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Pedala, piangi, prega

Paraplegico dalla nascita, Pietro Scidurlo dopo aver percorso il cammino di Santiago più volte ha deciso di renderlo accessibile a tutti…

Mer 30 Gen 2019 | di Angela Iantosca | Attualità
Foto di 7

“Non accettavo la mia disabilità. Per questo ho fatto il cammino di Santiago. Anche se non sapevo se mi avrebbe dato risposte. Ero scettico, perché ero convinto che il cammino fosse una di quelle cose che hanno a che fare con la religione. Non pensavo potesse fare al caso mio”.

Pietro Scidurlo ha 40 anni ed è paraplegico dalla nascita a causa di un errore medico. 

Ha praticato alcuni sport nel corso della sua vita e poi ha incontrato il cammino. 
«Non sapevo dove avrei dormito, dovrei avrei fatto pipì e mangiato senza barriere. Perché quando ho deciso, sono partito con una guida per normodotati, pensando che avevo affrontato cose difficili e che avrei affrontato anche questa! E mentre io pensavo alle cose pratiche, il cammino aveva cominciato a camminare dentro di me».

Cosa hai trovato?
«Mi sono trovato a pedalare, piangere e pregare e mi sono visto passare davanti tanti passaggi della mia vita. Ho cominciato a domandarmi “e se, e se, e se…” tra le lacrime e le preghiere. Quando sono partito avevo uno zaino pieno di dubbi e domande. Eppure, più camminavo e più mi liberavo di queste cose. Quando sono arrivato davanti l’Oceano, ho aperto lo zaino e ho visto che era vuoto. Lì ho capito che ciò di cui avevo più bisogno non era nello zaino». 
Pietro è andato due volte a Santiago. E, proprio al termine del secondo viaggio, ha maturato una idea importante: «Nel corso delle mie prime due volte avevo preso appunti, perché si stava facendo strada dentro di me una idea precisa, quella di realizzare una guida che si rivolgesse anche alle persone con esigenze specifiche, per rendere accessibile a tutti quell’esperienza incredibile». 

Come è stata costruita la guida?
«Non mi capacitavo che questo cammino, il più camminato al mondo, di cui ci si riempiva la bocca, attraversato da un milione di persone non fosse a misura di persone con disabilità o di famiglia. L’utente diciamo che non era al centro dell’esperienza. C’erano solo alcune categorie che potevano prendervi parte. Poi, nel 2013, parlando con un autore che già aveva scritto per Terre di Mezzo, la casa editrice, siamo arrivati a pensare che fosse ora di realizzare una guida. Così ho parlato con l’Associazione di cui sono presidente e fondatore, Free Wheels Onlus, e abbiamo deciso di creare un gruppo formato da otto volontari con i quali percorrere e mappare i percorsi, dando informazioni utili a chi ha qualche necessità in più. Per trasformare il cammino di Santiago in un cammino per tutti! Luciano Callegari (www.pellegrinando.it), il mio co-autore, è stato con noi un paio di settimane. Poi, noi abbiamo proseguito il viaggio e lui è tornato a casa a lavorare il materiale che gli inviavamo».

In ottanta giorni, Pietro e i suoi compagni hanno fatto tutti i rilievi di tutti i percorsi che portano a Santiago (lungo il cammino francese) così da poter dare indicazioni utili a chi, in difficoltà, si trova ad affrontare il cammino.
Ma Pietro, prima che ‘camminatore’, è stato amante della vela e della handbike.

«Il primo amore è stata la vela. Uno sport a cui ho avuto la fortuna di avvicinarmi grazie a dei grandi amici. Uno è Andrea Stella (www.lospiritodistella.it - ndr). L’altro è un grandissimo velista che non c’è più, Carlo Annoni. Il mio sogno era quello di praticare non facendo delle regate: non mi interessano i podi. Ho sempre detto che le vittorie che fanno più bene alle persone sono quelle che fanno battere il cuore e non applaudire le mani. Purtroppo le spese da affrontare erano molte, più di quelle che potevo permettermi, per questo ho dovuto smettere. Dopodiché sono passato alla bicicletta che mi dava la stessa possibilità di andare in giro in libertà e vedere il mondo con lentezza, chiacchierando con le persone che non conosco. Sono sempre più convinto che più sappiamo l’uno dell’altro e più possiamo sopravvivere...».

