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Migranti: il risparmio che viaggia

Miliardi di dollari ogni anno vengono inviati dai migranti alle famiglie d’origine

Gio 28 Feb 2019 | di Marco Marcocci | Soldi
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Irina è una delle tante badanti emigrate dall’Europa dell’Est che in Italia hanno cura dei nostri cari. Vive a Roma oramai da quasi sei anni, parla un discreto italiano ed alloggia in una confortevole stanza nell’abitazione dell’anziano che assiste. Il suo stipendio si aggira intorno agli 850 euro, dei quali, i primi giorni di ogni mese, 500 sono puntualmente inviati al resto della famiglia che è rimasta in Moldavia. Come Irina, tutti i migranti, in qualsiasi parte del mondo essi risiedano, sono soliti mandare gran parte dei propri risparmi ai familiari rimasti nel paese di origine. Sono queste le cosiddette rimesse di denaro, linfa vitale per l’economia di molti paesi del Sud del mondo e dalle quali dipende la vita di milioni di persone.

Il flusso di denaro movimentato dai migranti con le rimesse è enorme: a livello globale la Banca Mondiale stima che per il 2019 oltrepasseranno i 667 miliardi di dollari, dei quali almeno 503 saranno diretti verso i Paesi in via di sviluppo. Tuttavia l’ammontare effettivo delle rimesse è superiore a questa cifra, che tiene conto solamente del denaro che i migranti inviano tramite i canali ufficiali, ovvero banche, poste e soprattutto money transfer. Non considera, quindi, le rimesse effettuate per canali alternativi e informali, come ad esempio un parente o un’altra persona di fiducia che ritorna nel paese di origine ed alla quale sono stati consegnati contanti da recapitare ai familiari. Infine, vi sono le rimesse di beni materiali, quasi sempre di prima necessità (vestiario, alimentari…), che periodicamente i migranti eseguono, utilizzando i tanti corrieri specializzati che operano nel settore. Dall’Italia, nel 2017, il valore complessivo delle rimesse spedite (con i canali ufficiali) ha superato i 5 miliardi di euro, valore questo in linea con l’andamento degli ultimi anni e che corrisponde a tre decimi di punto Pil.


I PIU' ‘PRODUTTIVI’
La comunità straniera che ha inviato la quota maggiore di risparmi è stata quella romena che ha fatto pervenire in patria circa 708 milioni di euro. Molto attivi, poi, sono stati i migranti del Bangladesh con 532 milioni di euro spediti, quelli delle Filippine con 325 milioni e quelli del Senegal con 309 milioni. Scorrendo la classifica troviamo i cittadini di India, Marocco, Sri Lanka e Pakistan ciascuno dei quali ha mandato a casa flussi superiori ai 200 milioni di euro. Oltre il 23% delle rimesse sono state inviate dalla Lombardia (€ 1.179.991.000), che si conferma così, anche per il 2017, in testa alla classifica per regioni. A seguire il Lazio (15,2%), l’Emilia-Romagna (9,1%) la Toscana ed il Veneto (entrambe intorno al 9%). In generale, dalle regioni del Nord sono state generate più della metà delle rimesse totali (54%) e da quelle dell’Italia centrale oltre un quarto (27,2%).
A livello provinciale è Roma a guidare la classifica con un flusso di rimesse inviate di oltre 661 milioni di euro, corrispondente al 13% del totale nazionale e leggermente inferiore a quello registrato nel 2016 quando fu di oltre 670 milioni. Al secondo e terzo posto si collocano rispettivamente Milano (€ 580.384.000) e Napoli (€ 203.207.000), quindi Brescia, Firenze, Torino, Bologna, Verona e Bergamo, tutte province con un volume superiore ai 110 milioni di euro.

TRASFERIMENTO DI SOLDI E POI?
Apparentemente le rimesse dei migranti potrebbero sembrare un semplice trasferimento di denaro dal Nord al Sud del mondo, in realtà c’è molto di più. 
Esse, infatti, costituiscono uno strumento per lo sviluppo di territori e di comunità ed è quindi necessario, una volta giunte a destinazione, utilizzarle in impieghi utili e costruttivi per generare benessere e posti di lavoro. 
Anche nei paesi poveri è importante, dunque, l’educazione finanziaria, in questo caso rivolta ai familiari dei migranti rimasti nella terra natia ed è anche su questo aspetto che la comunità internazionale deve concentrare i propri sforzi per garantire un futuro migliore a tutti.    
 

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