acquaesapone Genitori&Figli
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Il lavoro ombra

Invece di chiedere ad un’altra mamma, perché non aprite il diario di vostro figlio per sapere cosa deve fare?

Gio 28 Feb 2019 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

“Ciao, sai mica che compiti per casa hanno i ragazzi?”. La mia amica e mamma di un compagno di classe del mio figlio più piccolo, mi rivolge questa domanda praticamente ogni fine settimana. Suo figlio le racconta il meno possibile di quello che fa in classe, lei preferisce non combattere questa battaglia e si rivolge a me. Anche se, nella maggior parte dei casi, ad esempio “leggere il testo a pagina 73”, basterebbe aprire il diario del figlio e controllare di persona. Ma lei trova più semplice e sbrigativo rivolgersi ad una mamma che sorveglia l’attività scolastica dei figli con maggiore attenzione. A me non costa nulla, se non qualche minuto di tempo al telefono, per cui non ci faccio caso e la lascio fare. In realtà quei pochi minuti, che poi magari si moltiplicano perché lei mi chiede altre spiegazioni e io devo incastrare mio figlio per farmele dare a mia volta, sono un tassello di quello che alcuni autori di recenti libri sull’uso del tempo quotidiano chiamano “il lavoro ombra”. Si tratta di tutte quelle attività di ordinaria gestione della vita quotidiana che ci portano via una quantità enorme di tempo, sottraendolo ai nostri affetti, allo svago, agli interessi, a volte anche al lavoro vero e proprio. Tutto tempo “lavorativo” che non ci viene riconosciuto né retribuito e a cui spesso non facciamo caso. Eppure ci sentiamo costantemente oberati, tanto più se abbiamo figli.

In uno di questi libri, “The art of life admin” (l’arte di amministrare la vita), l’autrice Elizabeth Emens riporta anche testimonianze di persone che sono arrivate ad avere tensioni nelle amicizie o nel matrimonio per il peso di un eccessivo “lavoro ombra”. La mente va subito alle bollette da pagare, la spazzatura da portare fuori, i letti da rifare, l’iscrizione a scuola dei figli, le piccole riparazioni e tantissime altre attività che magari possiamo cercare di organizzare meglio, ma non sempre è possibile. Prendiamo il caso delle bollette: autorizzi il pagamento diretto dal conto in banca e tutto improvvisamente diventa più facile e spensierato. Fino al giorno in cui ci arriva una bolletta esagerata e immotivata ed entriamo nel tunnel delle telefonate ai call center per cercare spiegazioni. Insomma, spesso l’ordinario sembra la cosa più difficile con cui fare i conti. Con i figli poi non ne parliamo. Ogni loro esigenza ci appare urgente e inderogabile. E le esigenze paiono moltiplicarsi all’infinito, si accumulano, si stratificano in liste sempre più lunghe, diventano montagne impossibili da scalare. 

C’è chi incolpa per questo fenomeno anche la tecnologia. In molti supermercati hanno aperto casse automatiche in cui è il cliente che passa gli oggetti davanti al lettore del codice a barre. La macchina fa il conto e poi paghiamo con la carta di credito o il bancomat. In teoria ci viene presentato come un modo per eliminare le file alla cassa. Nella realtà non è che il modo in cui l’azienda trasferisce il lavoro retribuito di un cassiere o di una cassiera sulle spalle dei clienti. Siamo noi a fare quello che faceva una dipendente. E lo facciamo gratis. è lo stesso principio di Ikea, che fa montare a noi i mobili. Ecco come sono nate le recenti teorie secondo cui la tecnologia ci ruba il lavoro. Io però non casco nella trappola: in realtà lo trasforma, obbligando noi a cambiare abitudini, a imparare cose nuove. Un processo che può essere difficile, faticoso, a volte doloroso o addirittura impossibile. E sicuramente la società deve tenerne conto. Ma è anche vero che la tecnologia nella maggior parte dei casi ci fa fare passi avanti, oppure ci fa risparmiare. Come dice un economista: «Quando Gutemberg inventò la stampa, gli amanuensi rimasero senza lavoro. Però nacquero i librai».
Teorie tecnologiche a parte, cosa possiamo fare per subire meno il “lavoro ombra”? è una battaglia dura, ma la scrittrice dà qualche consiglio che mi pare possa tornare utile. Uno tra tutti: non pensare che tutti gli incarichi siano urgenti. Alcuni possono aspettare. Altri addirittura con il tempo potrebbero risolversi da sé. Se fate liste, meglio differenziarle tra cosa è davvero urgente e liste che invece possono essere evase un po’ alla volta, dandogli un’occhiata ogni tanto. Si può dedicare a questi compiti il tempo in cui non riusciamo a concentrarci su altre cose più importanti. E infine, bisogna educare gli altri a rispettare il nostro tempo, suggerendo che per certe informazioni, basta digitare su Google. 
O aprire il diario di tuo figlio. 
 

Condividi su: