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Non c riforma che tenga...

Ci che conta la qualit delle persone che incontrano i nostri figli

Lun 07 Gen 2019 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
Foto di 2

Nei due minuti che ci ho impiegato a sorpassarli, mi sono goduta tutta la scena: una fila di bimbi che esce dal portone della scuola elementare, con due maestre a scortarli, una in testa e una a chiudere la fila. Sento la maestra di coda dire che avrebbero dovuto percorrere solo pochi metri, ma fanno mettere i bambini in fila per due, su un lato del marciapiede per lasciare il passaggio ad altre persone. La maestra impartisce ordini secchi che creano un’onda sulla fila dei bambini, una scossa di attenzione. “In fila per due perfavore, Martina così non sei in fila, Giorgio tieni il passo, grazie”. A ogni “comando” la giovane maestra pronuncia un “grazie” o un “perfavore”, non alza mai la voce, non si sbraccia, non sbraita, non strattona.

Eppure i suoi comandi non lasciano spazio a dubbi o interpretazioni, vengono chiaramente ascoltati dai bambini, che non risultano paralizzati e impauriti, una bimba accenna a un passo di danza, si avverte un brusio giocoso, ma le voci non salgono troppo. E quando succede, la maestra che si trova in cima alla fila scocca uno “Shhh” che taglia rapidamente il volume. A vedere la scena mi prende un moto di ammirazione per queste maestre di una scuola pubblica, alle prese con la burocrazia scolastica, i problemi dei ragazzi e dei genitori, le continue riforme, le collette per comprare la cancelleria e la carta igienica, le mamme troppo apprensive e i papà assenti o quelli troppo prottettivi, a casa propria gli stipendi che non bastano mai. Eppure queste ragazze sono concentrate su quello che stanno facendo, usano i modi giusti, autorevoli più che autoritari, quello che serve per porsi verso i bambini nella posizione migliore e più utile per i bambini stesi: io insegno, voi imparate.

Si sentono tanti casi di maestre terribili, ignoranti, sgarbate, manesche o al contrario troppo arrendevoli, perché semplicemente disinteressate al loro lavoro e al futuro dei bambini. Ma non sono tutte così, anzi. Sulle cronache nelle scorse settimane è comparsa la storia di due bambini di un quartiere periferico milanese che trovano un portafogli con dentro del denaro e lo consegnano alla professoressa di cui si fidano di più. Lei non esita nemmeno un istante e dice loro cosa avrebbero dovuto fare con quel portafogli: cercarne il proprietario e riconsegnarlo. I ragazzi lo fanno e ricevono una ricompensa e una lettera di ringraziamento scritta dall’anziano proprietario, che si inchina di fronte al loro senso civico e si complimenta con la scuola che glielo ha inculcato.
Quando sentite in televisione dire che sta per arrivare l’ennesima riforma sulla scuola, ricordate com’era ai tempi vostri: davvero era importante se i test erano fatti in un modo o in un altro, se si usavano i voti o i giudizi. Tra le memorie che restano più a lungo dei propri studi c’è invece la qualità delle persone che abbiamo incontrato. Come la mia professoressa di inglese del liceo, la maestra che mi accolse in un grande abbraccio in un periodo difficile della crescita, ma non lasciò mai che mi viziassero, o il professore di educazione fisica delle medie che organizzava gratis i doposcuola in un quartiere in cui c’erano poche strutture sportive. Non c’è riforma organizzativa che possa sostituire la qualità degli insegnanti. Noi mamme odiamo ammetterlo, ma alle elementari le maestre diventano seconde madri per i nostri figli. E quelle brave davvero non finiremo mai di ringraziarle per ciò che hanno saputo insegnare loro.
 

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