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Quale pensione ‘scelgo’?

“Quota 100” non cancella la Fornero, ma fa andare in pensione prima...

Mer 30 Gen 2019 | di Armando Marino | Soldi

Salvo sorprese dell’ultimo minuto, dovrebbe partire da questo mese il pensionamento più flessibile. Nel 2011, quando l’Italia fu investita dall’onda lunga della peggiore crisi finanziaria internazionale dal 1929, il primo provvedimento di emergenza fu sulle pensioni, con un colpo di scure che abbassò l’importo degli assegni futuri e allontanò l’età pensionabile. Chi aveva già deciso di andare in pensione o stava per farlo, si vide sfuggire l’obiettivo nel corso di pochi giorni. Ma, a parte questo tragico impatto immediato, la cosiddetta riforma Fornero impattava sulle generazioni future in modo pesante. 

Lasciamo da parte il dibattito se sia stato giusto oppure no, che si è già ampiamente sviluppato. Interessano le soluzioni pratiche. Al di là di ogni considerazione politica, va detto che la riforma detta “Quota 100” è ben lontana dal cancellare gli effetti della Fornero. è vero però che aggiunge una possibilità di andare in pensione in anticipo che prima non esisteva. Chiaramente, non è gratis e oltretutto è una misura al momento sperimentale, con durata di tre anni.

Il termine Quota 100 deriva dalla somma dei 62 anni, requisito minimo di età per andare in pensione, più 38 anni, cioè il minimo di contributi richiesti. La riforma consente dunque di andare in pensione fino a cinque anni prima dei attuali 67 anni, attuale limite della pensione di vecchiaia. Vale per chi è iscritto all’Inps, incluse le gestioni separate dedicate a chi ha contratti di collaborazione o simili. Il principale “costo” per chi vuole andare in pensione è la certezza di avere un assegno più basso, perché in un sistema che ormai si basa tutto sui contributi versati, rinunciare a cinque anni di lavoro significa anche versare cinque anni di contributi in meno. La stima della riduzione dell’assegno di pensione non è ancora chiara: si parla di un 16-20% in meno al massimo. Che non è poco. Altro limite è il divieto di cumulare la pensione con altri redditi per cinque anni, a parte redditi occasionali per un massimo di 5000 euro annui.
Ma non è tutto: siccome i soldi in cassa sono pochi e il Paese fatica a indebitarsi ulteriormente, il governo ha dovuto rinviare il più possibile i pensionamenti. Tra chi ha i requisiti di “quota 100” già a fine 2018, i dipendenti privati dovranno aspettare il primo aprile, i dipendenti pubblici ben 6 mesi di attesa, e quindi luglio. Restano in vigore altre forme di pensionamento anticipato, come opzione donna, l’ape sociale per i disoccupati, l’anticipo per i lavoratori usuranti e per i precoci (chi ha iniziato a versare contributi prima dei 19 anni di età). Chi si trova in situazioni particolari farà bene a vagliare tutte le possibilità.           
 

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