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Bonus pannolone

Scelta della marca e sconto del 30%: la nuova proposta

Mer 30 Gen 2019 | di Emanuele Tirelli | Salute
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Dai 9 ai 56 euro per ogni paziente, ogni mese, attraverso l’Asl e la tessera sanitaria. Il Cergas Sda Bocconi (Centro Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale), dell’Università Bocconi di Milano, ha realizzato una proposta nazionale per il “bonus pannolone”. In Piemonte si sta già sperimentando una classificazione per gravità, con cifre mensili che vanno dagli 8,45 ai 47,16 euro, sia in farmacia che nei negozi autorizzati. La Lombardia e altre regioni si muovono autonomamente, ma la proposta presentata aggiunge completezza e indica una strada comune. Tutto questo perché la spesa sanitaria riesca a dare un sostegno alle famiglie, a rispondere meglio alle singole esigenze e a favorire un risparmio per gli italiani fino a 9 milioni di euro l’anno. 

I numeri in Italia
Sono 4,5 milioni le persone che soffrono di incontinenza urinaria nel nostro Paese, e il 60% sono donne che hanno superato i quarant’anni. Ma il 57% del totale nazionale non ne ha mai parlato con nessuno.
Il nostro SSN spende 335 milioni di euro per la fornitura gratuita a 1,15 milioni di pazienti. Mentre le stime riferiscono di una cifra altrettanto importante di italiani che non sa di averne diritto. E, per chi ne fa richiesta, il Sistema Sanitario Nazionale fornisce solo il 66% degli ausili necessari, che vengono integrati privatamente con una spesa di 283 milioni di euro l’anno. Sulla base delle Linee Guida, ci sono 4 livelli di incontinenza, e il 60% di chi ne soffre appartiene a quelli medio/grave e gravissimo. 

«Spesso, quando le famiglie acquistano un prodotto, lo scelgono di una qualità maggiore rispetto a quella fornita dal Sistema Sanitario Nazionale - dice il coordinatore del progetto Francesco Longo, del Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico della Bocconi -. Inoltre, le gare pubbliche sono con fornitore unico al ribasso. Noi abbiamo pensato a un modello che non prevede l’accreditamento di un solo produttore, lasciando all’utente la possibilità di scegliere la marca che preferisce e i prodotti di qualità diversa, con un prezzo amministrato scontato del 30%. Ogni utente potrebbe quindi integrare personalmente, e come preferisce, il budget fornito dall’SSN. In più, ci sarebbe una consulenza gratuita di un infermiere dell’Asl, di un farmacista o di una piattaforma web». 
Per ottenere la fornitura, il medico di famiglia prescrive al paziente una visita specialistica dall’urologo o dal geriatra, che definiscono invece il livello di gravità e indicano le necessità. È poi l’Asl ad autorizzare la fornitura, prevedendo la consegna in farmacia o a casa. 
«Gli utenti ne guadagnerebbero in termini economici e qualitativi - continua Longo -. Urologi e infermieri lo considerano un passo avanti, e la stessa Assobiomedica (federazione delle imprese per i dispositivi medici e le tecnologie per la salute - ndr) sarebbe contenta di vedere la competizione spostata sulla qualità. Al Ministero e alle Regioni piace, ma bisogna trovare un ente che abbia il coraggio di iniziare, e che sia poi seguito da tutti gli altri per uniformare i modelli sull’intero territorio italiano. D’altronde, l’SSN conosce già questi percorsi, che utilizza però in altri ambiti, come quello della celiachia». 

Nella foto Francesco Longo, Coordinatore del progetto, del Dip. di Analisi delle Politiche e Management Pubblico della Bocconi
 

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