acquaesapone Bambini
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Così ho accolto anche Angelina. Pensavo di non farcela

Sola e senza soldi, ero terrorizzata. Ma ho trovato il giusto aiuto

Lun 07 Gen 2019 | di Patrizia Lupo | Bambini
Foto di 2

Ho vissuto la mia adolescenza da sola, mia madre dopo la separazione era venuta in Italia per lavorare ed io ero rimasta con i nonni. Sono cresciuta insicura e piena di problemi, cercavo l’affetto di una madre che non avevo. Anni dopo la raggiunsi, lei aveva un lavoro, un compagno e facevo fatica a costruire quel rapporto che non c’era stato. Restai incinta e fu una tragedia, perché non avevo un uomo vicino. Io e mio figlio siamo cresciuti insieme, in una piccola cameretta a casa di mamma. Il suo amore riempiva tutti i miei vuoti. Con il tempo però sentivo la mancanza di un compagno, sognavo per mio figlio una famiglia. Mi sembrava di aver trovato la persona giusta, diceva di amarmi, ma mi svegliai presto dal sogno quando scoprì di essere di nuovo incinta. Lui non voleva un figlio e diventò violento, prima a parole poi a fatti. Avevo paura, pensavo a mia madre. Cosa poteva dirmi se mi presentavo ancora in quelle condizioni? Decisi di abortire di nascosto. Ero inquieta però all’avvicinarsi della data, perché sapevo cosa significava aspettare un figlio. Ne parlai all’assistente sociale che mi consigliò di rivolgermi ad un’associazione, il Segretariato Sociale per la Vita. Andai un pomeriggio con mio figlio, ero molto in ansia e disperata. Il bambino appena vide l’operatrice le chiese: «È vero che aiuterai la mia mamma?». Restai stupita, doveva avermi sentito parlare al telefono con loro. I problemi erano tanti e li buttai tutti lì sulla scrivania. Mi sentivo come un naufrago che si aggrappava ad una tavola di legno per non affogare. Non avrei voluto abortire, ma come avrei potuto dirlo a mia madre? Non avevo un lavoro sufficiente e nemmeno potevo andare via di casa. Promettorono di aiutarmi con il  Progetto Gemma, un contributo economico di 18 mesi per le spese del bimbo, ma anche creando per me una rete di sostegno attraverso altri centri di volontariato e persone che avrebbero coinvolto. Si impegnarono anche a parlare con mia madre. Adesso la decisione era solo mia e decisi per la vita. Dopo, mi toccarono settimane intense e dure, in cui ho dovuto affrontare di tutto, ma non sono stata mai lasciata sola. Con la nascita di Angelina qualcosa in me è cambiato e adesso mi sento più forte e sicura. Quando guardo crescere i miei figli così belli, sono la mamma più felice e soddisfatta del mondo. 
 

Condividi su: