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Lavorare con le illustrazioni

Il mestiere dello storyboard artist

Mer 30 Gen 2019 | di Enrico Guastalla | Attualità
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Prima di girare un film, una pubblicità, un videoclip, ma anche prima di iniziare un videogame o un grande evento, c’è bisogno di qualcuno che disegni le scene in sequenza. Si chiama storyboard artist e lavora fianco a fianco con registi, produttori e direttori della fotografia. Giuseppe Cristiano è uno di loro, sicuramente tra i maggiori esponenti in Europa. Casertano d’origine, ha vissuto per vent’anni nei paesi scandinavi e da poco più di uno è tornato in Italia. Intanto, ha partecipato a video di Radiohead, Madonna e Moby, a serie tv come “CSI: NY” e “Six Feet Under”, a videogame come “Mad Max”, “Spider Man” e “The Walking Dead”. Il suo curriculum è un elenco infinito e comprende pure il suo secondo manuale italiano, l’ottavo in assoluto, appena uscito per Caracò Editore: “Storyboard. Disegnare sceneggiature per registi, creativi e produttori”.

A cosa servono gli storyboard?
«Si tratta della pre-visualizzazione di un progetto, la prima vera occasione di vedere un’idea che fino a quel momento è stata solo in una sceneggiatura o nella mente di chi l’ha partorita. Può suggerire l’impegno necessario per le riprese. Serve a valutare costi e criticità. Viene impiegato dai produttori stessi per cercare altri finanziatori, per avere le autorizzazioni a girare in luoghi particolari o per fare la proposta all’agente di un attore che intendono ingaggiare. Ma è anche uno strumento di comunicazione all’interno della produzione, senza considerare l’importanza che ha nell’animazione, dove tutto o la maggior parte del progetto è costruito al computer».

È un lavoro sul quale le nuove generazioni possono puntare?
«L’ho fatto io stesso venticinque anni fa ed è strano che sia un mestiere ancora poco conosciuto in Italia. D’altronde, registi e produttori hanno un grande bisogno degli storyboard. Basta guardare quanti prodotti video vengono diffusi ogni giorno per capire il potenziale di questo mercato. Ancora oggi, purtroppo, gli storyboard non sono presenti nei programmi di studio. È anche questo il motivo che mi ha spinto a scrivere il primo manuale, nel 1998. Da allora ho continuato, cercando di aumentare sempre di più il numero di incontri con i giovani».

Cosa suggerisci a chi vuole iniziare questa professione?
«Prima di tutto, consiglio di imparare l'inglese. Di guardare molti film e serie tv, essere aggiornati sulle produzioni e sulle nuove tecnologie: durante i meeting si parla tantissimo e i registi amano fare conversazione con persone preparate. E, naturalmente, consiglio di disegnare sempre come esercizio e sperimentazione. Poi bisogna mandare mail alle produzioni, ma non basta. Serve anche un blog con le proprie illustrazioni, essere presente sui social, partecipare alle prime dei film e cercare contatti, presentarsi alle agenzie con un portfolio e iscriversi alle communities degli artisti. Nei miei libri cerco sempre di spiegare come muoversi e come gestire i rapporti di lavoro». 

Tu sei andato via dall’Italia per iniziare. Incoraggi lo stesso percorso?
«Viaggiare e fare esperienze in altri paesi permette di crescere culturalmente e di toccare con mano tante realtà, di conoscere metodi differenti di lavoro. Inoltre, viaggiando si imparano le lingue più facilmente. Oggi è più semplice creare contatti e lavorare da casa non è più un problema. Suggerirei di seguire dei corsi all'estero per espandere il proprio network ed entrare in ambienti nuovi. In molte scuole dove ho fatto lezione insegnano professionisti che spesso scovano nuovi talenti tra gli allievi».                                                                                        
 

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