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Roberto Bolle: sono un ballerino pop

Il teatro, la tv, Sanremo, i sacrifici quotidiani, la dieta ferrea fatta di scelte, non rinunce, e quella voglia di portre la danza fuori dai luoghi istituzionali per renderla disponibile a tutti

Mer 30 Gen 2019 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
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Roberto Bolle non è un ballerino. Roberto Bolle è Roberto Bolle. Uno che piace anche agli ultras di calcio più convinti, ai ragazzini che ascoltano solo rap e trap. A chi vota a destra e a chi vota a sinistra. Roberto Bolle è il principe azzurro dei nostri giorni, in carne e ossa, senza ciuffo biondo (troppo scontato) ma con delle sfumature corvine. La discrezione è sempre dalla sua come quell’incondizionata dedizione per la danza che nell’ultimo tempo si è spinta oltre. Si è fatta missione, come a voler lasciare un segno in chi verrà dopo. Dopo che il sipario si sarà chiuso. 

L’étoile che tutto il mondo ci invidia si è congedata dallo show dei record di Rai1, di cui è stato protagonista e autore, dando appuntamento a maggio. Ci si vede tutti a Milano, in occasione di “On Dance”, la settimana di eventi dedicati al ballo che trasformeranno la città meneghina nel palco della danza. Il bilancio dello scorso anno parlava di 30.000 spettatori e di code di centinaia di persone: «Partendo dall’entusiasmo che la gente ha dimostrato, non potevamo non rifarlo. In tv ho proposto una danza reinventata per lo schermo e parlo non solo di quella classica. Lo stesso faremo in tanti spazi della città. Sono piemontese, ma amo Milano, mi ha adottato da quando a 11 anni sono entrato alla scuola di ballo della Scala – racconta il ballerino – è la strada che ho scelto per restituire alla città quello che negli anni mi ha dato». Ancora negli occhi di gran parte dei milanesi quel tango ballato di notte da Roberto, nell’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, insieme alla prima ballerina della Scala, Nicoletta Manni: «Ho visto la gente assorbire l'energia della danza è stata quella la sensazione più gratificante e ciò che mi ha convinto a mettermi in gioco un'altra volta».

Chi inviterebbe a ballare, potesse scegliere? 
«Posso rispondere senza limiti? Michelle Obama: ho una grande ammirazione nei suoi confronti e poi sa ballare. L’abbiamo vista più volte danzare insieme al marito. È una donna simbolo del nostro tempo, di quello che sta succedendo, con un grande carisma e tanta energia».
 
Consigli per chi muove i primi passi in punta di scarpetta? 
«Siate disposti a fare dei sacrifici perché la danza richiede molto impegno e rinunce quotidiane. Serve talento, passione ma anche capacità e voglia di dedicarsi. Un percorso costruito quotidianamente diventa una realtà che ti ritrovi, una sicurezza, non qualcosa che ti viene dato da un giorno all’altro e che con altrettanta velocità puoi perdere. Parliamo di una professione, dell’essere artista, di qualcosa che alla fine ti cambia anche a livello umano». 
 
Però non basta la tecnica, serve anche quella luce negli occhi che o la sì ha o non ci si può fare nulla. Vero?
«Quella fa la differenza tra un bravo primo ballerino e un étoile. Parliamo di una stella che con la sola presenza in scena emoziona il pubblico e arriva al cuore degli spettatori. I primi hanno una esecuzione perfetta ma risultano spesso freddi, non emozionano. Chi sa emozionarti invece è qualcuno che riesce ad essere vero, genuino mettendo in mostra tutta la sua carica emotiva». 
 
Nel suo spettacolo in prima serata su Rai1 ha portato in tv la Magnani della danza, Alessandra Ferri, la ballerina più famosa e apprezzata nel mondo. Come è andata? 
«Era la nostra prima volta insieme in tv ed era tanto tempo che non ci esibivamo per il pubblico italiano, sono passati dieci anni. Ero molto emozionato, lo ammetto e le sarò sempre grato per aver accettato il mio invito, non si esibisce mai per un pubblico televisivo. Il nostro è stato un duetto emotivo, intenso. Un piccolo gioiello come anche Opus 100, creato dal coreografo John Neumeier, in omaggio a Maurice Béjart per il suo settantesimo compleanno. È una ballata nostalgica, su canzoni di Simon & Garfunkel, che ho danzato in duo con il Principal dell’Hamburg Ballet Alexander Riabko. Grande danza ma anche grandi momenti di spettacolo puro: spero tutto questo sia arrivato al pubblico».
 
Nel suo show tanta tecnologia, indimenticabile il passo a due con una macchina - un braccio meccanico di oltre una tonnellata e mezza normalmente utilizzato nell’industria. E nella sua vita, che rapporto ha con la tecnologia e i social network? 
«C’è abbastanza tecnologia: sono un uomo, un ragazzo figlio del suo tempo. La tecnologia è presente nel mio quotidiano e uso i social, soprattutto Instagram: il mio account personale lo gestisco io. Mi piace condividere parti della mia vita con il pubblico, è un modo per rompere le barriere e arrivare in modo diretto a chi mi segue, a chi non vede il dietro le quinte, una parte bella della nostra realtà, come la sala prova, il backstage. Un modo diverso, ma valido, per far entrare la danza nelle case degli italiani». 
 
La tecnologia batte i sentimenti? 
«No. Se parliamo di televisione la tecnologia è a servizio dei contenuti. In “Danza con me”, nel numero in cui ballavo con il braccio meccanico, è servito tempo perché raggiungessi la necessaria empatia. Abbiamo dovuto abbinare i suoi movimenti, ai miei gesti. Siamo arrivati ad una sincronia unica ma rimane pur sempre una tecnologia a servizio dell’uomo».  
 
È bello a prescindere da tutto, da quello che fa e da come lo fa. Ma per lei cosa è la bellezza? 
«La bellezza è un valore importante. La ritrovi in tante cose, io la vedo nella natura, la ritrovo nell’arte capace di darmi emozioni forti. Se parlo dell’essere umano credo il bello debba legarsi al buono, le due cose vanno di pari passo, non serve a nulla un bello fine a se stesso, occorre che accanto ci sia un valore etico morale tale da dare un senso profondo al resto».
 
I ballerini hanno a che fare sempre con la dieta. Le sono pesate negli anni le rinunce? Qual è il suo confort food? 
«Il cibo che più di ogni altro mi rassicura è il cioccolato fondente. Non riesco a rinunciare a lui e anzi è presente in tutte le mie giornate. Negli anni ho cambiato il mio modo di mangiare, fatto non solo di rinunce ma anche e soprattutto di scelte. Obiettivamente è cambiata poi anche la consapevolezza che si ha nei confronti del cibo, e scegli di mangiare per stare bene soprattutto perché sei uno sportivo, un ballerino e un atleta che deve fare un’attività fisica intensa, sia durante l’allenamento, sia come prestazione finale. Ho imparato a capire cosa non mi fa bene: non mi fanno bene i cibi troppo elaborati, lo zucchero bianco, delle farine raffinate. Do ascolto al mio corpo: tutto qua!».
 
Se non fosse stato un ballerino di danza classica? 
«Avrei ballato il tango. Ripenso all’incursione in Galleria a Milano, durante la scorsa edizione di “One Dance”: che emozione indescrivibile vestire i panni del tanghero!».
 
Perché piace così tanto? 
«Perché ho smesso di esibirmi solo nei teatri a livello mondiale per assecondare quella cosa che stava crescendo dentro di me da anni. Parlo della voglia di portare la danza a tutti, avvicinandola a più persone possibili. Ecco perché prendo e “uso” nel migliore dei modi tutte le occasioni che mi si presentano. La qualità paga sempre e forse è per questo approccio che la gente mi percepisce come un ballerino pop!».
 
Prossimi impegni per il grande pubblico?
«Ci vediamo al festival di Sanremo… ma forse non lo potevo ancora dire!». 



 


DANZA CON ME 

Il giorno di Capodanno ha incollato davanti allo schermo milioni di italiani in quello che doveva essere un grande show ed è stato invece un bellissimo spaccato di come dovrebbe essere fatta la televisione oggi. Con cognizione di causa, rispetto e competenza. “Danza Con Me” è stato bello in modo assoluto, ironico, elegante, preciso ed è riuscito nell’impresa di rendere umano quell’essere sovrannaturale che è Roberto Bolle. Un regalo di buon gusto fatto all’Italia.  



 

 

 

CAVALIERE DELLA REPUBBLICA

Roberto Bolle è nato a Casale Monferrato e ha vissuto la giovinezza a Trino, prima di trasferirsi, all'età di dodici anni a Milano, per entrare alla scuola di ballo dell'Accademia Teatro alla Scala. È il primo ballerino al mondo a essere contemporaneamente Étoile del Teatro alla Scala di Milano e Principal Dancer dell'American Ballet Theatre di New York. L’incontro nel 1990 con Rudolf Nureyev segna il suo destino per sempre. A vent’anni debutta come protagonista nel ruolo di Romeo. In questo ruolo, nel luglio dell’anno seguente, è promosso Primo Ballerino da Elisabetta Terabust, iniziando così una strepitosa carriera internazionale. Dal 1999 è nominato Goodwill Ambassador dell’UNICEF. Il più giovane dei testimonial della ONLUS fino ad allora. Il 2012 è un anno cruciale. A novembre viene insignito dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del prestigioso titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, in virtù dei meriti acquisiti verso il Paese in campo culturale. A luglio il Gala Roberto Bolle and Friends viene messo in scena all’Arena di Verona che non ospitava uno spettacolo di danza da oltre diciannove anni. Nel 2014 riceve la Medaglia dell’Unesco, per il valore culturale universale della sua opera artistica.

 

 


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