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La casa del futuro con gli avanzi del riso

I materiali isolanti si adattano a ogni tipo di costruzione e mettono insieme agricoltura e architettura responsabile

Gio 28 Feb 2019 | di Domenico Zaccaria | Energia
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Non poteva che partire in Italia, il Paese leader in Europa nella produzione di riso, il primo progetto che unisce agricoltura e architettura all’insegna della pianta erbacea venuta dall’Asia. Ricehouse, nata a Biella dall’intuizione dell’architetto Tiziana Monterisi, riutilizza gli scarti della produzione del riso per dare vita a materiali isolanti adatti a tutti i tipi di costruzioni; “dal chicco alla casa”, risparmio energetico e ridotto impatto ambientale sono le parole d’ordine della startup, che dopo un paio d’anni di sperimentazione ha preso ufficialmente il via nei primi mesi del 2018. 

NUOVI MATERIALI PER LE COSTRUZIONI
L’idea affonda le sue radici nel 2003, quando l’architetto di Lecco e il suo compagno si trasferirono a Biella: «Ci siamo ritrovati a vivere in mezzo alle risaie e abbiamo notato quanti scarti rimanessero sui campi, destinati ad essere bruciati perché non adatti all’allevamento. Dato che in architettura veniva già usata la paglia di altri cereali, mi sono detta: perché non provare anche con quella del riso? Così ho iniziato a usarla nei miei cantieri come isolante». Anni di tentativi che hanno dimostrato le ottime caratteristiche della paglia e della lolla (l’involucro esterno del chicco): prodotti leggeri, altamente termici, interamente naturali, traspiranti e sani. La facilità di posa è simile a quella del cemento, il che li rende adattabili ai restauri, alle ristrutturazioni e persino alle nuove costruzioni.

MATTONI E INTONACI NATURALI
è il caso di “Risorsa”, la prima casa prefabbricata in legno e paglia di riso nella quale è possibile garantire il comfort termico con una minima dose di energia, prodotta da fonti rinnovabili, senza la necessità di introdurre alcun impianto di riscaldamento tradizionale. Oppure di “Casa UD”, frutto della ristrutturazione di un rudere in Valle d’Aosta a 1.816 metri di altezza: grazie alle proprietà isolanti della paglia di riso inserita nel telaio, non ha bisogno né di riscaldamento né di un impianto di condizionamento, perché mantiene al suo interno una temperatura confortevole. E ancora dei biointonaci ottenuti miscelando la calce aerea con la lolla di riso, altamente performanti, sani, durevoli e del tutto riciclabili. «Dall’agricoltura – spiega Monterisi - facciamo ripartire una nuova architettura responsabile e sensibile che non cementifica, ma porta con sé la terza rivoluzione industriale». Ricehouse, in sostanza, punta a diventare lo snodo centrale della filiera delle materie seconde provenienti dalla coltivazione del riso, materiali innovativi per l’edilizia sana del futuro.
 

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