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In viaggio con Gesù

Franco Scaglia. Incontro speciale con un grande autore che dà precedenza all'anima.

Mar 01 Set 2009 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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La nostra esistenza, se vogliamo, può diventare un appassionante viaggio durante il quale tentare di liberare ed esprimere l'immensa potenzialità che l'Amore Eterno ci ha donato da prima che il Mondo fosse. Durante questo cammino, spesso confuso dagli inganni del “principe dell'aria”, facciamo degli incontri che ci indicano la Via per raggiungere la Verità e sperimentare la Vita. Franco Scaglia, noto giornalista, pluripremiato scrittore e presidente di Rai Cinema, da anni racconta le persone ed i luoghi della sua ricerca interiore; ora ci presenta più da vicino il suo compagno di viaggio: Gesù.

Presidente Scaglia, il suo ultimo libro s’intitola “Il viaggio di Gesù”, così come il suo cofanetto con quattro documentari che è stato appena pubblicato. Qual è il loro filo conduttore?
«Sono due progetti diversi, ma rappresentano il tentativo di raccontare, agli atei e ai credenti, un percorso a più livelli: storico, archeologico, spirituale ed umano. Mi pongo questa domanda: che ne è oggi della spiritualità? Probabilmente abbiamo più bisogno di incontrare l’Uomo Gesù che ascoltare parole sul cristianesimo, con la certezza che la strada tracciata da Cristo è alla portata di tutti perché fondata sull’Amore. Vorrei dare un contributo alla riflessione ispirata dalla tradizione cristiana, intesa in senso religioso e laico, come ricerca perpetua di verità, un’occasione di meditazione aperta a tutti, in quest’epoca di disorientamento».

La sua recente trilogia, vincitrice di molti premi, è ambientata in Terra Santa e narra le avventure di Padre Matteo, un singolare frate detective. Com’è nata?
«In quei romanzi ho cercato di sviluppare il tema a me molto caro delle concrete possibilità di vivere la Fede. Il protagonista corrisponde al famoso archeologo francescano Padre Michele Piccirillo, con il quale ho avuto un rapporto molto intenso e che, fino a pochi giorni prima di morire, ha collaborato anche alla realizzazione del cofanetto di documentari ora in uscita».

Che cosa ha rappresentato per lei l’incontro con Padre Piccirillo?
«Per me è stato fondamentale. Lui era un grande uomo di fede e di scienza, che conobbi circa trenta anni fa quando facevo l’inviato della RAI in Medio Oriente: nacque una profonda amicizia che mi aiutò molto anche nella mia crescita spirituale. È stato costantemente presente nelle varie tappe della mia esistenza, celebrando tra l’altro anche il mio matrimonio sul Monte Nebo, l’incredibile montagna di Mosè, nell’attuale Giordania».
 
Come si è evoluta la sua esperienza di Fede?
«Ricordo che fin da bambino, nella Liguria povera dei primi anni del dopoguerra, avevo una grande passione per la lettura e rimasi profondamente colpito dalla Bibbia. In famiglia ho sempre ricevuto un’educazione libera: è fondamentale non sentirsi costretti e poter scegliere autonomamente. Per me fu naturale sentirmi cattolico, iniziando il mio percorso fatto di piccole tappe personali, con la consapevolezza che conta solo la testimonianza concreta».

Cos’è la testimonianza per un cristiano?
«Mi piace molto una frase del famoso pittore tedesco Paul Klee: “Ognuno dovrebbe muoversi nella direzione disegnata dal battito del suo cuore”. Questo per me dovrebbe essere la testimonianza, cioè come ognuno dovrebbe vivere la propria Fede, attraverso l’atteggiamento etico nelle scelte di ogni giorno».

