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Grandi autori per un grande 2019

Due grandi cineasti italiani, maestri del cinema mondiale, storie di genere. Un inizio d’anno straordinario

Lun 07 Gen 2019 | di Boris Sollazzo | TV/Cinema
Foto di 7

Vice-L’uomo nell’ombra
Voto: 4,5/5
Genere: Biopic
Regia: Adam McKay

Prima di iniziare la recensione segnaliamo la nostra profonda preoccupazione per le ripercussioni del suo grande talento sulla salute fisica di Christian Bale. Già perché se “Vice” è uno dei film più belli degli ultimi anni lo si deve a quest’uomo, che da anni non si fa alcun problema a maltrattare il proprio corpo pur di indossare i panni dei personaggi più potenti della storia. Non solo del cinema. Dopo aver perso quasi 40 chili per “L’uomo senza sonno” e presi almeno 25 per “Batman”, torna alle vecchie abitudini e per essere Dick Cheney ingrassa di nuovo 20 chili. E l’Oscar sarebbe poco per questo suo vicepresidente che ci svela, non solo i segreti del potere, ma anche la sua personalità e le sue fragilità, come, forse, prima ha fatto solo “West Wing” tra le serie tv. Ma qui è tutto più opaco, problematico e aiutato da una regia diligente e attenta e da talenti attoriali incredibili, come Amy Adams e Sam Rockwell, un George Bush jr da urlo, finalmente non caricaturale, capace di mostrarci un pezzo della nostra storia che abbiamo liquidato tutti con snobismo e che probabilmente ci ha portato al disastro Trump. Un’opera da vedere con attenzione. Anzi, da studiare.


Non ci resta che il crimine
Voto: 4/5
Genere: Commedia
Regia: Massimiliano Bruno

Massimiliano Bruno ha un modo di fare cinema particolare e affascinante. Se da un lato senti sempre la sua capacità di capire il pubblico e a volte anche di blandirlo, frutto del suo lavoro alla scrittura dei cinepanettoni, dall'altra ha la sensibilità dell’autore raffinato, quello del teatrante che ci ha commosso con monologhi eccezionali sulla generazione più precaria del dopoguerra. Queste due anime al cinema si incontrano spesso, non di rado in sceneggiature originali. Qui, peraltro, c’è il campione della scrittura per il cinema italiana, Nicola Guaglianone, a impreziosire una narrazione che passa dalla commedia al noir ai… viaggi nel tempo. Aggiungi a tutto questo il talento di Leo, Giallini e Gassman, l’immaginario degli anni ’80 tra Mundial di Spagna e Banda della Magliana, una serrata narrazione unita a intuizioni spesso geniali e ci ritroviamo di fronte a un lavoro inconsueto per il grande schermo, soprattutto in questo paese, e di grande forza. “Non ci resta che il crimine”, in qualche modo, riscrive la grammatica della commedia all’italiana moderna. Un percorso che peraltro Max Bruno ha intrapreso da tempo e con successo.


Benvenuti a Marwen
Voto: 4/5
Genere: Dramma
Regia: Robert Zemeckis

Ritorno al futuro, “Roger Rabbit” e “Forrest Gump”, “Cast Away” e “A Christmas Carol”: la fantasia, l’immaginario, la capacità di intrattenimento e di creazione di mondi di Robert Zemeckis è qualcosa di leggendario. Se poi si ha la capacità di scegliere gli attori giusti - in questo caso Steve Carell (in Vice è un Donald Rumsfeld pazzesco) - e si azzecca la veste estetica di un mondo antico e fiabesco, incorniciandolo in un dramma personale, l’amnesia, e collettivo, la guerra, ecco trovarci di fronte a uno dei lungometraggi più interessanti della stagione. Mark Hogancamp, fotografo che dimenticherà se stesso dopo un pestaggio per ritrovarsi a Marwencol, che non saprà più camminare e parlare ma troverà un altro luogo, dell'anima e non solo, in cui rifugiarsi, è un eroe dolente che ti strappa il cuore, come la forza dei racconti di Zemeckis, forse il miglior narratore di fiabe per adulti dell'ultimo secolo, insieme a Steven Spielberg. Qui lo fa con un uomo che ricostruisce se stesso partendo dalla minuziosa (ri)creazione di un villaggio di bambole. Poesia estetica, etica, immaginifica. God save Robert.


