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Se la casa è del defunto...

Cosa accade al coniuge in vita?

Gio 28 Feb 2019 | di Carlo Cervasi | Il notaio risponde

La legge tutela l’interesse, morale prima che patrimoniale, del coniuge del defunto a continuare ad abitare nella casa coniugale, conservando i rapporti affettivi e le abitudini di vita precedenti. In altri termini si vuole evitare che il coniuge, che ha già dovuto subire la morte della moglie o del marito, debba anche lasciare la casa coniugale che, per ipotesi, è caduta in comunione con i figli che il defunto aveva avuto da un precedente matrimonio.

Il diritto a conservare la propria abitazione è tutelato dalla legge tanto nel caso in cui i coniugi abitino in una casa di proprietà quanto in quello in cui la casa sia condotta in locazione.

Quando la casa è di proprietà del defunto o comune tra il defunto e il superstite, la legge riserva al coniuge, oltre ad una quota di eredità come agli altri legittimari, un diritto particolare: il diritto di abitazione della casa coniugale e di uso dei mobili che la corredano. In un’altra occasione abbiamo spiegato chi e cosa siano i legittimari: sono quei soggetti ai quali la legge riserva una quota del patrimonio del defunto o altri diritti, indipendentemente dalla volontà del defunto. In particolare, sono legittimari il coniuge, i figli e, in assenza di discendenti, i genitori.
Il coniuge titolare del diritto di abitazione, se potrà vivere nella casa coniugale anche senza il consenso degli altri coeredi del defunto, tuttavia non potrà affittarla o concederla in comodato e men che mai venderla; inoltre dovrà mantenerne la destinazione abitativa. Il diritto di abitazione sulla casa coniugale si acquista automaticamente senza che occorra alcun atto di accettazione e ciò anche nel caso in cui il coniuge rinunci all’eredità del defunto.
Un’ultima notazione è in materia di imposte dirette: ove vi sia il diritto di abitazione del coniuge superstite sulla casa coniugale, tanto l’IMU che la TASI saranno dovuti interamente dal coniuge del defunto e non dagli altri coeredi.
Come detto, anche nel caso in cui i coniugi vivano nella casa coniugale in forza di un contratto di locazione, viene tutelata la posizione del coniuge superstite: la legge sulle locazioni dispone che alla morte del conduttore gli succedono nel contratto anzitutto il coniuge, poi gli altri parenti e affini con lui abitualmente conviventi.
Il subentro nel contratto di locazione prescinde dal fatto che il coniuge superstite sia o meno erede del defunto e dunque vi sarà tale subentro anche nel caso in cui il coniuge rinunci all’eredità.                                       
 

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