destino è nelle nostre mani e lo possiamo trasformare scambiando le “coccole chimiche” con relazioni appaganti, facendoci il regalo più grande della nostra vita: il corpo umano con tutta la sua straordinarietà e tutte le sue potenzialità. 



 


Ethel Cogliani

Nutrizionista specializzata nel trattamento delle patologie autoimmuni.
Autrice dei libri “Dietro la Malattia” e “Tiroide X-Files”. Editrice e capo redattrice della rivista “IMMUNOREICA Magazine – La prima rivista dedicata all’approccio funzionale delle malattie autoimmuni”. Dove acquistare i libri: www.dietrolamalattia.com  www.tiroidexfiles.com



LA RIVISTA

 

La rivista IMMUNOREICA Magazine ha lo scopo di indagare e porre l’attenzione a tutti quegli aspetti che rendono la nostra società la più malata di tutta la storia dell’Umanità.
Disponibile solo su abbonamento. Cadenza trimestrale (4 numeri l’anno). La riceverai direttamente a casa tua. Per abbonarsi: www.immunoreicamagazine.com


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