Creed 2 
Voto: 3/5
Genere: Dramma sportivo
Regia: Steven Caple Jr

Rocky Balboa. Sylvester Stallone. “Creed” che è lo spin-off della saga del pugile italo-americano con quel Michael B. Jordan che è diventata la nuova icona nera del cinema indipendente e “muscolare”. Serve altro per correre al cinema? No, e pazienza se “Creed II” a volte eccede, se registicamente non ci va sempre di fino, se a livello di scrittura in alcuni momenti appare rozzo. Perché forse è proprio questo che cercavamo, da Stallone e soci: uno di quei racconti tumefatti, fragili, dolenti e retorici il giusto che Balboa ci ha portato nel cuore. Uno di quei film che ha la faccia e l'anima del padre del pugile e del perdente più amato di Hollywood, Stallone appunto. 
Ma con Adonis Creed rivive anche un’altra icona di quella saga, insieme al grande insegnamento di una storia ormai quarantennale: non si può sfuggire al proprio passato, alle proprie responsabilità, alle sfide cruciali della vita che non sempre sono sul ring. “Crede II” è il cinema che ti piace, portato nel 2018, è quel racconto per immagini duro e puro, ingenuo e coinvolgente, didattico, ma non didascalico. Non fa male.


Suspiria
Voto: 2/5
Genere: Horror
Regia: Luca Guadagnino

Ci vuole un pizzico di follia e di sana presunzione per decidere di mettersi alla prova con uno dei capolavori di Dario Argento, “Suspiria”. Luca Guadagnino ha entrambe le qualità - sì, per un regista lo sono entrambe - e così ha deciso non solo di affrontare un remake, ma di rivoluzionare ciò che è rimasto dentro il nostro immaginario. Il punto è che pur essendo il cineasta italiano affascinato dal cinema di genere, si disinteressa puntualmente di esso in favore dell’estetica e della sua attenzione per i personaggi più che per le storie e i suoi meccanismi. Il vantaggio è che il “Suspiria” di Guadagnino è un film nuovo e diverso da quello di Dario Argento, con un’attenzione totale verso i personaggi femminili, verso movimenti e scenografie, verso la composizione di immagini straordinarie e incorniciate dalle musiche eccezionali di Thom Yorke (anche Claudio Simonetti le ha celebrate). Il problema è che quel classico argentiano torna continuamente alla mente e fa soffrire la quasi totale assenza di scene horror, di momenti di tensione narrativa, gli scarsi momenti di suspense diluiti, peraltro, nella lunghezza eccessiva del film. Alla conclusione del quale hai la conferma che Luca Guadagnino è ormai un giovane maestro, ma che, forse, ancora deve arrivare il suo grande capolavoro, nonostante ci abbia già regalato opere di altissimo livello, come “Io sono l’amore” e “Chiamami col tuo nome”.



I MAGNIFICI 7 IN SALA

Il primo re: Romolo e Remo, Alessio Lapice e Alessandro Borghi (possiamo dirlo, il migliore di tutti ora), Matteo Rovere e un kolossal ambientato nel 753 A.C.. Recitato in protolatino. Che sfida!

Vice - L’uomo nell’ombra: Dick Cheney è stato il Richelieu di Bush e dei teo-con, dei repubblicani che hanno riscritto la storia degli Usa e del mondo. Un uomo qui raccontato da… Batman.

Non ci resta che il crimine: Massimiliano Bruno è uno dei nostri registi di commedia più bravi, capace di unire scrittura, regia e genere con giocoso talento. Qui si torna al Mundial di Spagna.

Glass: M. Night Shyamalan è un genio. Lo è stato, si era perso, è tornato. Ora ci vuole far godere con un crossover tra “Unbreakable” e “Split”, una sorta di suo Avengers. Impossibile non amarlo.

Benvenuti a Marwen: Robert Zemeckis ha costruito il nostro immaginario con favole eterne, da “Ritorno al Futuro” a “Cast Away”, passando da Roger Rabbit. Ora ci regala un dolcissimo dramma.

Creed II: Sylvester Stallone è la storia più bella di Hollywood. Lui, non solo il suo “Rocky Balboa”. Ed è una favola vera ed eterna. Anche nei suoi miti. E i suoi figli, come Adonis Creed. Che match!

Suspiria: non aspettatevi il capolavoro di Dario Argento, perché Luca Guadagnino lo usa per mostrarci tutti i suoi talenti. Che sono tanti. Ma nello sciorinarli, si dimentica proprio il film.
 

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