Quanto è accessibile l’Italia?
«La prima cosa che manca è l’accessibilità alle informazioni. Se soltanto ci si impegnasse a descrivere la realtà delle cose, delle situazioni, i luoghi sarebbero molto più accessibili di quanto sono. Da qui lo scopo dell’associazione Free Wheels onlus. Comunque mi sembra che qualcosa si stia muovendo in Italia. Purtroppo va tutto molto a rilento perché c’è sempre il modo di farla franca: ci sono i Piani di Eliminazione Barriere Architettoniche introdotti nel 1989 ma non sempre applicati. Ci sono comuni che non applicano i PEBA e quindi abbiamo locali che possono essere non accessibili e tanti altri limiti frutto di gap culturali. Dovremmo fosse attendere che uno dei nostri Politici abbia in famiglia una persona con disabilità, o che lui stesso nel corso della vita si trovi ad avere una qualsiasi esigenza specifica per vedere un cambiamento concreto nel nostro Paese? Basterebbe un po’ di altruismo… un pizzico in più… per lasciare una traccia per chi verrà dopo di noi…». 

Cosa fa l’Associazione? 
«La nostra Associazione si occupa di avvicinare le persone all’esperienza del cammino. Siamo convinti che una esperienza di viaggio lento, in bici o a piedi per il mondo prolungata nel tempo, porti la persona a prendere più consapevolezza di quali siano le sue vere necessità, insegnando a vivere con l’essenziale, così da cambiare il profilo psicologico di ognuno. Chiunque affronta un cammino, alla fine si trova a confrontarsi sul prima e sul dopo. La seconda cosa che facciamo è mappare questi percorsi. Siamo gli unici che ci preoccupiamo di rilevare le informazioni sull’accessibilità degli itinerari religioso-culturali secondo determinati protocolli. Noi andiamo a geo-recensire, senza che nessuno ce lo chieda, offrendo così un servizio al camminatore: segnaliamo bar, panetterie, farmacie, attività commerciali che possono essere utili al pellegrino, al turista… Lo stesso lavoro lo facciamo per  le strutture di accoglienza. Andiamo fisicamente in ogni ospitalità e compiliamo una scheda che mette in luce le informazioni necessarie alle persone con esigenze specifiche a vario titolo: da chi ha una disabilità, a chi viaggia con figli o animali al seguito, a chi è celiaco, a chi ha una malattia che causa un graduale indebolimento dei muscoli... E non chiediamo un euro. Sino ad ora abbiamo mappato il cammino di Santiago e Finisterrae. Ora abbiamo fatto un viaggio di sopralluogo della via Francigena e della sua variante della Val di Susa. Abbiamo mappato grazie alla vincita di un bando europeo il cammino di San Benedetto (www.openuproutes.eu - ndr). Ed ora con l’associazione ON che opera sul Parco delle Cinque Vette realizzeremo la mappatura del cammino di Francesco da Firenze ad Assisi. Un progetto che non ha dei tempi stretti, ma sul quale stiamo già lavorando. Un progetto nato dall’idea di Max Laudadio, Loredana Bonora assieme alla Free Wheels onlus».


FREE WHEELS ONLUS
Pietro Scidurlo (1978), paraplegico dalla nascita, ha percorso il Cammino di Santiago con una handbike nel 2012 e nel 2013. Durante questi viaggi, ha maturato l’idea di una guida che si rivolgesse a tutti e nel 2014 ha ripercorso interamente il Cammino due volte con Luciano Callegari per realizzare questo progetto. Nel frattempo ha fondato Free Wheels Onlus (www.freewheelsonlus.com), che fornisce tutela e sostegno ai disabili e alle loro famiglie, promuove l’abbattimento delle barriere fisiche e mentali e si occupa della mappatura di percorsi e itinerari accessibili a tutti.
 

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