Com’è presente Dio nel suo viaggio quotidiano?
«Io vivo soprattutto il rapporto con quello che faccio: se lo realizzo bene, allora ho un rapporto con Dio. Io credo ma non so; mi dona sicurezza sapere di non sapere. È molto semplice, non mi pongo troppi problemi e cerco di vivere a fondo l’esperienza quotidiana. L’entusiasmo del rapporto con Dio è talmente individuale che non si racconta nemmeno. Mi fido totalmente di Dio».

Cosa ha provato nel ripercorrere fisicamente le tappe dell’itinerario compiuto da Gesù durante la Sua predicazione?
 «Sono stato in Terra Santa in svariate occasioni e consiglio a tutti di andarci almeno una volta. Camminare sulle tracce dell’Uomo che insegnò l’Amore è un’esperienza che può toccare profondamente ogni essere umano, credente o meno. In quella regione anche le pietre parlano di Dio e, come diceva Padre Piccirillo, “a Gerusalemme chi non crede ai miracoli non è realista”. Però, mi ha profondamente addolorato constatare che oggi Cristo non potrebbe ripercorrere gli stessi luoghi, ormai sconvolti dalla violenza, dalla mancanza d’acqua e dalla barbara follia del muro costruito dagli israeliani».
   
Le pagine di un libro o le immagini di un film possono aiutare le persone a riscoprire il valore della propria anima?
«Dipende da quanto le persone vogliono veramente mettersi in gioco. Io scrivo e produco solo quello che mi viene da dentro, senza prefiggermi obiettivi particolari. Con grande rispetto, senza imporre nulla, m’impegno per offrire degli strumenti utili agli uomini di oggi, così confusi, soprattutto in Italia».

Qual è il malessere che attanaglia l’Italia?
«Il nostro bellissimo Paese sta attraversando una situazione grave e complessa, con una crescente paura di perdere ciò che è stato conquistato nel tempo. La situazione giovanile è terribile, senza speranza e prospettive, ma, per esempio, mi preoccupa anche la brutta televisione che va in onda ogni giorno, spesso anche sui canali pubblici. Però la malattia più drammatica che affligge l’Italia si chiama inerzia, tema sul quale sto scrivendo un libro con l’altro mio maestro di Fede, il Vescovo Vincenzo Paglia, fondatore della Comunità di San Egidio».

Come mai l’Italia è stata contagiata dal virus dell’inerzia?
«Naturalmente c’è una radice etica, ma il letale sonno nel quale siamo sprofondati, è scoppiato sedici anni fa con la fine della politica. Era giusto che si concludesse la fase della cosiddetta Prima Repubblica, ma poi non c’è stata la capacità di costruire altro. Non m’interessa Berlusconi in particolare, al posto suo probabilmente ci sarebbe stato un altro. Purtroppo è un dato di fatto che non ci si rende più conto di quale sia il degrado imperante e non si fa niente per rimediare. Non é che gli italiani siano diventati cattivi, ma all’improvviso è scoppiata l’inerzia, che sta provocando profondi danni culturali ed economici. È triste vedere come assistiamo passivamente al nostro crollo e a cose anche peggiori…».

Cosa la ferisce così profondamente?
«Recenti dati dell’ONU dicono che quest’anno è stato raggiunto il record di persone che sul nostro Pianeta soffrono per la fame: ormai sono più di un miliardo! Come restare indifferenti di fronte a migliaia di bambini che ogni giorno muoiono di fame e di sete? Nel corso dei secoli abbiamo costruito un sistema basato su un grande egoismo economico, senza nessuna politica di distribuzione delle abbondanti risorse che la Natura ci offre: siamo noi gli assassini di tutta questa povera gente! Arriverà il giorno in cui le vittime di questi soprusi si arrabbieranno e allora le cose cambieranno. Nel frattempo, io guardo con orrore sempre maggiore tutto quello che mi circonda, cercando nel mio piccolo di portare un seme di speranza, pronto a collaborare con chi vuole lottare per uscire dall’oblio dell’inerzia».                                                      


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