acquaesapone Soldi
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Autovelox l’occhio che spia

Aumentano le multe, specie nei piccoli centri: una forma di tassazione occulta

Ven 01 Ago 2008 | di Armando Marino | Soldi

C’erano una volta i briganti di passo. Si appostavano lungo strade percorse da indifesi viandanti, spianavano loro l’archibugio sulla faccia e li alleggerivano di qualunque bene prezioso. Oggi il pericolo maggiore per chi viaggia è più insidioso e spietato: l’occhio elettronico dell’autovelox. Anche lui si apposta, ben nascosto, inquadra e scatta. La differenza è che la rapina avviene dopo, una volta tornati a casa. Attenzione però, qui la prevenzione degli incidenti non c’entra e una radiografia delle multe elevate in Italia lo dimostra chiaramente. Siamo ormai a quota un miliardo di euro di introiti (132 euro di sanzioni per ogni patentato) con una crescita del 16% l’anno e, guarda caso, i Comuni più affezionati all’autovelox sono quelli piccoli. Nei territori con meno di 100mila abitanti il rischio di incrociare un foto-rilevatore di velocità è triplo rispetto a quelli con più di 500mila residenti. Basta avere un tratto di strada a grande scorrimento che passa nel proprio territorio, con un rettilineo che abbia un limite di velocità basso, e il gioco è fatto. Basta guardare la lista dei Comuni che hanno fatto più multe e i loro bilanci.

Eclatante il caso di Villanova Biellese, in Piemonte. A rendere ricchi i 177 abitanti ci ha pensato la statale 230. In un anno nelle casse comunali sono piovuti incassi da multe per 357mila euro, su un bilancio totale di 580mila euro. Fanno 2015 euro di multa per abitante, record italiano.

E così il sindaco ha potuto permettersi di fissare l’Ici al minimo previsto dalla legge, abbassare la Tarsu, cancellare l’addizionale Irpef. I villanovesi ringraziano gli automobilisti di passaggio. Meglio ancora se la strada in questione è periferica rispetto al territorio comunale, così si rischia di meno di colpire i propri residenti (ed elettori). Come il Comune di Lanuvio, attraversato per un breve tratto dalla statale Nettunense, che collega Roma al mare: ci pensa l’autovelox. I tragitti dei vacanzieri sono l’ideale per questo tipo di salassi. Non per niente diversi paesi della Liguria sono ai primi posti della classifica delle multe: Sarzana e Maissana in provincia di La Spezia, ad esempio. O Riomaggiore, la cui miniera d’oro è un autovelox posto all’uscita della galleria per Manarola, perla delle Cinque Terre: 463mila euro di introiti, non male per un Comune che ha poco più di 1.700 abitanti. Il precedente governo aveva annunciato l’intenzione di togliere alle polizie locali il controllo degli autovelox, per spezzare la catena perversa, ma non se n’è fatto niente. E così l’unica via d’uscita restano i ricorsi, appellandosi al giudice di pace attraverso le numerose sentenze della Cassazione, le quali hanno stabilito che l’infernale macchinetta non può essere una trappola. Ma ogni giudice interpreta in modo diverso. E il ricorso diventa un terno al lotto.

 

INFRADITO SÌ, INFRADITO NO?
Nessuna legge vieta l’uso delle scarpe aperte, ma in caso di sinistro...
di Angela Iantosca

Ogni estate ho lo stesso problema: sto per salire in macchina e mi accorgo di avere gli infradito o gli zoccoli e non so che fare. Li posso usare per guidare o, se vedo qualcuno con la paletta rossa che mi vuole fermare, faccio finta di non vederlo per evitare la multa? Cliccando su internet ho visto che su molti forum e blog le risposte sono variegate: addirittura qualcuno teme che vengano tolti 10 punti dalla patente. E, invece, potete stare tranquille: quella della multa è una leggenda metropolitana.

Ma cediamo la parola alla legge.
«Con l’arrivo dell’estate, complici abbigliamento e calzature più “libertine” - spiega Marco Fabbri, agente di Polizia Municipale in servizio presso il Comune di Ostellato (Fe) e dottore in “criminologia applicata per l’investigazione e la sicurezza” -, quello delle scarpe è uno degli argomenti che più fanno discutere. Ma, se nel codice della strada datato 1959 rimasto in vigore fino al 1992 era espressamente previsto nel regolamento di esecuzione il divieto di condurre i veicoli indossando calzature aperte (ciabatte, zoccoli…), con l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 285 del 30/04/1992, ovvero l’attuale codice della strada, la restrizione è scomparsa».

Quindi non è possibile applicare sanzioni agli automobilisti con scarpe ‘bizzarre’?
«Non è proprio così. Perché l’articolo 169, comma 1, del codice della strada recita “in tutti i veicoli il conducente deve avere la più ampia libertà di movimento per effettuare le manovre necessarie per la guida”, norma che, se violata, prevede la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 74 a 296 euro e la decurtazione di 1 punto sulla patente di guida. Lo stesso articolo 140 comma 1 del Cds afferma che “gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione ed in modo che sia in ogni caso salvaguardata la circolazione stradale”. Pertanto, in assenza di elementi oggettivi e di una norma specifica, l’applicazione di questi dettami prescrittivi potrà risultare corretta solamente nel caso in cui l’operatore di polizia vada a descrivere in maniera esaustiva il motivo per cui si è pensato che la calzatura oggetto dell’infrazione potesse ridurre la libertà dei movimenti. Un verbale di contestazione scarno e poco dettagliato davanti ad eventuali ricorsi al Giudice di Pace o al Prefetto competente, secondo me, difficilmente verrà convalidato e diverrà carta straccia».

Quindi non è l’uso di ciabatte o tacchi che fa scattare la multa, ma la tipologia della scarpa in relazione all’impedimento alla guida. Quale criterio usate?
«Non esistendo una norma ad hoc ed in assenza di comportamenti o situazioni particolari (incidente stradale dovuto a slittamento della frizione o del freno causato dallo sfilamento della ciabatta, difficoltà nell’arrestare il veicolo provocato dalle ciabatte bagnate…) durante i controlli di “routine” in genere difficilmente l’agente contesta la ciabatta. Ciò nonostante non è raro che succeda nelle località di mare. Potremmo dire che dipende dalla sensibilità feticista dell’agente che si ha di fronte!».

è sicuro guidare con un tacco di 10 cm?
«Assolutamente no! Specie i tacchi a spillo e stesso discorso vale anche per le “zeppe” in quanto la probabilità che si incastrino sotto le pedaliere è molto elevata, oltre al fattore “aderenza zero” che garantiscono questi tipi di calzatura. Il buon senso e la percezione di pericolo del singolo guidatore dovrebbero prevalere su tutto. Un consiglio? Se volete evitare di essere sanzionati, senza rinunciare all’eleganza, scarpe comode per la guida e tacchi a spillo nel cruscotto o nel baule dell’auto!».

In caso di incidente il tacco o il fatto che la scarpa sia una ciabatta può essere un discriminante per "imputare" la colpa?
«Decisamente sì. Nel caso di sinistro stradale in cui vi è attribuzione di una responsabilità di tipo penale (lesioni colpose oppure omicidio colposo) qualora emergesse e venisse dimostrato un nesso causale tra la guida con ciabatte e il verificarsi dell’incidente, sicuramente questa sarebbe una forma di aggravante ed il giudice, nel momento in cui andrà ad irrogare la pena, ne terrà conto. Altro caso analogo è quello del fumare durante la guida, seppur non esista un divieto specifico nel codice della strada (almeno per il momento, visto che in molti ordinamenti è già previsto come illecito!): qualora tale azione sia la causa di un sinistro, non verrà di certo ignorato dal magistrato chiamato a decidere. In merito la Cassazione Penale, sez. IV, 24 maggio 1978, n. 6401, si è espressa dicendo che lo slittamento del piede dal pedale del freno non costituisce caso fortuito, ma imperizia del conducente e quindi trattasi di condotta sicuramente colposa».

Le "scarpe" più strane che hai fermato e multato?
«Delle zeppe altissime, zebrate, con tacco di almeno 15 cm: quasi impossibili da indossare se non per praticare mestieri circensi. Considerazioni personali a parte, davvero pericolosissime».

Stesso problema con gli uomini (ovviamente non per i tacchi)?
«Direi che è una prerogativa quasi del tutto femminile ed il vecchio stereotipo “donna al volante pericolo costante” diviene veritiero nel caso di guida con tacchi a spillo. Recente è un sondaggio inglese effettuato dalla “Sheila Wheels”, una agenzia di assicurazioni auto specializzata in quote rosa, la quale ha evidenziato come ben l’80% delle donne inglesi indossa scarpe non adeguate, mentre il 18% durante la guida se le toglie e resta scalza. Tra queste un buon 10% ha confessato di avere avuto un incidente o comunque di averlo evitato per miracolo, proprio a causa di calzature inappropriate». Beh, a voi la scelta della scarpa giusta!


Condividi su: