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Il tempo delle feste fuori casa...

Cosa fare quando i figli decidono di festeggiare lontano dai genitori?

Mer 30 Gen 2019 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Natale con i tuoi, Pasqua con i tuoi, Capodanno pure. Sei un bambino, con chi altro vorresti stare? Poi arriva il momento che l’indiscusso dogma delle feste in famiglia viene messo in dubbio. Anzi, attaccato frontalmente da una richiesta di autonomia che ti arriva come uno schiaffo d’acqua quando ti lavi la faccia e apri il rubinetto dalla parte sbagliata. Crescono, accidenti, crescono. è quel fenomeno fisico che ti ipnotizza per anni, ti fa scoppiare il cuore di gioia e trattare come un successo da Oscar ogni piccolo avanzamento nella scala delle capacità, della trasformazione fisica. “Guarda, cammina!”: Beh? Che c’è di strano? Mica è il primo passo sulla Luna, lo fanno milioni di persone ogni giorno, miliardi a dirla tutta. Ma per te è sempre come in quel film, “Cinquanta volte il primo bacio”. Ogni piccolo gesto, un’emozione da cineteca. Il primo vagito, il primo “mamma”, il primo gattonamento, il primo giorno di scuola, perfino la prima parolaccia valgono uno scatto da conservare.

Sul  momento mica te ne rendi conto che tutti quei primi istanti sommati sono un trucco, un lavorio sotterraneo, il nemico che scava un tunnel per rubarti il tuo bene prezioso, il frutto incarnato del tuo amore che si allontana da te un urletto alla volta. Sei così innamorata e fiera che nemmeno riesci a immaginare quale sia la strategia di lungo periodo, di cui finisci per diventare un ingranaggio che collabora attivamente e volontariamente a costruire il dolore futuro del distacco. Chissà, se avessi avuto un briciolo di coscienza in più forse l’avrei boicottato quel mio figlio maggiore giunto così inaspettatamente a voltarti le spalle. “No, amore mio, non ti preoccupare, non imparare a leggere, non è poi così importante”, “camminare? è un’attività sopravvalutata tesoro, continua pure a gattonare”. Piangi perché non vuoi andare al campo estivo da cui poi tornerai tutto soddisfatto? Fai bene cucciolo mio, hai ragione non ci andare in quel campo pieno di orribili bambini e bambine pronti a fare amicizia e giocare con te.

Lo fanno, un pezzo alla volta. Ti rubano il sapere, l’indipendenza, la sicurezza, la conoscenza e tutto potrà essere usato contro di te e contro il tuo status di mamma possessiva. Che poi possessiva, mica gli vieto di respirare, mica lo obbligo a venerarmi come io venero lui. In fondo chiedo solo che non cresca mai tanto da arrivare al tragico momento che mi è toccato lo scorso Natale, quando, come se niente fosse, ha metaforicamente impugnato un paletto di frassino e mi ha trafitto il cuore annunciando: “Mamma, per la sera di capodanno ho una festa con gli amici”. Così, come se fosse una sera qualunque e non la fine dell’anno appena passato e l’inizio del nuovo, il simbolo della morte e della rinascita che si perpetua nei secoli.
Va bene, va bene. Forse sto esagerando un po’, forse non è esattamente quello che penso… Però ammetto che al momento del brindisi ho guardato l’altro mio figlio e ho pensato: “Brindiamo e abbracciamoci come se non ci fosse un domani, perché forse è il nostro ultimo capodanno insieme”.
Naturalmente all’annuncio della festa fuori casa con gli amici sono scattate tutte le preoccupazioni del caso: chi lo terrà d’occhio? Sicuramente berrà troppo, chissà che robaccia girerà, magari spareranno quei botti di capodanno che trasformano la notte di san silvestro in uno scenario di guerra. Davvero, con tutto il mio rifiuto dell’ansia eccessiva, il meccanismo è scattato. Alla fine ho stabilito qualche regola, almeno una veloce telefonata dopo mezzanotte, il ritorno a casa la mattina dopo, sapere sempre dove si trova. Poi ho indossato la mia maschera più bugiarda e gliel’ho detto come se fosse vero: “Va e divertiti”. Mi è venuto in mente l’incipit di un bel monologo recitato da Valerio Mastandrea: “I figli non invecchiano loro, invecchiano te”. 
Buon anno!                                                        
 

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